Lombardia: rinnovabili, soglia 0,8% su terreni agricoli
Lombardia conferma soglia 0,8% Sau per rinnovabili. Priorità a aree degradate, tutela suolo fertile e produzione agroalimentare
La Regione Lombardia ha definitivamente approvato il progetto di legge Pdl 175 sulle aree idonee per lo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili, confermando una soglia minima dello 0,8% della superficie agricola utilizzata (Sau) e un tetto massimo del 3% a livello comunale.
Per il settore agricolo lombardo, questa normativa rappresenta un punto di equilibrio cruciale tra le esigenze di decarbonizzazione e la tutela del suolo fertile, elemento produttivo irrinunciabile per una regione che genera oltre il 12% del valore aggiunto agricolo nazionale.
La legge regionale lombarda Pdl 175 stabilisce una soglia minima dello zero virgola otto percento della superficie agricola utilizzata per gli impianti da fonti rinnovabili, con un tetto massimo del tre percento a livello comunale, garantendo un equilibrio tra produzione di energia pulita e preservazione del territorio agricolo più produttivo della regione
La soglia dello 0,8%: un compromesso tecnico e strategico
La scelta della soglia minima dello 0,8% della Sau per gli impianti rinnovabili non è casuale, ma deriva da un'attenta valutazione tecnica ed economica. Massimo Sertori, assessore a Enti locali, Montagna e Risorse energetiche, spiega come questa misura sia stata selezionata all'interno del range fino al 3% consentito dalla normativa nazionale, con l'obiettivo di trovare il giusto bilanciamento tra produzione di energia pulita e preservazione del territorio.
Per l'agronomo che opera in Lombardia, questa regolamentazione offre certezze nella pianificazione aziendale: le superfici agricole più produttive restano tutelate da un'espansione indiscriminata del fotovoltaico a terra, mentre si aprono opportunità mirate per impianti integrati che rispettino la vocazione agricola dei terreni.
Il confronto istituzionale: evitare impatti sul suolo fertile
Alessandro Beduschi, assessore regionale all'Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, ha sottolineato come il confronto con le altre regioni del bacino padano e con i ministeri competenti abbia permesso di evitare un'applicazione troppo rigida della direttiva europea Red II. Senza queste tutele, il traguardo lombardo di incremento delle rinnovabili pari a 8,7 GW avrebbe potuto compromettere fino a 20.000 ettari di suolo fertile, concentrati prevalentemente nelle aree di pianura che rappresentano il cuore della produzione agroalimentare regionale.
Per le aziende cerealicole, zootecniche e ortofrutticole della Pianura Padana, questa protezione del suolo agricolo più produttivo è essenziale per mantenere la competitività delle filiere e la sostenibilità economica degli investimenti in meccanizzazione e innovazione.
Le aree degradate e da bonificare rappresentano le zone prioritarie per lo sviluppo di nuovi progetti da fonti rinnovabili secondo la normativa regionale, trasformando passività ambientali in risorse strategiche per la collettività attraverso il recupero territoriale e la creazione di reddito sostenibile per le comunità locali.
Aree degradate: priorità per la transizione energetica
Giorgio Maione, assessore regionale all'Ambiente e Clima, ha evidenziato come la normativa promuova il recupero di aree degradate e da bonificare, identificandole come zone prioritarie per lo sviluppo di nuovi progetti rinnovabili.
In questi contesti, l'installazione di impianti fotovoltaici o eolici rappresenta una leva concreta per il ripristino territoriale e la creazione di reddito, capace di trasformare passività ambientali in risorse strategiche per la collettività.
Per gli agricoltori che gestiscono terreni marginali o aree con vincoli di recupero ambientale, questa disposizione apre opportunità di diversificazione del reddito attraverso accordi di lungo periodo con operatori energetici, senza compromettere la vocazione agricola delle superfici più fertili.
Implicazioni operative per le aziende agricole lombarde
La definizione chiara delle soglie e delle priorità territoriali offre alle aziende agricole lombarde un quadro regolatorio più stabile per valutare eventuali progetti di integrazione tra attività agricola e produzione energetica.
Gli impianti agrivoltaici avanzati, che combinano produzione energetica e attività colturale sulla stessa superficie, restano una soluzione promettente purché rispettino i criteri di compatibilità agronomica e non riducano la produttività delle colture principali.
La normativa regionale, inoltre, incentiva soluzioni tecnologiche che massimizzano l'efficienza energetica minimizzando l'impronta sul suolo, un approccio coerente con le esigenze di un'agricoltura moderna che deve coniugare sostenibilità ambientale ed economica.
L'obiettivo lombardo di incremento delle rinnovabili pari a otto virgola sette gigawatt deve essere raggiunto preservando le superfici agricole più produttive, con la soglia dello zero virgola otto percento scelta all'interno del range fino al tre percento consentito dalla normativa nazionale per bilanciare decarbonizzazione e sovranità alimentare
Prospettive per la meccanizzazione e l'innovazione in campo
La tutela delle superfici più produttive dall'espansione indiscriminata del fotovoltaico a terra preserva la continuità operativa delle aziende cerealicole e zootecniche, sostenendo la domanda di trattori, mietitrebbie e attrezzature specializzate.
Parallelamente, le opportunità legate al recupero di aree degradate potrebbero generare nuove esigenze di meccanizzazione per operazioni di preparazione del suolo, gestione vegetazionale e manutenzione di impianti agro-energetici integrati.
Restiamo a disposizione per approfondimenti tecnici sulle soluzioni di meccanizzazione più adatte a supportare la transizione energetica del settore agricolo lombardo nel rispetto della produttività e della sostenibilità economica delle imprese.
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