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Allarme nocciole: anticipo e rese in calo, rischio collasso

Piemonte, Basso Piemonte, Albese e Bassa Langa: raccolta 2026 in anticipo, Biglini avanti sulla Tonda Gentile delle Langhe

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Foto di: OmniTrattore.it

La raccolta delle nocciole 2026 in Piemonte parte in anticipo di circa una settimana rispetto al 2025, con i corileti del Basso Piemonte pronti a entrare in campo già a cavallo della prima decade di agosto. L’estate di caldo eccezionale, siccità prolungata e temporali violenti ha anticipato la maturazione, ma ha anche ridotto le rese attese, mentre i costi di gestione degli impianti restano elevati per energia, manodopera e servizi in contoterzismo.

Calendario della raccolta e differenze tra areali

Nei corileti del Basso Piemonte le prime macchine entreranno in attività tra fine prima e inizio seconda decade di agosto, spostando avanti una campagna che tradizionalmente si concentrava attorno a metà mese. Nelle aree storiche dell’Albese e della Bassa Langa l’avvio è atteso tra la seconda e la terza decade di agosto, con il calendario operativo che verrà definito in funzione dell’andamento della maturazione e delle finestre meteo utili per operare in collina.

Le differenze tra areali e cultivar restano marcate: le varietà precoci come la Biglini risultano più avanti rispetto alla Tonda Gentile delle Langhe, con anticipi fenologici che in diversi appezzamenti vengono stimati nell’ordine della decina di giorni. Questo si traduce in un’articolazione più complessa delle squadre e delle macchine per la raccolta meccanica, da coordinare con eventuali cantieri paralleli su vigneti, cereali o altre colture in sofferenza.

Nocciole 2026 in Piemonte, raccolta anticipata e prezzi
nocciole hanno raggiunto la maturazione in anticipo, ma caldo e siccità hanno ridotto le aspettative produttive rispetto alle stime formulate in primavera. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Stress climatico, rese e costi di gestione

Le prime valutazioni degli operatori indicano per il 2026 una produzione di nocciole italiana in aumento rispetto a una campagna 2025 debole, ma comunque inferiore alle aspettative di inizio stagione. Su larga parte dei corileti piemontesi il forte caldo di inizio estate e la siccità hanno provocato stress vegetativo, cascola e pezzatura ridotta, cui si sono sommate grandinate localizzate con partite compromesse in quantità e qualità commerciale.

Questo avviene in un quadro nazionale dove, secondo l’ultima stima preliminare dei conti economici dell’agricoltura, la frutta ha mostrato un’annata favorevole per il 2024, mentre nel 2025 i conti economici diffusi da ISTAT segnalano una nuova contrazione dei volumi medi delle coltivazioni e prezzi in aumento per la frutta in guscio. In campo corilicolo, rese per ettaro inferiori al potenziale e costi crescenti di energia, manodopera e servizi in contoterzi accentuano il divario tra spese di gestione e valori riconosciuti alla produzione.

In diverse aziende che gestiscono in parallelo seminativi e corileti l’anticipo di campagna si somma agli effetti del clima estremo su mais e cereali, con finestre operative da ripensare e una pressione aggiuntiva sui costi di gasolio agricolo, già analizzata nei casi di raccolta del mais 2026 e scelta della finestra giusta e nella gestione degli altri cantieri di raccolta.

Domanda di nocciole e tensioni di mercato

La filiera italiana della frutta in guscio opera in un contesto strutturalmente deficitario: i dati di scenario indicano che il consumo interno supera di molto la produzione nazionale, con un forte ricorso alle importazioni per coprire il fabbisogno di nocciole, mandorle, noci, castagne e pistacchi. L’industria dolciaria traina la domanda di nocciole di qualità, in particolare per produzioni certificate e lotti con standard merceologici elevati.

Nel 2025, secondo le elaborazioni sui conti economici dell’agricoltura, gli acquisti di frutta in guscio da parte delle famiglie hanno toccato nuovi massimi di spesa, mentre il comunicato ISTAT dei conti economici dell’agricoltura 2025 evidenzia prezzi in aumento per la frutta in guscio a fronte di volumi medi in calo. Il comparto corilicolo nazionale, secondo il dossier del Ministero dell’agricoltura basato su dati ISTAT, vede una superficie in crescita e l’attività di numerose Organizzazioni di Produttori specializzate, ma resta esposto alla volatilità di listini legati anche alle produzioni estere.

Nella campagna 2025 le analisi di mercato indicano che il prezzo medio delle nocciole italiane in guscio franco produttore si è collocato in un intervallo differenziato tra areali e tipologie di prodotto, con valori più alti per le produzioni certificate come Piemonte IGP e Giffoni IGP rispetto ad altre origini. Su questo sfondo, l’anticipo e la riduzione delle rese 2026 introducono nuovi fattori di tensione tra disponibilità locale di prodotto e dinamiche internazionali, con il rischio di uno scollamento ulteriore tra costi effettivi di campo e quotazioni riconosciute alla produzione.

L’appello di Confagricoltura e la tenuta delle aziende collinari

Confagricoltura Cuneo e Piemonte descrive la corilicoltura regionale come impegnata in «un’altra annata complessa» e chiede che il mercato riconosca il valore reale del prodotto. Su circa 27.000 ettari piemontesi investiti a noccioleto, da Cuneo ad Asti fino ad Alessandria, rese inferiori alle attese, costi di produzione in crescita e rischi climatici ripetuti rendono le quotazioni decisive per la continuità degli impianti, soprattutto nelle aziende collinari integrate con altre colture e attività connesse.

Il presidente Enrico Allasia richiama la necessità che gli accordi di filiera tengano conto dello scenario reale di campagna e non solo dei listini internazionali o di produzioni record di altre annate, in un contesto nazionale in cui la frutta in guscio vale complessivamente alcune centinaia di milioni di euro ma con una bilancia commerciale strutturalmente in disavanzo. Il tema della liquidità aziendale, già emerso in altri comparti in concomitanza con l’anticipo di pagamenti della Politica agricola comune, si ripropone per la filiera corilicola piemontese che entra in raccolta con rese sotto le attese e con un prezzo di campagna ancora da definire, da cui dipende la tenuta economica di molte aziende di collina.