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Grano ai massimi: Kerch e Hormuz fermano i cereali mondiali

Kerch bloccato, Odessa sotto attacco, Euronext oltre 237 euro: Russia e Ucraina scuotono il mercato del grano

Il grano tocca 237 euro per tonnellata a Parigi con un rialzo del 15% a luglio: gli attacchi allo stretto di Kerch bloccano le esportazioni di Russia e Ucraina.
Foto di: OmniTrattore.it

Grano ai massimi da un anno e mezzo: lo stretto di Kerch diventa il nuovo Hormuz dei cereali-

I mercati agricoli mondiali si trovano oggi stretti in una morsa a due punte. Da un lato lo stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, dove le tensioni legate al conflitto iraniano hanno già spinto verso l'alto i prezzi dei fertilizzanti. Dall'altro lo stretto di Kerch, il corridoio che collega il Mare di Azov al Mar Nero, diventato nelle ultime settimane un secondo fronte aperto che rischia di risultare ancora più dirompente per i mercati cerealicoli europei e mondiali.

Le conseguenze si leggono già nelle quotazioni: il grano all'Euronext di Parigi — il mercato di riferimento per l'Europa, già noto come Matif — ha toccato un picco di oltre 237 euro per tonnellata, segnando dall'inizio di luglio un rialzo di quasi il 15%. Un'escalation che questa settimana si è intensificata ulteriormente, e che gli analisti faticano a considerare vicina a un'inversione.

Kerch: oltre cento navi colpite in dieci giorni

Lo stretto di Kerch è il punto geografico più critico per comprendere cosa sta succedendo sui mercati cerealicoli. I droni ucraini hanno colpito oltre cento navi russe nel giro di una decina di giorni, costringendo Mosca a sospendere — secondo fonti ufficiose — sia i transiti attraverso lo stretto, sia la navigazione nel canale che collega il fiume Don al Mare di Azov.

Il risultato pratico è che il Mare di Azov è diventato di fatto un lago chiuso: le navi non possono né entrare né uscire, e la capacità di esportazione russa appare attualmente compromessa per circa un quarto del totale. Una quota non trascurabile, considerando che la Russia è il maggiore esportatore mondiale di grano, con una quota di circa il 20% dell'offerta globale — un primato riconquistato nell'ultimo decennio, secondo Kiev anche grazie ai territori sottratti all'Ucraina stessa.

Il grano tocca 237 euro per tonnellata a Parigi con un rialzo del 15% a luglio: gli attacchi allo stretto di Kerch bloccano le esportazioni di Russia e Ucraina.

Lo stretto di Kerch collega il Mare di Azov al Mar Nero: il blocco delle rotte commerciali in quest'area colpisce simultaneamente le esportazioni russe e ucraine di cereali, i due maggiori fornitori mondiali di grano.

Foto di: OmniTrattore.it

La risposta russa: missili sui terminal portuali di Odessa

In risposta agli attacchi ucraini sullo stretto di Kerch, la Russia ha intensificato i bombardamenti nella regione di Odessa, sul Mar Nero, prendendo di mira in modo sistematico i terminal marittimi da cui prende il largo il 90% della produzione agricola ucraina. I carichi comprendono soprattutto mais e semi di girasole, ma anche grano.

Kernel Holding, il maggiore esportatore agricolo ucraino, ha dovuto sospendere le attività nel porto di Chornomorsk a causa dei danni riportati da alcuni impianti. L'associazione di coltivatori UAC ha dichiarato che oggi l'Ucraina riesce a esportare via mare circa 4 milioni di tonnellate al mese, contro le 6 milioni precedenti — un terzo della capacità persa, con continui lanci di missili balistici su infrastrutture portuali, terminal e catena logistica.

Dalla regione di Odessa partono le spedizioni di prodotti agricoli che rappresentano per l'Ucraina la principale fonte di valuta straniera, rendendo i porti del Mar Nero un obiettivo strategico tanto militare quanto economico. L'Ucraina ha esteso alla filiera agricola russa la stessa strategia offensiva già adottata nel settore petrolifero — attacchi di droni intensi e precisi mirati alle infrastrutture da cui Mosca ricava entrate dall'estero — dopo aver già ridotto di un terzo la capacità russa di produrre carburanti colpendo le raffinerie.

Il grano tocca 237 euro per tonnellata a Parigi con un rialzo del 15% a luglio: gli attacchi allo stretto di Kerch bloccano le esportazioni di Russia e Ucraina.

Dal porto di Odessa e dalle strutture circostanti parte il 90% delle esportazioni agricole ucraine: mais, semi di girasole e grano che ora raggiungono i mercati mondiali in quantità ridotte a causa dei bombardamenti sistematici sulle infrastrutture portuali.

Foto di: OmniTrattore.it

L'impatto sull'Italia: terzo importatore di mais ucraino

Tra i Paesi che rischiano di subire le conseguenze più dirette di questa crisi c'è l'Italia, che risulta essere il terzo importatore mondiale di cereali dall'Ucraina, preceduta solo da Turchia ed Egitto. In particolare, l'Italia acquista dall'Ucraina soprattutto mais, che copre circa il 40% delle nostre forniture estere di questo cereale.

