L'apicoltura è un segmento delle attività agricole che ha visto un'impennata negli ultimi anni. Sapere come gestire un impianto è fondamentale a livello tecnico.

Ma anche il lato normativo non è da prendere sottogamba, soprattutto se si parla di distanze per il posizionamento degli apiari dalle strutture e infrastrutture civili e pubbliche. Vediamo una richiesta all'indirizzo redazione@omnitrattore.it che vi invitiamo a utilizzare nel caso abbiate dubbi o perplessità sulla vostra attività agricola.

Gentilissima Redazione di OmniTrattore, sapete dirmi quali sono le distanze di legge a cui deve attenersi un apicoltore e se esse, ove rispettate, sono sufficienti a garantire il libero svolgimento dell’apicoltura? 


Gentile lettore, le distanze in apicoltura di legge di cui alla sua domanda sono tutte previste dall’art. 896 bis del codice civile, che è norma relativamente recente, in quanto aggiunta al codice con legge n. 303 del 1994.

Apicoltura: le distanze da tenere

Dai cinque ai dieci metri

Nello specifico, tale norma stabilisce che gli apiari devono essere collocati ad almeno dieci metri da strade di pubblico transito e ad almeno cinque metri dai confini di proprietà pubbliche o private.

Il rispetto di tali distanze non è però obbligatorio se tra l'apiario e le strade di pubblico transito o i confini di proprietà pubbliche o private esistano dislivelli di almeno due metri o se siano interposti, tra l’apiario e quei luoghi, senza soluzioni di continuità, muri, siepi o altri ripari idonei a non consentire il passaggio delle api; in questo caso l’altezza di tali ripari deve essere di almeno due metri.

La norma fa comunque salvi eventuali diversi accordi tra le parti interessate.

Lontani dallo... zucchero

Da ultimo, viene precisato che nel caso di accertata presenza di impianti industriali saccariferi, gli apiari devono rispettare una distanza minima di un chilometro da tali luoghi di produzione.
L’orientamento del legislatore italiano è stato sempre quello di ritenere l’apicoltura un’attività di interesse nazionale, e ne ha così sempre consentito l’esercizio previa adozione delle sole predette, peraltro minime, cautele, che costituiscono il punto di equilibrio tra le esigenze dell’apicoltore e quelle dei confinanti.

Ciò non vuole però dire che il rispetto delle richiamate prescrizioni rappresenti la condizione necessaria e sufficiente per consentire l’esercizio dell’attività di apicoltura in modo incondizionato.

Apicoltura: le distanze da tenere

Possono infatti esservi dei casi, seppure assolutamente eccezionali, in cui l’esercizio di tale attività, seppure legittimo stando alle prescrizioni del codice civile, può essere vietato o inibito, tramite l’esercizio da parte del Sindaco del potere di ordinanza di cui all’ articolo 54 del Testo Unico Enti Locali (al Sindaco è attribuito il “potere di emanare provvedimenti urgenti al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità e la sicurezza pubbliche”).

In definitiva, l’apicoltore ha poche prescrizioni normative da rispettare, ma nel caso in cui la sua attività dovesse comportare grave pericolo per la sicurezza e l’incolumità pubbliche, resta esposto ad un possibile provvedimento del Sindaco che potrebbe arrivare anche a ordinare la rimozione dell’apiario.