Noccioleti in collasso: Coldiretti chiede fondi straordinari
Coldiretti Piemonte pressa la Regione Piemonte: noccioleti di Langhe e Roero in crisi, Terra Madre 2026 vetrina da 49 appuntamenti
La Coldiretti Piemonte ha chiesto il 24 settembre 2026 un fondo straordinario della Regione per estirpi, reimpianti e rigenerazione dei noccioleti piemontesi. La richiesta arriva al termine di un'annata segnata da caldo estremo e siccità prolungata, che ha colpito soprattutto gli impianti più datati delle colline di Langhe e Roero.
Secondo l'organizzazione agricola, l'età media dei corileti piemontesi sta diventando un fattore critico quanto il clima: piante impiantate decenni fa reggono sempre meno gli stress idrici. Il risultato concreto è un calo di produzione che si somma alle difficoltà già segnalate per la raccolta e i prezzi delle nocciole nel 2026. In molte aziende il nodo è la sostenibilità economica dei vecchi impianti.
Perché si chiede il rinnovo dei vecchi impianti
La richiesta di Coldiretti Piemonte punta su tre leve operative: estirpo delle piante ormai improduttive, reimpianto con materiale vivaistico più recente e rigenerazione degli impianti esistenti tramite potature di ringiovanimento. L'obiettivo dichiarato è restituire vigore produttivo a superfici che oggi faticano a reggere il passo delle annate siccitose.
Il nodo economico è il costo dell'operazione: estirpare e reimpiantare un ettaro di nocciolo comporta anni di mancata produzione prima che le nuove piante entrino a regime. Per questo la richiesta è rivolta esplicitamente alla Regione, come intervento di sostegno mirato e non come misura generica di filiera. Chi gestisce aziende corilicole valuta l'impatto di cassa su più esercizi.
Il tema si inserisce in un contesto già segnato dalla dichiarazione di stato di emergenza regionale per crisi idrica e dall'avvio delle procedure per il riconoscimento dello stato di calamità naturale per la siccità in Piemonte, strumenti che coinvolgono trasversalmente più comparti agricoli della regione e non solo la corilicoltura.
Siccità e vecchi noccioleti, i cali produttivi segnalati
Le fonti disponibili confermano che le condizioni meteorologiche estreme dell'annata 2026 hanno inciso in modo diseguale sui noccioleti piemontesi: gli impianti più vecchi, con apparati radicali meno efficienti e chiome meno gestite, hanno accusato cali più marcati rispetto ai reimpianti recenti. Non risultano però, a oggi, dati regionali definitivi disaggregati per classe di età degli impianti.
La pressione della siccità sul comparto agricolo piemontese non è isolata al nocciolo: anche il comparto risicolo ha segnalato difficoltà analoghe nella stessa annata, come documentato dall'articolo su la crisi da siccità nelle risaie piemontesi. Il quadro complessivo suggerisce uno stress idrico diffuso, non un problema circoscritto a una singola coltura.
Per chi gestisce aziende corilicole, il punto pratico resta la distinzione fra due piani distinti: gli interventi agronomici di breve periodo (irrigazione di soccorso, gestione della chioma) e la decisione strutturale sul rinnovo dell'impianto, che richiede tempi lunghi e un sostegno finanziario dedicato. Le fonti disponibili non indicano ancora una risposta operativa della Regione alla richiesta di Coldiretti sulle misure specifiche per estirpi e reimpianti.
Il contesto regionale e la filiera agroalimentare
La richiesta sul rinnovo dei noccioleti si inserisce in un momento in cui la Regione Piemonte è impegnata su più fronti promozionali per l'agroalimentare, con la partecipazione a Terra Madre 2026 dal 24 al 28 settembre, articolata in uno spazio regionale con 49 appuntamenti dedicati a prodotti agroalimentari e vini, secondo quanto riportato da Eccellenza Piemonte a Terra Madre.
La pagina dedicata all'evento non riporta interventi specifici annunciati per il rinnovo dei noccioleti, il che lascia aperta la distanza fra la visibilità promozionale della filiera e le richieste concrete di sostegno economico avanzate da Coldiretti. Per contoterzisti e tecnici che seguono la corilicoltura, il tema resta quindi in una fase di richiesta formulata, senza ancora una risposta regionale definita nei numeri o nei tempi.
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