Urea +80%: fertilizzanti alle stelle, a rischio pasta e pane
Fertilizzanti: urea +80% e bando all'orizzonte. A rischio mais, grano e riso con ricadute su pasta, pane e prezzi al consumo
Fertilizzanti: urea +80% e bando all'orizzonte. A rischio mais, grano e riso con ricadute su pasta, pane e prezzi al consumo, mentre Assofertilizzanti chiede di approvare l'emendamento al Ddl Coltiva Italia per salvare l'urea trattata.
Questi in sintesi i temi di una siuazione, quella delle utlime settimane, in cui il settore dei fertilizzanti si trova schiacciato tra due pressioni che si sommano pericolosamente: da un lato le tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz, dall'altro un quadro regolatorio europeo che minaccia di mettere al bando uno degli input più strategici per l'agricoltura italiana. Il risultato è un'escalation dei costi che rischia di abbattersi sulle coltivazioni primaverili ed estive e di tradursi, nei mesi successivi, in rincari su pasta, pane e riso per i consumatori finali.
Urea +80% in un anno: le tensioni nello Stretto di Hormuz bloccano un terzo della produzione mondiale di fertilizzanti
L'urea +80%: cosa sta succedendo sui mercati
Il dato più significativo riguarda l'urea, il fertilizzante azotato più utilizzato in Italia e nel mondo. Ad aprile 2026 le quotazioni hanno fatto registrare un balzo dell'80% rispetto allo stesso mese del 2024. L'impennata è direttamente collegata alle tensioni nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un terzo della produzione mondiale di concimi. Il blocco o la riduzione dei flussi commerciali da quest'area ha sottratto dal mercato internazionale volumi significativi di urea, prodotta in larga parte in Medio Oriente, facendo esplodere i prezzi.
Le ricadute più immediate riguardano i cereali primaverili ed estivi: mais, grano tenero, grano duro e riso, colture che nella fase di accestimento e sviluppo vegetativo dipendono in modo critico dalla disponibilità di azoto.
Gli extracosti sostenuti dagli agricoltori per i fertilizzanti si trasferiranno con ogni probabilità sui prezzi finali di prodotti trasformati come pasta, pane e riso, aggravando una pressione inflazionistica già presente lungo tutta la filiera agroalimentare.
L'urea è il 16% dei fertilizzanti ma apporta il 44% dell'azoto alle colture: la sua sostituzione costerebbe fino al 30% in più.
Il ruolo dell'urea nell'agricoltura italiana
Per comprendere la portata del problema è utile considerare il peso specifico dell'urea nel sistema produttivo agricolo nazionale.
Secondo l'analisi commissionata da Assofertilizzanti a Nomisma, l'urea rappresenta il 16% del totale dei fertilizzanti utilizzati in Italia ma apporta il 44% dell'azoto alle colture: è di gran lunga il prodotto più efficiente sul piano agronomico. La sua importanza è particolarmente elevata per le colture cerealicole del Bacino Padano, dove mais, grano duro e riso coprono superfici enormi e dipendono dall'azoto per esprimere il proprio potenziale produttivo.
Il bando del 2028: la seconda minaccia
Oltre all'emergenza immediata dei prezzi, il settore guarda con crescente preoccupazione a una scadenza normativa: il bando dell'urea in Italia previsto dal 1° gennaio 2028, che discende dagli obblighi della direttiva europea sulla Qualità dell'Aria 2881/2024. La direttiva prevede lo stop alle pratiche che producono emissioni climalteranti in diversi settori, compreso quello agricolo, e nell'uso dell'urea viene individuata una fonte di emissioni da eliminare.
Il paradosso, sottolineato da Assofertilizzanti, è che dall'utilizzo dell'urea nei campi derivano appena lo 0,1% delle emissioni totali e l'1,3% delle emissioni prodotte in agricoltura — una quota marginale rispetto all'impatto che il divieto avrebbe sulla produttività e sulla competitività delle aziende cerealicole italiane. La Germania ha già introdotto il divieto, mentre l'Italia ha ricevuto la minaccia di una procedura di infrazione per non aver dato seguito alla direttiva.
Alternative: costi fino al +30%, ma l'urea trattata limita il danno a +7%
Nomisma ha analizzato tutte le possibili strade per sostituire o ridurre il ricorso all'urea tradizionale: concimi alternativi come nitrato di ammonio e solfato di ammonio, tecniche di agricoltura di precisione per ridurre il ricorso ai mezzi tecnici, inibitori, polimeri ricoprenti e biostimolanti. Il risultato è che queste soluzioni comportano aggravi dei costi fino al 30% rispetto all'uso dell'urea convenzionale.
Dal 1° gennaio 2028 scatta il bando dell'urea in Italia: l'emendamento al Ddl Coltiva Italia è la via per salvare l'urea trattata
Le opzioni più efficaci risultano l'urea trattata — ricoperta con polimeri — e l'interramento dell'urea nel suolo. Entrambe le soluzioni consentono di abbattere le emissioni preservando l'efficacia agronomica con un impatto sui costi limitato al 7%, una cifra ben diversa dal 30% delle alternative più radicali.
L'emendamento al Ddl Coltiva Italia: la strada da percorrere
L'impatto del divieto potrebbe essere significativamente attenuato da un emendamento al Ddl Coltiva Italia, attualmente in discussione alla Camera. La norma, se approvata, consentirebbe agli agricoltori di ricorrere a prodotti innovativi a base di urea capaci di rispettare gli obblighi di riduzione delle emissioni, mantenendo al contempo l'efficacia agronomica del fertilizzante.
La strada da percorrere non è quella dei divieti indiscriminati, ma quella di scelte basate su dati scientifici, innovazione e conoscenza agronomica», ha dichiarato Paolo Girelli, presidente di Assofertilizzanti-Federchimica.
Come industria abbiamo investito oltre 100 milioni per mettere a punto innovazioni in grado di ridurre l'impatto ambientale dell'urea garantendo produttività e sicurezza alimentare al Paese. Ora bisogna poterle utilizzare.
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