Dall'Ue arriva una direttiva secondo in tutti i Paesi membri le emissioni degli allevamenti verrebbero equiparate a quelle industriali.

E da molte organizzazioni di categoria arriva un no corale a questa direttiva che verrebbe definita come ammazza stalle, perché in pratica vorrebbe equiparare gli allevamenti alle fabbriche.

foto Ue: emissioni degli allevamenti equiparate a quelle industriali

Si tratterebbe di un nuovo orientamento comunitario destinato a provocare una levata di scudi in tutta Italia, in particolare modo per il comparto vaccino in cui i contraccolpi rischiano di essere drammatici dopo che il Consiglio dei ministri per l’ambiente ha raggiunto un accordo di compromesso sulla proposta per l’inclusione degli allevamenti bovini come attività inquinanti nella normativa sulla riduzione delle emissioni industriali, nonostante l’opposizione dell’Italia espressa dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, l’unico ad aver espresso voto contrario.

La normativa in discussione al Parlamento Europeo

Le principali organizzazioni agricole Ue, già firmatarie di un documento in tal senso, puntano al mantenimento dello status quo. Ma fra gli addetti ai lavori è allarme rosso:

Equiparare le emissioni di una stalla a quella di un’industria è un’assurdità senza fondamento – afferma Valter Giacomelli, non solo presidente di Coldiretti Brescia, ma anche titolare con i fratelli di un allevamento da latte a Nuvolento con oltre 1500 capi, oltre che leader di Gardalatte, la principale cooperativa casearia della provincia di Brescia.

Siamo di fronte ad una pericolosa deriva, che rischia di far chiudere tantissime aziende perché gli eventuali costi di adeguamento sarebbero impossibili da sostenere per il nostro settore.

Questa proposta va contrastata con ogni mezzo necessario perché potrebbe portare alla perdita di posti di lavoro con conseguente aumento della dipendenza dalle importazioni da Paesi Terzi con standard ambientali e di sicurezza che ovviamente non sono nemmeno paragonabili a quelli imposti agli allevatori italiani.

Pronti all'opposizione

Sarà lotta dura percentuale nel settore è profondo lo sconforto e lo sconcerto per il modo in cui l’Italia è arrivata isolata a questa importante scadenza.

Le principali associazioni di categoria condannano una legge profondamente sbagliata perché non terrebbe in conto il rapporto tra emissioni e benefici, con paradossi per certi versi allucinanti.

foto Ue: emissioni degli allevamenti equiparate a quelle industriali

Le organizzazioni nazionali di categoria stanno predisponendo un lavoro di lobby per contrastare questa deriva che non escludono forme di protesta forti perché non si deve rischiare di mettere a repentaglio un modello agricolo forte, importante, resiliente come dimostrato durante l’epoca durissima della pandemia.

A queste considerazioni si aggiungono le criticità verso quanto accade fuori dai confini europei, per cui approvare questa direttiva significherebbe mettere a repentaglio la sovranità alimentare non solo italiana ma anche europea.

Da Copagri, organizzazione presieduta a livello regionale dal gardesano Roberto Cavaliere, si ricorda per voce del presidente nazionale Tommaso Battista

il ruolo imprescindibile svolto dagli allevamenti in relazione alla tutela idrogeologica del territorio, alla difesa dell’ambiente e della biodiversità, al contrasto dello spopolamento nelle aree interne e rurali del Paese: il rischio concreto è andare ad incidere ulteriormente sulla redditività di un settore che sconta già notevoli difficoltà a partire dagli incrementi record dei costi di produzione e dell’energia.

Le preoccupazioni da parte dal mondo associativo

Le preoccupazioni sono condivise dai principali imprenditori agricoli che si dedicano al settore allevamenti, preoccupati dall'ennesima eurofollia, frutto di una decisione insensata ed anacronistica che nn ha nemmeno basi certe scientifiche. 

foto Ue: emissioni degli allevamenti equiparate a quelle industriali

Se i dati fossero analizzati con più attenzione, si comprenderebbe come questa decisione in realtà abbia poco senso anche dal punto di vista scientifico: in quanto si punta ad equiparare l’inquinamento degli allevamenti focalizzato principalmente sul metano, che rimane in atmosfera una decina d’anni, mentre la CO2 emessa dall’industria si accumula per millenni.

Così facendo questa normativa porterebbe a chiudere molti allevamenti medio piccoli a conduzione famigliare con un forte impoverimento sotto il profilo non solo ambientale ma anche socio-economico.

Rischio  posti lavoro

La proposta della Commissione di revisione della Direttiva sulle emissioni industriali (Ied) se non adeguatamente contrastata, mette in evidenza la Coldiretti

potrebbe portare alla perdita di posti di lavoro con la chiusura di molti allevamenti di dimensioni medio-piccole, minando la sovranità alimentare, con il conseguente aumento della dipendenza dalle importazioni di prodotti animali da Paesi terzi, che hanno standard ambientali, di sicurezza alimentare e di benessere animale molto più bassi di quelli imposti agli allevatori dell’Ue.

Con un effetto boomerang in termini di aumento delle emissioni a livello globale.