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Orzi e grani teneri in rialzo: cosa cambia per i mangimifici

Orzo, frumento tenero, Euronext: grano oltre 237 €/t, stoccaggi e razioni sotto pressione per mangimifici e allevamenti

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Foto di: OmniTrattore.it

Negli ultimi aggiornamenti di luglio gli orzi e i grani teneri per uso zootecnico hanno rialzato la testa, dopo mesi già tesi per tutti i cereali. Per chi gestisce un mangimificio o un allevamento bovino, suinicolo o avicolo, questo non è un dato da borsa merci: è un costo in più su ogni razione distribuita con carri miscelatori, tramogge e linee automatiche.

In un contesto di ondate di calore, rese incerte e rotte dei cereali condizionate dalla geopolitica – con il blocco dello Stretto di Kerch e i raid nell’area di Odessa che hanno fatto schizzare a fine luglio il grano su Euronext oltre i 237 €/t – l’effetto sui mangimi è immediato e si scarica sulla marginalità aziendale.

L’errore più frequente in queste fasi è continuare a comprare e formulare “come sempre”, sperando in un rientro veloce dei listini di orzo e frumento tenero. Chi pianifica da subito acquisti, stoccaggi e razioni in modo strutturato, usando al meglio i propri silos, i mezzi di movimentazione e uno schema chiaro di rotazione tra cereali energetici e proteici, riesce invece a contenere il danno. Di seguito le leve pratiche da mettere in mano a responsabili di stalla e mangimifici nelle prossime settimane.

Orzo e grano tenero in rialzo: impatto sui costi dei mangimi
Il rialzo di orzo e frumento tenero aumenta il costo della componente energetica delle razioni zootecniche per bovini, suini e avicoli. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Alimentazione zootecnica: rialzo di orzo e frumento tenero

L’aumento di orzo zootecnico e frumento tenero si somma a un quadro dei cereali già teso, come mostrano le recenti dinamiche su grano, mais e altri foraggeri raccontate anche per i cereali sui mercati mondiali. Il risultato è una spinta al rialzo sul costo della componente energetica dei mangimi pronti e delle miscele aziendali. Questo pesa in modo diverso a seconda delle specie: nei bovini da latte le razioni con alta quota di cereali sentono subito il colpo; nei suini ingrasso e nei polli da carne l’incidenza è ancora più diretta sul costo vivo al kg.

La prima verifica operativa per ogni allevamento è quantificare, con i propri nutrizionisti, quanta parte della razione è coperta da orzo e frumento e quanta da altri cereali (mais, sorgo) o sottoprodotti. Se, per esempio, una razione da 20 kg tal quale contiene diversi kg complessivi di cereali teneri, anche un rialzo moderato dei listini si traduce in un aumento netto per capo al giorno. Senza una fotografia chiara della quota cereali, è impossibile valutare se convenga modificare gli apporti o assorbire il rincaro.

Prezzi orzo e frumento tenero: Italia ed Europa a confronto

Il movimento attuale di orzi e grani teneri non è isolato al mercato italiano, ma il quadro è tutt’altro che uniforme: mentre le quotazioni internazionali risentono del blocco nello Stretto di Kerch e delle incertezze logistiche nel Mar Nero, nei mercati fisici italiani di metà luglio alcuni comparti (come il grano tenero e parte degli orzi comunitari) mostrano listini statici o in leggero assestamento, in funzione di domanda interna, disponibilità di stock e situazioni locali di raccolto. Per chi compra in Italia, questo significa che i margini di sconto rispetto ai listini europei sono ridotti sul medio periodo, ma nel breve occorre leggere con attenzione i singoli bollettini di borsa merci prima di parlare di tensione generalizzata.

Un secondo elemento da considerare è la diversa dinamica rispetto ad altri cereali: in alcune fasi può capitare che il frumento tenero spinga più dell’orzo, o viceversa, aprendo spiragli per sostituzioni parziali in razione dove tecnicamente possibile. Per orientarsi è utile incrociare quanto accade su orzo e tenero con quanto si registra sul mais, sorgo e frumenti nei piani foraggeri aziendali, così da capire se ci sono margini di ribilanciamento tra le diverse fonti amidacee.

Mangimi, costi e razioni: come ribilanciare cereali e proteici

Per contenere l’effetto dei rincari sul costo mangime per tonnellata non basta “tagliare” i cereali: occorre ripensare il rapporto tra componenti energetiche (orzo, frumento, mais, sottoprodotti) e proteiche (soia, colza, girasole, farine proteiche). Se i prezzi di orzo e tenero corrono più della media dei proteici, può diventare interessante aumentare leggermente la quota di materie prime proteiche a più alto tenore energetico, riducendo una parte dei cereali, sempre nel rispetto dei fabbisogni di specie e stadio produttivo.

Una possibile strategia operativa, da valutare con il nutrizionista, prevede questi passaggi chiave:

  • verificare per ogni razione la percentuale attuale di orzo e frumento tenero e la densità energetica complessiva;
  • simulare formulazioni alternative con maggiore apporto di soia, colza o girasole e minore quota di cereali teneri;
    Orzo e grano tenero in rialzo: impatto sui costi dei mangimi
    La gestione del costo mangime passa dalla formulazione precisa delle razioni e dalla scelta delle materie prime energetiche e proteiche. OmniTrattore.it
    Foto di: OmniTrattore.it
  • valutare l’inserimento di mais o sorgo laddove ammesso, per ridurre la pressione sui frumenti;
  • controllare l’impatto sul costo €/t di ciascuno scenario di razione riformulata;
  • aggiornare le curve di alimentazione dei diversi lotti in funzione delle nuove miscele.

L’errore tipico in questa fase è intervenire solo sul prezzo (trattativa con il fornitore) e non sulla struttura della razione, lasciando invariata una formulazione nata con altri rapporti di costo tra cereali e proteici. Chiedere al proprio formulatore aggiornamenti frequenti e schede di costo per tonnellata è oggi una misura di gestione del rischio, non un vezzo tecnico.

Stoccaggi, macchinari e logistica: strategie operative negli allevamenti

Se i listini di orzo e frumento tenero danno segnali di ulteriore rialzo, la domanda chiave per ogni azienda è: conviene anticipare acquisti e riempire i silos? La risposta dipende dalla capacità reale di stoccaggio (verticale e orizzontale), dallo stato dei mezzi di movimentazione e dal capitale circolante disponibile. Un’azienda ben attrezzata con coclee, nastri, silos ventilati e aree di deposito può valutare l’acquisto di partite più consistenti quando il mercato offre un minimo di respiro, diluendo il rischio di rialzi successivi sul medio periodo.

Chi dispone di strutture limitate o in parte occupate deve invece ragionare su rotazioni più rapide, magari appoggiandosi a soluzioni esterne come il conto deposito dei cereali o ad accordi di stoccaggio con mangimifici e cooperazioni locali. In ogni caso, è essenziale avere una pianificazione precisa dei carichi e scarichi in azienda, verificare l’efficienza di carri miscelatori, coclee e sistemi di distribuzione in stalla, e aggiornare con regolarità gli scenari di approvvigionamento sulla base delle informazioni più recenti anche su andamento e rischi produttivi dei cereali. Un parco macchine efficiente e una logistica interna ben organizzata diventano parte integrante della risposta tecnica al rialzo di orzi e grani teneri.