Perché l’olio ligure vale così tanto nonostante i pochi ettari
667.193 olivi, 2.224 ettari: DOP Riviera Ligure, Oliva Taggiasca, CREA, droni e Banda Ultra Larga spiegano il valore
Sull'8,4% della superficie agricola nazionale complessiva la Liguria coltiva l'olivo su appena 8.806 ettari, secondo i dati raccolti da CREA, ma da quei terrazzamenti stretti tra Alpi e mare escono l'olio DOP Riviera Ligure e un modello agricolo che non ha eguali in Italia. La regione presenta una delle quote più alte di copertura forestale del Paese, con il 74% del territorio coperto da foreste, e proprio in questo spazio compresso tra i due sistemi montuosi si gioca la sfida di un'agricoltura che non può crescere in estensione e deve quindi puntare tutto su tecnologia, ricambio generazionale e infrastrutture.
Un territorio che impone l'alta specializzazione
La conformazione ad arco della Liguria, larga tra i 7 e i 35 chilometri, costringe le aziende agricole a operare su superfici spesso inferiori all'ettaro, in competizione diretta con l'espansione urbana lungo la fascia costiera dove vive l'80% della popolazione.
Questa scarsità cronica di terreno disponibile ha però prodotto, nel tempo, un effetto opposto alla marginalizzazione: ha spinto il comparto verso colture ad altissimo valore aggiunto, dal florovivaistico alle produzioni certificate come l'Olio Riviera Ligure, le Olive Taggiasche e il Basilico Genovese. Il riconoscimento dell'Indicazione Geografica Protetta Oliva Taggiasca, approvato dal Ministero dell'Agricoltura nel 2023, ha rafforzato ulteriormente questo percorso di valorizzazione.
I numeri della filiera olivicola raccontano bene questa concentrazione qualitativa. Il Consorzio di tutela riporta 667.193 piante di olivo registrate nel sistema di controllo della DOP Riviera Ligure, per una superficie olivicola pari a circa 2.224 ettari e una produzione media di 30.380 quintali di olio nel triennio 2023-2024. Numeri piccoli su scala nazionale (l'Italia produce in media 2.882.627 quintali l'anno secondo ISMEA), ma che pesano molto in una regione dove il 92,2% della superficie certificata è destinato proprio all'olivicoltura.
Muretti a secco, pascoli e biodiversità dell'entroterra
Oltre alla fascia costiera, la Liguria custodisce un entroterra dove i pascoli salgono fino ai duemila metri e alimentano un settore zootecnico che, secondo il rapporto RegioConta Liguria 2025 di CREA, si estende su circa 20.255 ettari di prati permanenti e pascoli: il 47,8% dell'intera superficie agricola utilizzata regionale. È un presidio territoriale prima ancora che produttivo, che tiene in vita le aree interne più esposte allo spopolamento. Il carico di lavoro per chi gestisce questi pascoli resta elevato, ma il presidio del territorio porta benefici che vanno oltre il reddito aziendale.
A tenere insieme questo mosaico di versanti terrazzati sono i muretti a secco, manufatti millenari che regolano il deflusso delle acque e prevengono il dissesto idrogeologico. Nella programmazione 2014-2022 sono stati finanziati interventi di recupero su circa 500mila metri quadrati di questi muretti, un investimento che tutela contemporaneamente paesaggio, biodiversità e sicurezza idrogeologica. Il legame tra agricoltura e territorio raggiunge la sua massima espressione nelle Cinque Terre, dove la viticoltura eroica e i sentieri storici compongono un paesaggio culturale tutelato dall'UNESCO.
Droni e meccanizzazione contro la fatica dei terrazzamenti
Nelle coltivazioni terrazzate la raccolta delle olive resta un'operazione particolarmente impegnativa: il Consorzio DOP Riviera Ligure descrive terrazzamenti così stretti da richiedere il trasporto dei frutti in sacchi o cassette, con distacco facilitato da agevolatori meccanici, in un contesto spesso esposto al rischio di caduta dovuto ai forti venti. In questo scenario l'impiego dei droni si candida come una delle innovazioni più promettenti, capace di ridurre costi e fatica fisica e di rendere più tempestivi gli interventi fitosanitari. Per molte aziende si tratta di un cambio di passo nell'organizzazione dei cantieri di lavoro.
Per accelerarne la diffusione la Regione Liguria ha avviato, con Associazioni di Categoria e istituti di ricerca, una sperimentazione mirata a fornire le basi scientifiche necessarie a semplificare l'utilizzo dei droni nei trattamenti e nelle concimazioni fogliari. Parallelamente un progetto della rete europea EU CAP Network lavora su un'applicazione da installare su mezzi cingolati leggeri per rendere più sicure potatura e raccolta nell'olivicoltura ligure, con l'obiettivo dichiarato di recuperare superfici oggi abbandonate. La combinazione di droni e piccoli cingolati tende a ridurre la dipendenza dal lavoro manuale più gravoso.
La meccanizzazione resta il vero collo di bottiglia per una regione dove la resa olivicola nazionale è scesa da 30,7 a 24,9 quintali per ettaro tra il 2006 e il 2022, un calo del 18,9% secondo i dati ISTAT sulle produzioni agricole. In territori pianeggianti questo calo si compensa con l'automazione su larga scala, opzione impraticabile sui versanti terrazzati liguri. Da qui l'urgenza di soluzioni su misura come quelle testate con i mezzi cingolati leggeri, pensate specificamente per pendenze e spazi ristretti.
Banda larga e ricambio generazionale come leve di sviluppo
Dove non arriva l'espansione delle superfici arriva la connettività: il progetto Banda Ultra Larga, nato dall'Accordo quadro Stato-Regioni del 2016, ha portato fibra ottica fino a 100 Mb/s e soluzioni wireless oltre i 30 Mb/s nelle aree a fallimento di mercato, con lo stralcio finanziato tramite il Programma di Sviluppo Rurale, quasi 11 milioni di euro, concentrato su 96 Comuni e programmato per un completamento entro la fine del 2025. A Santo Stefano d'Aveto, la riconversione di una vecchia scuola comunale in hub per lo smart working ha registrato oltre cento accessi mensili già nel primo anno, tra residenti e nomadi digitali.
Sul fronte del capitale umano, l'intervento SRE01 per l'insediamento di giovani agricoltori mette a disposizione 30mila euro di premio di primo insediamento, che salgono a 35mila euro nei comuni a maggior svantaggio socioeconomico. Il bando SRE01 approvato nel giugno 2026 prevede risorse per 4,819 milioni di euro, inserite in un pacchetto di oltre 13 milioni dedicato alle start up agricole e non agricole del gruppo SRE01-SRE04 nel periodo 2023-2027. È la stessa logica che ha guidato l'analisi delle politiche agricole UE tra PAC e PNRR, dove la programmazione pluriennale conta quanto le singole misure. Anche sul fronte tecnologico, esperienze come l'irrigazione digitale per risparmiare gasolio e acqua in campo mostrano come innovazione e risparmio di risorse possano convivere anche su superfici ridotte come quelle liguri.
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