Mercato del lavoro agricolo 2025-2029: cosa dicono i dati CNEL
Il Rapporto CNEL stima 3,7 milioni di nuovi ingressi entro il 2029. Ecco cosa cambia per l'agricoltura e il settore agromeccanico
Il XXVII Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva, approvato dall'Assemblea del CNEL, fotografa un quinquennio di profondi cambiamenti per l'occupazione italiana.
Le stime proiettano tra 3,2 e 3,7 milioni di nuovi ingressi nel mercato del lavoro entro il 2029, con oltre l'80% dei posti destinato a sostituire lavoratori in uscita per turn over. Un dato che parla chiaro anche al settore agricolo e agromeccanico: la sfida nei prossimi anni non sarà tanto quella della crescita netta dell'occupazione, quanto quella di trovare figure qualificate capaci di rimpiazzare chi lascia.
Il Rapporto CNEL 2025 stima fino a 3,7 milioni di nuovi ingressi nel lavoro entro il 2029: oltre l'80% per sostituire chi esce, con forte impatto sull'agromeccanica
Peso dei servizi e il ruolo dell'industria: dove si colloca l'agromeccanica
Il Rapporto stima che i servizi assorbiranno tra il 73 e il 74% del fabbisogno complessivo di nuovi lavoratori, mentre l'industria in senso stretto contribuirà per circa il 17%. Il comparto agromeccanico — che per natura si colloca a cavallo tra industria, servizi alle imprese agricole e lavoro in campo — rientra in questo secondo segmento e risente di dinamiche specifiche che il dato aggregato non cattura pienamente.
Le imprese contoterziste, che forniscono servizi meccanizzati alle aziende agricole, operano in un mercato sempre più tecnico e specializzato. La domanda di operatori qualificati su macchine di precisione, GPS e tecnologie di agricoltura 4.0 è in crescita costante, mentre si fa sempre più difficile trovare giovani disposti a intraprendere percorsi formativi orientati a questo settore. Il turn over generazionale, già oggi critico, rischia di aggravarsi nel prossimo quinquennio.
Formazione tecnico-professionale: un'opportunità per l'agricoltura
Uno dei dati più significativi per il mondo agricolo e agromeccanico riguarda i profili formativi richiesti dalle imprese. Oltre il 44-46% delle posizioni attese entro il 2029 è rivolto a diplomati degli istituti tecnico-professionali di secondo grado, superando persino la domanda di laureati (37-39%). La domanda di lavoratori con bassa scolarizzazione continua invece a ridursi, attestandosi al 12-13% del totale.
Per il settore agricolo questo significa che gli istituti tecnici agrari, i centri di formazione professionale agricola e i percorsi IeFP rappresentano oggi un bacino di reclutamento strategico. Le imprese contoterziste che investono in rapporti strutturati con queste realtà formative — attraverso alternanza scuola-lavoro, tirocini e accordi di filiera — si troveranno in una posizione di vantaggio competitivo nel reperire le figure di cui hanno bisogno.
Contrattazione collettiva in agricoltura: copertura elevata, ma potere d'acquisto ancora sotto
Sul fronte della contrattazione collettiva, il Rapporto segnala che nel 2025 i contratti rinnovati hanno interessato oltre 4 milioni di lavoratori nel settore privato, con un aumento delle retribuzioni contrattuali del 3,2%, pari a 1,5 punti percentuali oltre l'inflazione. Le proiezioni a regime indicano una crescita dell'8,7% della retribuzione annua nel quinquennio 2024-2028.
La domanda di diplomati tecnico-professionali supera quella dei laureati: per le imprese contoterziste gli istituti agrari sono un bacino strategico di reclutamento.
Tuttavia, il recupero avviato dal 2023 non ha ancora colmato il divario accumulato negli anni precedenti: a fine 2025 le retribuzioni contrattuali reali restano inferiori del 7,7% rispetto a gennaio 2021. Il settore dei servizi — categoria in cui rientrano molte delle prestazioni agromeccaniche — ha subito le perdite di potere d'acquisto più marcate, proprio a causa dei ritardi nei rinnovi contrattuali e della scarsa presenza di meccanismi di recupero automatico dell'inflazione.
Una criticità che le associazioni di categoria del settore devono tenere ben presente nelle prossime tornate negoziali.
Contrattazione decentrata: poco diffusa nelle piccole imprese agricole
Il Rapporto evidenzia come nelle imprese con almeno 10 dipendenti del settore privato extra-agricolo il 23,1% applichi già un contratto collettivo di secondo livello, con una copertura che raggiunge il 55,1% dei dipendenti della medesima classe dimensionale.
Nel comparto agricolo (e agromeccanico), storicamente caratterizzato da imprese di medio piccola dimensione, la contrattazione decentrata rimane ancora marginale. Eppure, proprio la contrattazione di secondo livello — attraverso premi di produttività, welfare aziendale e flessibilità organizzativa — potrebbe rivelarsi uno strumento efficace per attrarre e trattenere le figure tecniche più qualificate, sempre più contese sul mercato.
Le retribuzioni reali restano sotto del 7,7% rispetto al 2021: il settore agromeccanico deve affrontare la prossima stagione contrattuale con dati e strategia chiari.
Cosa fare adesso: indicazioni pratiche per le imprese agricole
Il quadro delineato dal CNEL suggerisce alcune priorità concrete per le imprese del settore. Investire nella formazione interna e nei rapporti con gli istituti tecnici del territorio è la risposta più efficace alla carenza di personale qualificato.
Monitorare l'evoluzione dei rinnovi contrattuali di categoria è essenziale per non perdere competitività nella capacità di attrarre lavoratori. Valutare l'introduzione di strumenti di secondo livello — anche nelle realtà più piccole, eventualmente attraverso accordi territoriali di categoria — può fare la differenza nell'attrarre le nuove generazioni verso un settore che offre prospettive concrete ma che deve imparare a comunicarle meglio.
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