Un blocco prolungato delle esportazioni ucraine non si traduce solo in minor disponibilità fisica di prodotto: in un mercato agricolo globalizzato, la riduzione dell'offerta da parte di due fornitori che insieme rappresentano una quota significativa degli scambi mondiali si trasmette immediatamente ai prezzi, colpendo tutti gli acquirenti indipendentemente dalla provenienza diretta delle loro forniture.

Dalla Russia, va ricordato, non arriva quasi più nulla in Europa — non per effetto di sanzioni ma di dazi pesantissimi imposti da Bruxelles. Tuttavia, se la capacità di esportazione russa restasse compromessa a lungo, le ripercussioni in termini di prezzo riguarderebbero l'intera filiera cerealicola europea, Italia compresa.

Un mercato già in difficoltà: fertilizzanti e clima sfavorevole

Le tensioni geopolitiche si innestano su un mercato cerealicolo già fortemente sotto pressione per ragioni indipendenti dal conflitto. La carenza di fertilizzanti — conseguenza delle tensioni allo stretto di Hormuz che coinvolge i Paesi del Golfo Persico e la Russia stessa, entrambi importanti produttori — minaccia di ridurre le rese nelle prossime stagioni, amplificando l'effetto restrittivo dell'offerta già in atto.

Le condizioni meteorologiche peggiorano ulteriormente il quadro. In un'annata caratterizzata dal fenomeno El Niño, che tende a provocare eventi climatici estremi, le colture cerealicole sono in sofferenza in molte aree del mondo. La Francia, maggior produttore di grano nell'Unione Europea, colpita da un caldo record, ha recentemente tagliato le previsioni sul raccolto: atteso ora in calo del 4% rispetto alla scorsa stagione, a 32 milioni di tonnellate, sotto la media storica. In Nord America la situazione non è migliore: il Canada teme una riduzione del 10% della produzione, mentre negli Stati Uniti la produzione di grano è attesa ai minimi dal 1970.

Il grano tocca 237 euro per tonnellata a Parigi con un rialzo del 15% a luglio: gli attacchi allo stretto di Kerch bloccano le esportazioni di Russia e Ucraina.

Il fenomeno El Niño, il caldo record in Francia e la siccità in Nord America hanno già ridotto le previsioni di raccolto su scala globale prima ancora che le tensioni geopolitiche a Kerch aggravassero la situazione sui mercati cerealicoli internazionali.

Foto di: OmniTrattore.it

Il nodo russo di agosto: la logistica potrebbe non reggere

Mosca ha garantito che i propri clienti continuano ad essere soddisfatti, spiegando che il governo sta riorganizzando le rotte di rifornimento. Il porto russo di Novorossiysk, il maggiore sul Mar Nero, per ora continua a funzionare. In caso di necessità la Russia può dirottare carichi verso terminal sul Mar Baltico e sul Mar Caspio — percorsi alternativi che però comportano costi logistici significativamente più elevati, in un settore già sotto pressione per i forti rincari del gasolio, che nel Paese scarseggia.

La vera incognita si concentra su agosto, quando il grosso del raccolto arriverà sul mercato. Alcuni analisti avvertono che in quella fase la capacità della rete logistica russa potrebbe rivelarsi insufficiente ad assorbire i volumi, soprattutto se le spedizioni dal Mar Nero non tornassero a livelli normali entro quella scadenza. Un scenario che potrebbe tradursi in ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi del grano sui mercati europei.

Il grano tocca 237 euro per tonnellata a Parigi con un rialzo del 15% a luglio: gli attacchi allo stretto di Kerch bloccano le esportazioni di Russia e Ucraina.

Le navi che attraversano il Mar Nero possono raggiungere il Mediterraneo attraverso il Bosforo turco: il porto di Novorossiysk continua a operare, ma la capacità logistica russa potrebbe rivelarsi insufficiente ad agosto, quando il grosso del nuovo raccolto arriverà sul mercato.

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Cosa significa per le aziende agricole e zootecniche italiane

Per gli operatori agricoli italiani — cerealicoltori, allevatori, trasformatori — il quadro che emerge richiede attenzione su più fronti. Sul lato dei prezzi di vendita, i cerealicoltori italiani si trovano avvantaggiati dalla fiammata delle quotazioni: con il grano vicino ai 240 euro per tonnellata, i margini rispetto ai costi di produzione tornano a livelli più sostenibili dopo una stagione 2024-2025 difficile.

Sul lato degli acquisti di materie prime, il segnale è opposto. Gli allevatori e i trasformatori che dipendono da importazioni di mais — categoria in cui l'Italia è particolarmente esposta per la quota ucraina — dovranno fare i conti con un costo delle materie prime in aumento nelle prossime settimane, in un contesto in cui anche i fertilizzanti per la prossima stagione colturale continuano a salire per l'effetto combinato di Hormuz e Kerch.

La durata e l'intensità di questa crisi dipenderanno dall'evoluzione del conflitto in un'area geografica — il Mar Nero e lo stretto di Kerch — che per quattro anni di guerra aveva in gran parte preservato i traffici commerciali. Che questo equilibrio precario si sia ora rotto rappresenta un cambiamento strutturale con cui i mercati agricoli europei dovranno fare i conti per un orizzonte temporale che per ora nessuno riesce a definire con certezza.