Campi agrivoltaici: c'è dilemma tra attività e terreni, in considerazione del fatto che c'è incertezza rispetto al considerare o meno il terreno parte dell'attività agricola principale anche se sullo stesso è installato l’impianto e se quindi sia possibile considerare l’agrivoltaico sempre connesso all’attività agricola primaria, con positivi effetti anche per il mantenimento della qualifica di società agricola.

I criteri elencati dall’Agenzia per gli impianti tradizionali non si adattano ai nuovi.

Se infatti lì agrivoltaico è un sistema per la produzione e la vendita di energia da fonte fotovoltaica e, soprattutto, se tale attività viene svolta insieme a quella agricola principale, essa può essere considerata connessa.

Ai fini fiscali, attualmente i relativi redditi sono assorbiti nel reddito agrario, nei limiti della franchigia (260mila kWh all’anno); mentre per la parte eccedente i proventi derivanti dalla vendita dell’energia (al netto della quota incentivo) sono assoggettati a un coefficiente di redditività del 25%.

Parola al Fisco

La Corte costituzionale ha stabilito che la produzione di energia da fonte fotovol- taica deve essere qualificata come attività diretta alla fornitura di beni, per cui, se viene svolta attraverso l’utilizzo di un fondo impiegato per l’esercizio dell’attività agricola principale, dovrebbe sempre considerarsi connessa, a prescindere dalla potenza dell’impianto.

Campi agrivoltaici: dilemma tra attività e terreni

Secondo l’agenzia delle Entrate per poter fruire della tassazione forfettaria al 25% (relativamente alla parte eccedente la franchigia) non è sufficiente che l’imprenditore detenga il terreno su cui svolge l’attività agricola primaria, ma è altresì necessario che venga rispettato almeno uno dei tre parametri di connessione, ovvero che l’impianto deve essere realizzato su strutture aziendali esistenti, che il volume d’affari dell’attività agricola deve essere superiore al quello della produzione di energia eccedente la franchigia, al netto della quota incentivo, che entro il limite massimo di 1 MW per azienda, per ogni 10 kW di potenza installata eccedente la franchigia (200 kW), l’imprenditore deve detenere almeno un ettaro di terreno utilizzato per l’attività agricola.

Tradizionale vs agrivoltaico

Pensando all’impianto fotovoltaico tradizionale, i parametri elencati dall’Agenzia hanno lo scopo di preservare l’attività agricola principale e il terreno da un sistema di produzione di energia in grado di rendere totalmente improduttivo il suolo, poiché si impedisce l’irradiazione solare e l’irrigazione del terreno.

Tali finalità trovano conferma nel fatto che, laddove l’impianto venga realizzato sulla copertura dei fabbricati (senza sottrarre terreno all’agricoltura), non è previsto alcun limite di potenza.

Nell’agrivoltaico, invece, l’altezza e il distanziamento dei pannelli consentono l’irradiazione e l’irrigazione del terreno e l’effettuazione delle pratiche agronomiche.

Due sistemi diversi

Ci troviamo, quindi, di fronte a due sistemi di produzione di energia diversi, poiché anche secondo le Linee guida ministeriali l’agrivoltaico non solo consente il doppio uso del suolo (produzione di energia e attività agricola), ma nella sua massima espressione (agrivoltaico avanzato, sistema agrivoltaico) può migliorare la produttività del terreno.

Con l’agrivoltaico dovrebbe dunque cambiare il rapporto fra produzione di energia e terreno, per cui andrebbe considerato che, per questi impianti, non possono definire correttamente il rap- porto di connessione con l’attività agricola principale.

(Fonte Il Sole 24 Ore)