Appalti UE: ora vincono aziende che pagano meglio gli allevatori
Public Procurement Act, articolo 53, Copa-Cogeca: prezzo più basso in ritirata, 50 miliardi l'anno puntano su qualità e filiera corta
La Commissione europea ha presentato il 9 settembre 2026 a Bruxelles il Public Procurement Act, il regolamento che sostituisce le tre direttive sugli appalti pubblici e introduce un articolo dedicato al cibo, il numero 53, sul food procurement. Il testo permette alle stazioni appaltanti di premiare benessere animale, equa remunerazione degli agricoltori e filiera corta nelle gare per mense scolastiche, ospedali e strutture assistenziali.
Il cambiamento riguarda una spesa pubblica europea di circa 50 miliardi di euro all'anno destinata a cibo e catering, per un totale di 8-10 miliardi di pasti erogati ogni anno in scuole e strutture sanitarie. Per le aziende zootecniche e agricole italiane che forniscono la ristorazione collettiva, la novità apre margini competitivi finora bloccati dal solo criterio del prezzo più basso.
Public Procurement Act, cosa cambia nelle forniture alimentari
Il nuovo regolamento assorbe le direttive su appalti, utilities e concessioni in un unico testo applicabile direttamente in tutti gli Stati membri, senza bisogno di recepimento nazionale. Gli appalti pubblici pesano circa il 15% del PIL dell'Unione Europea, e la riforma introduce anche una piattaforma digitale unica per la pubblicazione delle gare da parte di tutte le amministrazioni aggiudicatrici.
Il criterio standard diventa il miglior rapporto qualità-prezzo: i parametri qualitativi devono pesare almeno il 30% del punteggio totale, soglia che sale al 50% per i contratti ad alta intensità di manodopera. Copa-Cogeca, l'organizzazione che rappresenta le cooperative agricole europee, ha espresso pieno sostegno al superamento del dogma del prezzo più basso come unico spartiacque nelle aggiudicazioni.
Il regolamento è oggi allo stadio di proposta legislativa e deve ancora essere negoziato da Parlamento europeo e Consiglio prima di entrare in vigore. Le indicazioni sui nuovi capitolati tecnici, però, costituiscono già un riferimento utile per chi programma investimenti in vista dell'adeguamento futuro delle gare, come chiarito anche nel dossier europeo sui prossimi mesi dell'agricoltura.
Benessere animale ed equo compenso nei nuovi criteri
L'articolo 53 consente alle amministrazioni di inserire nei capitolati requisiti su benessere animale, organizzazione della filiera, metodi di produzione biologica, freschezza, stagionalità e valore nutrizionale dei prodotti. Eurogroup for Animals ha definito il testo un passo avanti importante per il riconoscimento del benessere animale nella ristorazione collettiva pubblica, finora marginale nei bandi.
La proposta riconosce espressamente i prodotti biologici e gli schemi di qualità certificati tra i criteri premianti, permettendo alle stazioni appaltanti di favorire, a parità di condizioni, le offerte biologiche rispetto a quelle convenzionali. Per gli allevatori che hanno già investito in standard superiori di benessere, la novità trasforma un costo aggiuntivo in una leva competitiva potenzialmente premiata nei punteggi di gara, in linea con gli obiettivi già discussi nel percorso verso stalle più sostenibili.
Tra i criteri sociali rientra anche la verifica di un'equa remunerazione lungo la filiera, che lega l'aggiudicazione non solo al prezzo offerto ma alle condizioni economiche applicate a chi produce. La disciplina degli appalti socialmente responsabili resta comunque in modalità di abilitazione, senza introdurre un obbligo generalizzato di criteri sociali su tutte le gare pubbliche europee.
Filiera corta e opportunità per le imprese italiane
Il testo dedicato al food procurement riconosce tra i criteri di qualità anche la prossimità tra luogo di produzione e consumo, elemento che apre spazio alle imprese impegnate in filiera corta. Le cooperative e le organizzazioni di produttori che già lavorano su tracciabilità e stagionalità partono con un vantaggio rispetto a chi si affida solo alla competitività di prezzo.
Il collegamento con gli obiettivi di resilienza delle catene di fornitura, richiamato anche nel piano europeo sulle proteine, segnala che la riforma degli appalti non è isolata ma si inserisce in un disegno più ampio di sostegno a redditi più equi per gli agricoltori, coerente con le pressioni sui costi già segnalate nelle norme UE 2026 su mangimi e costi di produzione zootecnica.
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