Grano, attacchi nel Mar Nero fanno volare i prezzi
Odessa, Chornomorsk, Euronext Parigi: traffico azzerato, grano a 237,25 euro/tonnellata, Maersk devia su Costanza
L’escalation di attacchi nel Mar Nero, con droni su navi e terminal cerealicoli, ha rimesso il grano al centro dei mercati internazionali.
A fine luglio 2026 il traffico nei porti ucraini di Odessa, Chornomorsk e Yuzhne è stato descritto dalle autorità come “letteralmente azzerato”, con l’assenza di navi portarinfuse e portacontainer straniere e con Maersk che ha sospeso i servizi di linea dirottando le merci verso Costanza in Romania. I futures europei sono tornati a correre, con Parigi che ha toccato 237,25 euro a tonnellata, spinta dai rischi su questi scali e sul corridoio che muove quote decisive dell’export di Ucraina e Russia.
Per chi produce cereali in Italia, questa fiammata può voler dire margini migliori ma anche più volatilità su costi e contratti di conferimento. Se parte del raccolto non è ancora coperto, o se si lavora come contoterzista in aree cerealicole, diventa cruciale capire dove si stanno creando i colli di bottiglia logistici e come questi si traducono in quotazioni e opportunità sul mercato interno.
Grano nel Mar Nero, perché i prezzi salgono
L’aumento del prezzo del grano europeo è legato alla sostanziale interruzione dei flussi dal bacino del Mar Nero, dove Ucraina e Russia muovono una quota rilevante dell’export mondiale. L’Ucraina pesa per circa il 6% delle esportazioni mondiali di grano e oltre l’11% di quelle di mais, con un ruolo chiave per importatori del Mediterraneo.
Circa il 90% delle esportazioni agricole ucraine transitava dai porti di Odessa e Chornomorsk prima dell’escalation recente. Gli attacchi che colpiscono navi e infrastrutture, insieme al ritiro russo dalla Black Sea Grain Initiative, hanno riacceso premi di rischio su noli e assicurazioni, innescando balzi oltre il 5–6% in una sola seduta sui futures europei. Nel momento in cui il traffico nei porti strategici ucraini si è praticamente fermato, il rischio sulla disponibilità di merce fisica ha sostituito il semplice rischio percepito.
Secondo sintesi di mercato, i prezzi globali del grano hanno già mostrato fasi di rincaro intorno al 20% dall’estate 2023, e oggi l’Euronext di Parigi è tornata ai massimi da molti mesi. Chi segue le dinamiche dei prezzi del grano duro e tenero sa quanto bastino poche notizie dal Mar Nero per ribaltare gli scenari di vendita aziendali.
Odessa, Chornomorsk e nuovi colli di bottiglia
Gli attacchi russi nell’area di Odessa hanno colpito terminal portuali che movimentavano oltre 3,5 milioni di tonnellate di grano all’anno, mentre Chornomorsk, con una capacità di circa 110mila Teu, equivalente a 4 milioni di tonnellate, è un altro snodo cruciale. Con il traffico commerciale praticamente azzerato nei tre principali porti ucraini, i colli di bottiglia non sono più solo un rischio ma una realtà con effetti immediati su noli, assicurazioni e tempi di consegna.
Al blocco dei porti ucraini si aggiungono le tensioni nel Mar d’Azov, da cui transita circa il 20% del grano russo destinato all’export. Ipotesi di dirottamento verso altri terminal nel Mar Nero o nel Baltico significano code, costi logistici più alti e tempi lunghi. Gli armatori più esposti hanno già sospeso gli arrivi sui porti ucraini, congelando di fatto il corridoio marittimo nel pieno dei raccolti e ridistribuendo i flussi su scali alternativi come Costanza.
L’Unione europea ha rafforzato le Solidarity Lanes, i corridoi terrestri e fluviali lanciati nel 2022 con Ucraina e Moldova. In media, dal maggio 2022 circa il 40% dei flussi cerealicoli ucraini è passato da questi canali alternativi e il 60% dai porti del Mar Nero, ma i dati mensili più recenti indicano che oggi solo intorno al 10% dell’export di cereali ucraino transita dalle Solidarity Lanes, mentre circa il 90% resta legato ai porti sul Mar Nero. Una parte significativa dei cereali mondiali quindi dipende ancora da un’area dove il rischio bellico resta elevato.
Effetto sui mercati europei e sull’Italia
L’Europa sta vedendo il grano tenero su Euronext spingersi ai livelli più alti da circa un anno, in un contesto in cui pesano anche tagli alle stime di export russo. Per chi coltiva grano duro e tenero in Italia, questo crea una finestra per rinegoziare contratti di vendita o anticipare coperture, soprattutto se i volumi in campo sono sopra la media.
L’Italia è il terzo importatore mondiale di cereali ucraini, dopo Turchia ed Egitto, e prima della guerra circa il 40% del mais importato proveniva da Kiev. Qualsiasi rallentamento nei flussi dal Mar Nero tende a riflettersi sulle basi prezzo nazionali e sulle filiere mangimistiche, dove il mais ucraino è un riferimento. I movimenti internazionali quindi non restano teorici.
Se la situazione nel Mar Nero dovesse protrarsi, gli operatori italiani potrebbero ritrovarsi con costi più alti lungo tutta la filiera cerealicola, dall’alimentazione animale ai trasformatori. In questo contesto può essere utile: definire con il proprio acquirente una strategia di copertura a scaglioni, legata a soglie di prezzo su Euronext e ai listini locali; valutare lo stoccaggio in azienda o in conto deposito per spalmare le vendite; monitorare con attenzione le rotte alternative dall’Est Europa e le condizioni di nolo su scali come Costanza, che stanno assorbendo parte dei flussi ucraini. Tenere d’occhio l’evoluzione dei mercati mondiali di grano e cereali e confrontarla con le rotte alternative dall’Est Europa aiuta a decidere se spingere su stoccaggio, vendite scaglionate o accordi di filiera più strutturati.
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