Frumento o triticale da foraggio: chi rende di più?
Prova varietale Seminard: dalla semina di novembre alla trinciatura, il confronto in campo tra frumento e triticale foraggeri.
Il progetto Seminart con OmniTrattore.it e Giulia Tonello parte da una domanda: quanto rende davvero un ettaro di frumento foraggero rispetto a un ettaro di triticale? Per rispondere non bastano le schede tecniche: serve seguire una coltura dalla semina alla raccolta, campo alla mano, stagione dopo stagione. È l'approccio scelto da Seminart per la sua nuova prova varietale, che OmniTrattore.it ha seguito insieme a Giulia Tonello dal cortile di un'azienda agricola fino al momento della trinciatura.
Il progetto si sviluppa su sette ettari nel campo del cliente Franco, suddivisi in parcelle da un ettaro ciascuna, dove sono state seminate varietà diverse di cereali autunno-vernini destinati all'alimentazione zootecnica. L'obiettivo dichiarato di Seminard è individuare le varietà capaci di garantire il miglior compromesso tra redditività e stabilità produttiva, anche in annate climaticamente difficili come quella appena conclusa.
Semina di novembre nei sette ettari suddivisi in parcelle da un ettaro: la seminatrice al lavoro tra le prime piogge autunnali, in attesa del freddo invernale.
La semina di novembre: dosi e impostazioni in campo
Tutto è cominciato a novembre dello scorso anno, con la semina delle diverse parcelle. Le dosi variano in funzione della varietà: per la prima, ad esempio, la dose di riferimento è di 190 chilogrammi a ettaro, con le impostazioni della seminatrice regolate di conseguenza. Un lavoro di precisione fatto di sacchi da 25 chilogrammi caricati uno a uno, in una giornata che il tecnico Seminart sul campo, Alberto Farè, definisce perfetta per seminare, con l'obiettivo di chiudere l'operazione prima dell'arrivo della pioggia.
La visita in campo: un'annata segnata dalla siccità
Il racconto riprende in primavera, quando Giulia Tonello torna sul campo per il sopralluogo alle diverse parcelle. La stagione non è stata semplice: un mese abbondante di siccità ha messo alla prova tutte le colture, anche se fortunatamente la zona è stata risparmiata dalla grandine.
Il triticale in fioritura
Il triticale in fase di inizio fioritura: spiga aristata, foglie arricciate dalla siccità primaverile ma pianta ancora ben strutturata e sana
La prima parcella visitata ospita un triticale in fase di inizio fioritura, riconoscibile dalla spiga aristata tipica della maggior parte delle varietà di questa specie. La pianta mostra foglie arricciate, sintomo della chiusura degli stomi con cui si è difesa dallo stress idrico, ma nel complesso si presenta ben strutturata, con un buon numero di foglie lunghe e generose che garantiscono un rapporto foglie-stelo favorevole per la stalla. Dal punto di vista sanitario la coltura appare pulita, senza particolari criticità.
Se avesse piovuto durante la fase di levata, la pianta avrebbe probabilmente guadagnato altri 20-30 centimetri di altezza; così com'è, supera comunque il metro e venti. La previsione condivisa in campo è di attendere ancora una ventina di giorni, il tempo necessario per raggiungere una maturazione tra la fase lattea e quella cerosa, con un tenore di sostanza secca attorno al 30%, il momento ideale per la trinciatura.
Il frumento foraggero a fine fioritura
La seconda parcella ospita un frumento foraggero mutico, privo di ariste, in una fase leggermente più avanzata rispetto al triticale: siamo a fine fioritura, con circa cinque-sette giorni di anticipo tra le due colture. Anche in questo caso le foglie sono ben sviluppate e gli internodi relativamente accorciati, per un totale di quattro-cinque foglie per pianta.
L'accestimento è giudicato buono, con almeno quattro steli fertili per pianta, e lo stato sanitario è ottimo. Anche l'altezza, circa 1,20 metri, si allinea a quella del triticale, confermando una prova solida nonostante la carenza idrica del periodo.
Il frumento foraggero mutico a fine fioritura: accestimento con almeno quattro steli fertili per pianta e buon rapporto foglie-stelo
La trinciatura e i risultati: il frumento supera il triticale
Dopo il sopralluogo, l'attesa si chiude con la trinciatura. Il mese di aprile, caldo e privo di precipitazioni, aveva messo sotto stress entrambe le colture limitandone lo sviluppo; a maggio la situazione si è ribaltata, con piogge abbondanti e temperature più basse che non hanno comunque compromesso la qualità del prodotto finale, rimasto in piedi senza fenomeni di allettamento.
Le pesate restituiscono un dato netto: il frumento ha prodotto 513 quintali a ettaro, contro i 342 quintali a ettaro del triticale. Una differenza significativa, che secondo Seminart non dipende soltanto dal potenziale produttivo intrinseco della varietà di frumento, ma anche dalle diverse epoche di sviluppo delle due colture nel corso della stagione.
Perché le epoche di sviluppo hanno fatto la differenza
Le varietà più tardive hanno affrontato la fase critica della levata proprio nel pieno della siccità di aprile, con una carenza d'acqua che ha limitato lo sviluppo della biomassa e, di conseguenza, la resa finale. Le varietà più precoci, al contrario, hanno anticipato il green up riuscendo a sfruttare l'umidità residua ancora presente nel terreno a marzo, completando gran parte del proprio sviluppo vegetativo in condizioni più favorevoli.
La trinciatura in campo a fine ciclo: il momento della verità, quando le pesate restituiscono i quintali ettaro delle due colture a confronto.
Un risultato che conferma quanto, nella scelta varietale per il foraggio invernale, l'andamento climatico stagionale possa pesare almeno quanto le caratteristiche genetiche della varietà stessa: due elementi che vanno letti insieme per interpretare correttamente i dati di una prova in pieno campo.
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