Allarme olio d’oliva: Unapol chiede lo stato di crisi
Unapol, Puglia, Calabria: olio extravergine fermo nei frantoi, prezzi dimezzati, Piano Olivicolo 2026-2031 da 300 milioni
Nei magazzini di molti frantoi e cooperative del Centro-Sud l’olio extravergine della scorsa campagna è ancora fermo, con prezzi all’origine che in diversi casi non coprono più i costi di produzione e trasformazione. In questo contesto Unapol, l’Unione nazionale associazioni produttori olivicoli, ha chiesto al Ministero dell’Agricoltura il riconoscimento formale dello stato di crisi per il settore olivicolo-oleario, affiancata dagli assessori regionali di Puglia e Calabria.
Per chi gestisce un frantoio, una cooperativa o un’azienda olivicola, capire cosa può attivare questo stato di crisi significa valutare se programmare la prossima raccolta, come gestire le giacenze e che margini esistono per alleggerire rate, contributi e imposte. Senza strumenti straordinari, diversi operatori segnalano il rischio concreto di non poter ritirare e pagare le olive, con effetti a catena sulla liquidità aziendale e sull’occupazione stagionale.
Crisi dell’olio d’oliva, cosa chiede Unapol
La richiesta di stato di crisi presentata da Unapol, oggi ancora non accolta, punta a fotografare una situazione di mercato definita dagli stessi frantoiani “a rischio paralisi”. Tommaso Loiodice, presidente di Unapol, ha richiamato le alte giacenze di olio invenduto nei frantoi e nelle cooperative, il crollo dei prezzi e l’aumento dei costi di produzione come elementi che mettono in dubbio la raccolta ormai alle porte.
Alla mobilitazione di Unapol si sono affiancati gli assessori all’Agricoltura di Puglia e Calabria, Francesco Paolicelli e Gianluca Gallo, che stanno lavorando a una richiesta congiunta al Governo per la dichiarazione dello stato di crisi del comparto olivicolo-oleario. In parallelo, il sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura Patrizio La Pietra ha aperto da settimane un confronto con l’intera filiera, individuando una serie di interventi tampone di natura finanziaria e gestionale che le organizzazioni dei produttori, Unapol compresa, hanno pubblicamente riconosciuto come primo passo di risposta istituzionale.
Giacenze, prezzi e liquidità delle imprese
Il nodo operativo per frantoi e cooperative è rappresentato dalle giacenze di olio extravergine della scorsa campagna rimaste invendute, che occupano spazio nei depositi e assorbono capitale. Secondo quanto riportato dai servizi regionali, in Puglia, Calabria e Sicilia si parla di migliaia di quintali ancora in magazzino, mentre i prezzi di mercato in molti casi si sono dimezzati rispetto ai costi sostenuti per produrre e trasformare le olive.
Molte imprese hanno investito negli ultimi anni ricorrendo al credito bancario, puntando su ammodernamento degli impianti, imbottigliamento e qualità, e ora attendono di capitalizzare un lavoro che Loiodice quantifica in “un anno e mezzo” fra campo e trasformazione. Se il prodotto non esce, le rate di mutui e finanziamenti restano, in un contesto di costi energetici, manodopera e servizi elevati, aggravato anche dagli effetti generali della crisi climatica sui danni all’agricoltura.
Per un frantoio che si trova con i silos pieni, il rischio è concreto: se non si libera spazio e liquidità, la prossima campagna di raccolta potrebbe essere ridotta o rinviata, con difficoltà nel ritiro delle olive conferite dai soci e dai conferenti esterni. In diversi territori le associazioni dei frantoiani hanno già avvertito che, senza interventi urgenti, non tutti saranno in grado di garantire il pagamento puntuale delle partite conferite.
Le misure chieste e il Piano Olivicolo 2026-2031
Il riconoscimento dello stato di crisi viene indicato dalle organizzazioni come condizione per attivare una serie di misure straordinarie a sostegno della filiera olivicolo-olearia. Tra le richieste avanzate a Governo e Parlamento, e riprese anche da comitati e consulte olivicole territoriali, ricorrono alcuni strumenti chiave per la tenuta finanziaria di frantoi, cooperative e aziende olivicole.
- Moratoria sui mutui e sulle esposizioni bancarie dei frantoi e delle cooperative, per alleggerire nell’immediato le uscite di cassa.
- Riduzione o sospensione temporanea degli oneri contributivi sul personale dipendente, in particolare per la manodopera stagionale di campagna e di frantoio.
- Sgravi fiscali e aumento del tetto de minimis per sostenere il reddito dei produttori, con attenzione alle piccole e medie imprese olivicole.
- Maggiore controllo sulle importazioni di olio, per contrastare la concorrenza estera che Unapol segnala come fattore di pressione sui prezzi all’origine.
Accanto alle misure d’emergenza, va considerato il quadro strutturale rappresentato dal Piano Olivicolo Italiano 2026-2031, definito dal Ministero dell’Agricoltura e dal sottosegretario La Pietra con una dotazione di 300 milioni di euro nell’ambito del disegno di legge Coltiva Italia. Il piano punta ad aumentare la produzione nazionale di olio d’oliva di circa il 25% attraverso interventi su nuovi impianti, riconversioni varietali, innovazione tecnologica e promozione, ma risulta al momento bloccato in attesa di un emendamento parlamentare che ne sblocchi l’attuazione concreta.
Accanto alle possibili misure nazionali, dal fronte delle regioni arrivano proposte di utilizzo degli strumenti comunitari già previsti dal Regolamento (UE) n. 1308/2013 sull’organizzazione comune dei mercati, in particolare l’ammasso privato per l’olio extravergine d’oliva quando il mercato è in forte squilibrio. Per passare dalla proposta all’attuazione sarebbe però necessario un atto specifico della Commissione Europea, come avvenuto nel 2019 con il regolamento di esecuzione che autorizzò l’apertura delle gare per l’ammasso, passaggio che per la crisi del 2026 non risulta ancora formalmente avviato.
Se il Governo dovesse accogliere la richiesta di stato di crisi e coordinare questi strumenti con il Piano Olivicolo 2026-2031, chi gestisce frantoi e cooperative potrebbe disporre di un margine di respiro per onorare gli impegni presi e organizzare in sicurezza la raccolta delle olive 2026. In attesa delle decisioni istituzionali, sul piano operativo restano centrali alcune scelte di gestione: aggiornare i piani di conferimento con i soci, valutare accordi di stoccaggio condiviso per ottimizzare gli spazi, confrontarsi con i consulenti sul rinegoziato del debito e monitorare con attenzione l’andamento delle quotazioni per programmare le vendite senza compromettere la tenuta finanziaria dell’azienda.
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