Scopri come ottenere 140.000€ con il bando agricoltura sociale
Confagricoltura, Reale Foundation, Rete Fattorie Sociali: 140.000 euro in palio, domande entro il 26 ottobre 2026
Molte aziende agricole hanno già attività sociali in azienda – dall’inserimento lavorativo alla fattoria didattica – ma spesso restano fuori dai bandi per un dettaglio: progetto poco chiaro, partner non adeguati, documenti caricati tardi. Con l’undicesima edizione del bando nazionale “Coltiviamo agricoltura sociale”, che mette a disposizione complessivamente 140 mila euro, gli errori di impostazione rischiano di costare un’opportunità concreta di diversificazione del reddito e di riconoscimento del lavoro fatto sul territorio.
Chi lavora in campo sa che i tempi tecnici di stesura di un progetto serio non sono mai immediati: individuare i beneficiari, definire attività, accordarsi con cooperative e associazioni richiede settimane. Capire subito come è strutturato questo bando di agricoltura sociale – a partire dalle due sezioni (ordinaria e speciale), dagli enti promotori e dalle scadenze fissate al 26 ottobre 2026 per la presentazione delle domande e al 31 ottobre 2027 per la conclusione dei progetti – è quindi decisivo per non arrivare alla scadenza con idee buone ma progetti deboli o fuori tema.
Bando agricoltura sociale: premi e scadenze
Il bando nazionale mette in palio complessivamente 140 mila euro suddivisi in quattro premi, collegati a due diverse sezioni: sezione ordinaria e sezione speciale. Nella sezione ordinaria sono previsti tre premi da 40.000 euro ciascuno per progetti di agricoltura sociale; nella sezione speciale un premio da 20.000 euro per un progetto dedicato alla gestione e riqualificazione del verde pubblico.
Di norma il contributo non copre l’intero costo dell’intervento, ma sostiene investimenti o attività specifiche (attrezzature, opere leggere, formazione, strumenti per l’accoglienza, comunicazione del servizio). Questo significa che chi presenta domanda deve prevedere un cofinanziamento o comunque la capacità di sostenere la parte restante con risorse proprie o altre linee di sostegno, ad esempio bandi regionali o misure come incentivi ISMEA per il rinnovamento dei macchinari agricoli.
Il bando, promosso da Confagricoltura, Senior L’età della Saggezza ETS e Reale Foundation in collaborazione con la Rete Fattorie Sociali, è stato aperto il 22 luglio 2026; le candidature vanno presentate entro il 26 ottobre 2026, mentre i progetti selezionati dovranno essere realizzati entro il 31 ottobre 2027. La finestra temporale per la presentazione delle candidature è quindi definita in modo preciso e va letta con attenzione: oltre alla scadenza finale, contano eventuali termini intermedi per chiarimenti o correzioni documentali indicati nel testo del bando.
Se in azienda si sta già valutando l’ingresso di giovani o nuove figure, può avere senso coordinare la progettazione con percorsi come Generazione Terra 2026 per giovani agricoltori, così da costruire un piano organico che sfrutti più strumenti e renda sostenibile l’impegno sociale anche dopo la chiusura del progetto finanziato.
Coltiviamo agricoltura sociale: le due sezioni
Il bando “Coltiviamo agricoltura sociale” è strutturato, di norma, in due sezioni distinte. La sezione ordinaria finanzia progetti di agricoltura sociale in senso ampio (inserimento lavorativo, servizi educativi, supporto a persone fragili o con disabilità, attività terapeutiche e di inclusione in contesto rurale). La sezione speciale è invece dedicata a progetti di gestione e riqualificazione del verde pubblico, con un premio unico da 20.000 euro.
Per scegliere in quale sezione collocarsi, è utile partire dal contenuto concreto dell’intervento: se il progetto riguarda attività sociali sviluppate all’interno dell’azienda agricola (fattoria sociale, inserimento lavorativo, servizi educativi, ecc.), la collocazione naturale è la sezione ordinaria. Se invece l’intervento è focalizzato su parchi, giardini o altre aree di verde pubblico da gestire o riqualificare con pratiche agricole e sociali, la sezione coerente è quella speciale sul verde pubblico, aperta anche a soggetti del terzo settore non agricoli se attivi in questo ambito.
Chi può candidare i progetti
La prima verifica concreta è capire se il soggetto proponente rientra tra i beneficiari ammessi. Possono partecipare in particolare imprese agricole e cooperative sociali, anche in associazione con altri attori del terzo settore, purché il progetto preveda come capofila un imprenditore agricolo oppure una cooperativa sociale che svolga attività agricole. In molti casi è comunque utile costruire partenariati con cooperative sociali, enti del terzo settore, associazioni di volontariato o enti pubblici locali: spesso viene premiata la presenza di partenariati strutturati, perché garantiscono continuità del servizio sociale e integrazione con la rete territoriale. Per un’azienda che possiede solo terreni e mezzi ma non ha esperienza nella gestione di utenti fragili, costruire un accordo formale con una cooperativa sociale è quasi sempre un passaggio obbligato.
È altrettanto importante che l’azienda abbia requisiti minimi di regolarità: iscrizione al registro delle imprese agricole, posizione contributiva e assicurativa regolare, assenza di pendenze che potrebbero bloccare l’erogazione del premio. Chi ha in mente nuovi investimenti per ospitalità, spazi formativi, laboratori o aree verdi dedicate a persone con disabilità può valutare di combinare il progetto di agricoltura sociale con strumenti per l’accesso a terra e capitali – in particolare per giovani – come i bandi ISMEA per l’acquisto di terreni agricoli, così da allineare sviluppo aziendale e funzione sociale.
Progetti ammessi e criteri di selezione
Per rientrare tra i progetti ammissibili, le iniziative devono collocarsi in modo chiaro nell’ambito dell’agricoltura sociale: inserimento lavorativo in azienda di persone svantaggiate, percorsi formativi per giovani a rischio dispersione, attività terapeutiche o riabilitative in contesto rurale, servizi educativi e fattorie sociali aperte alle scuole e alle famiglie. Il progetto deve indicare obiettivi misurabili, numero e tipologia di beneficiari, ruolo dei partner, calendario delle attività e utilizzo concreto del contributo (attrezzature, adeguamento spazi, costi di personale dedicato, ecc.).
I criteri di selezione pesano in genere su alcuni elementi chiave:
- coerenza tra problema sociale individuato, attività proposte e risultati attesi;
- qualità della rete territoriale (partenariati, accordi, integrazione con servizi esistenti);
- sostenibilità economica dopo la fine del contributo;
- impatti occupazionali e formativi, soprattutto per giovani e categorie fragili;
- capacità di innovare i servizi rurali senza snaturare l’attività agricola.
Chi già lavorava con stagionali, giovani o persone in percorsi di reinserimento può valorizzare dati e pratiche esistenti, integrandole con quanto emerso su fabbisogno di manodopera stagionale in agricoltura per documentare il potenziale occupazionale. Se la progettazione prevede anche piccoli adeguamenti di macchine o strutture per la sicurezza dei beneficiari, è utile allinearsi alle prescrizioni descritte per esempio nei bandi dedicati alla sicurezza sul lavoro agricolo, come il bando INAIL per il lavoro agricolo, così da presentare un quadro coerente anche sul fronte prevenzione.
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