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Fertilizzanti e guerra: doppio allarme per l'agricoltura

Guerra in Medio Oriente e crisi energetica colpiscono insieme il mercato dei fertilizzanti, con gravi rischi per i costi agricoli

Fertilizzanti e guerra: doppio allarme per l'agricoltura
Foto di: OmniTrattore.it

La guerra in Medio Oriente sta producendo effetti immediati e potenzialmente duraturi sul mercato dei fertilizzanti, con conseguenze che si sommano a quelle già pesanti della crisi energetica.

Per l'agricoltura italiana ed europea si profila un doppio fronte di difficoltà: da un lato il rincaro dei concimi, dall'altro quello dei combustibili, due voci che insieme superano il 40% dei costi produttivi totali nelle aziende agricole dell'Unione europea, secondo stime della Commissione.

Il Golfo Persico, snodo mondiale dei fertilizzanti

La regione del Golfo Persico non è cruciale soltanto per le forniture di idrocarburi. Dallo Stretto di Hormuz transita il 35% delle esportazioni globali di urea, il concime azotato derivato dal gas naturale, e addirittura il 45% di quelle di zolfo, ingrediente fondamentale nella produzione di fosfati come DAP e MAP, secondo le stime di Cru Group.

La chiusura o il rallentamento di queste rotte commerciali si traduce quindi in tensioni immediate sull'offerta mondiale di nutrienti per le colture.

Fertilizzanti e guerra: doppio allarme per l'agricoltura

Urea e fosfati sotto pressione: la guerra in Medio Oriente mette a rischio le forniture globali di fertilizzanti proprio alla vigilia della stagione primaverile di concimazione

Foto di: OmniTrattore.it

L'impatto sui prezzi è già visibile: l'urea granulare in Medio Oriente ha raggiunto 650 dollari per tonnellata, dai 485 dollari precedenti all'escalation del conflitto, mentre il prezzo dell'ammoniaca importata in Europa è salito a 750 dollari per tonnellata, sui massimi degli ultimi tre anni.

Secondo le analisi di Seth Goldstein di Morningstar, un conflitto prolungato potrebbe far raddoppiare i prezzi dei fertilizzanti azotati e far salire del 50% quelli dei fosfati, replicando quanto già avvenuto dopo l'invasione russa dell'Ucraina, che aveva spinto le quotazioni ai massimi storici.

Una crisi che arriva nel momento peggiore

L'aggravarsi della situazione coincide con l'avvicinarsi della primavera nell'emisfero nord, il periodo di massima domanda di concimi. Come osserva Josh Linville di StoneX, difficilmente avrebbe potuto capitare in un momento più critico. Gli agricoltori che non hanno già costituito scorte rischiano non solo di dover pagare prezzi molto più alti, ma anche di trovarsi di fronte a difficoltà concrete di approvvigionamento nelle settimane decisive per la semina e la concimazione.

Per l'Italia la situazione è già pesante indipendentemente dalle nuove tensioni. Coldiretti ha ricordato che gli agricoltori italiani pagano oggi i fertilizzanti il 46% in più rispetto al 2022 e l'energia il 66% in più, effetti della crisi ucraina che non si sono mai del tutto riassorbiti.

Il caso Qatar: un impianto vale il 14% della capacità mondiale

Un esempio concreto della fragilità delle supply chain globali è quello di QatarEnergy, costretta a fermare la produzione di gas e, di conseguenza, quella di urea nello stabilimento di Mesaieed.

Quell'unico sito, gestito dalla sussidiaria Qafco, produceva tra 5,6 e 6 milioni di tonnellate annue di urea, pari al 14% della capacità produttiva globale. Nei piani di Qafco era previsto un raddoppio della capacità entro il 2030, che avrebbe assegnato al Qatar il primato mondiale nella produzione di questo fertilizzante. La guerra ha messo in discussione anche queste prospettive.

L'Europa tra dipendenza da Mosca e nuovi dazi

Il conflitto in Ucraina ha avuto un effetto paradossale sulle importazioni europee di fertilizzanti: anziché ridurre la dipendenza da Russia e Bielorussia, la Ue l'ha aumentata, fino a un terzo delle sue forniture totali. Russia e Bielorussia detengono quote rilevanti in tutte le categorie di nutrienti, incluso il 40% congiunto dell'offerta globale di potassio, e nessun Paese al mondo ha finora osato colpirle con sanzioni in questo settore, nemmeno gli Stati Uniti.

Fertilizzanti e guerra: doppio allarme per l'agricoltura

Gli agricoltori italiani pagano già i fertilizzanti il 46% in più rispetto al 2022. Con la crisi in Medio Oriente, la situazione rischia di peggiorare ulteriormente

Foto di: OmniTrattore.it

L'Unione europea ha introdotto da luglio 2025 un regime di dazi progressivi, oggi a 40-45 euro per tonnellata a seconda del prodotto, destinati a salire fino a 315-430 euro entro il 2028.

L'obiettivo era rendere gradualmente più convenienti le forniture alternative, in particolare dal Nordafrica e dal Medio Oriente. Con quello che sta accadendo nel Golfo Persico, quella transizione appare oggi ancora più difficile e lontana.

Rischi globali e inflazione alimentare

Le ripercussioni non si limitano all'Europa. Nei Paesi in via di sviluppo e nelle aree più povere del pianeta, il rialzo dei prezzi dei fertilizzanti rischia di ridurne l'utilizzo, con effetti negativi sulle rese agricole e sulla disponibilità di prodotti di base come i cereali.

A livello globale, la sovrapposizione tra tensioni sui prezzi agroalimentari e rincari energetici potrebbe alimentare una nuova ondata inflazionistica, con un impatto più pesante sui consumatori nelle fasce di reddito più basse. Un'emergenza che non è solo economica, ma anche umanitaria.