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Grano, zucchero e gasolio: perché i costi salgono per allevatori

Indice Fao in rialzo, crisi del Mar Nero e Niño spingono costi di energia, mangimi e gasolio agricolo per le aziende italiane

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

L'indice armonizzato dei prezzi al consumo per l'Italia segna in agosto 2026 un aumento tendenziale del 3,2% su base annua, secondo l'Istat. Il dato arriva mentre il rally delle materie prime agricole, dai cereali allo zucchero, si intreccia con il caro energia e mette sotto pressione i costi di chi lavora la terra, dal contoterzista all'azienda zootecnica.

L'inflazione torna a salire tra energia e cibo

La stima preliminare dell'Istat sull'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività indica ad agosto 2026 un aumento dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua, come riportato da Confesercenti che parla di un rischio inflazione che riaccende le tensioni sui prezzi. Un anno prima, ad agosto 2025, il tasso tendenziale era all'1,6%, spinto al ribasso da un calo dei beni energetici del 4,8%: la rotta si è dunque invertita in dodici mesi.

Allarme prezzi energia e alimentari per l’agricoltura
Il porto di Odessa è uno dei nodi strategici per l'esportazione dei cereali ucraini verso i mercati internazionali OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

A pesare è soprattutto la componente energetica. ARERA, l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, comunica che ad agosto 2026 la spesa dell'utente vulnerabile per il gas aumenta del 6,9% rispetto a luglio, con un prezzo di 143,72 centesimi di euro al metro cubo. Dal 1° aprile 2026 il prezzo di riferimento dell'elettricità nel servizio di maggior tutela resta fissato a 30,24 centesimi per kWh, tasse incluse: una base che si somma ora ai rincari del gas.

Per le imprese, incluse quelle agricole energivore per essiccazione e refrigerazione, la stangata ha già un conto preciso. Confesercenti stima che tra giugno e agosto 2026 il maggior costo delle forniture di energia, rispetto allo stesso periodo del 2025, abbia pesato per circa 870 milioni di euro su imprese e turismo, di cui 700 milioni di elettricità e 170 milioni di gas: cifre che si scaricano direttamente sui margini di aziende agromeccaniche e stalle.

Cereali e Mar Nero: la crisi che alza il pane

Il fronte più delicato resta quello dei cereali, prodotti di base dell'alimentazione umana e animale. Il conflitto tra Russia e Ucraina, due tra i maggiori esportatori mondiali di grano e mais, ha bloccato ripetutamente le rotte del Mar Nero proprio nel pieno della stagione del raccolto, con le quotazioni dei futures salite ai massimi da circa tre anni prima di un parziale ritracciamento legato a voci di trattativa. La tenuta dell'export resta però appesa a un filo, come raccontato nell'approfondimento sulla crisi del grano sui mercati mondiali.

L'ottimismo su un possibile accordo si è spento in fretta: gli attacchi ai porti ucraini sul Mar Nero e sul Danubio, alternativa residua per l'export di Kiev, continuano a colpire infrastrutture di carico proprio mentre l'offerta globale resta tirata. Per le aziende zootecniche italiane l'effetto si traduce in mangimi più cari e meno disponibili, un tema già segnalato negli approfondimenti su fertilizzanti e guerra come doppio fronte di pressione sui costi di produzione agricola.

Clima estremo: siccità, Niño e raccolti a rischio

Al fattore geopolitico si somma quello climatico, con effetti già misurabili sui listini. Il fenomeno del Niño ha provocato un'estate torrida e siccitosa nell'emisfero settentrionale, alterando al contempo il regime delle piogge in altre aree del pianeta: un monsone debole in Asia è tra le cause principali del rialzo dello zucchero, apprezzatosi di quasi il 25% nel giro di un mese, mentre condizioni meteo avverse in Africa Occidentale hanno spinto le quotazioni del cacao di un quarto.

In Europa la siccità ha colpito duramente anche i pascoli, riducendo la produzione di latte e accelerando il consumo delle scorte di mangime prima dell'arrivo dell'inverno, con conseguenze dirette sui prezzi di carni e latticini. Il caldo estremo aggrava inoltre la crisi del gasolio agricolo, componente di costo che si somma a quella energetica generale: la combinazione tra clima e logistica del carburante è descritta nel dettaglio nell'articolo sulla crisi del gasolio agricolo legata al clima estremo.

Speculazione sui fondi e conto energetico per l'agricoltura

Sui mercati finanziari l'esposizione rialzista degli hedge fund sulle materie prime agricole ha raggiunto livelli mai visti in due decenni, un elemento che amplifica la volatilità dei prezzi al di là dei soli fondamentali di domanda e offerta. Questa dinamica speculativa si intreccia con un dato strutturale: un'analisi CNA riportata da ANSA stima che tra il 1° marzo e il 31 agosto 2026 il maggior esborso dell'Italia per carburanti, elettricità e gas collegato alla crisi in Iran abbia raggiunto quasi 11,6 miliardi di euro.

Non tutte le voci del carrello seguono lo stesso ritmo: a luglio 2026 l'inflazione generale era al 2,9% mentre i soli prodotti alimentari crescevano dell'1,1%, segno che il caldo cambia la composizione della spesa più di quanto ne alzi il conto complessivo, secondo un'analisi CNA ripresa da ANSA. Ma sull'arco di cinque anni il carrello della spesa alimentare in Italia è comunque salito del 29,5%, un dato che pesa sulle scelte di consumo e, a monte, sulla redditività di chi produce materie prime agricole in un contesto di costi energetici che restano instabili, come mostra il monitoraggio dei bollettini di vigilanza energetica di ARERA.