I contratti di lavoro stagionali agricli, come dl resto quelli di qualsiasi atro settore produttivo, gdono di una serie di deroghe rispetto alla disciplina generale dei contratti a tempo determinato. L’avvicinarsi della stagione estiva segna normalmente un periodo di maggiore ricorso a questa formula contrattuale da parte dei datori di lavoro ed è opportuno individuare le attività per le quali si può fruirne e le regole specifiche.

Intanto, si tratta di una valutazione che si può condurre sulla base di due elementi: normativo e/o contrattuale. Innanzitutto, si può parlare di attività stagionale se rientra tra quelle individuate dal Dpr 1525/1963, il provvedimento che – in attesa di un decreto del ministero del Lavoro che lo aggiorni indica da decenni quali sono le attività stagionali.

Cosa si intende per stagionale

La platea dei lavoratori stagionali può, inoltre, essere delimitata dalla contrattazione collettiva che è legittimata a individuare ulteriori ipotesi di lavoro stagionale attraverso intese di livello nazionale, territoriale o aziendale, sottoscritte da associazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Lavoo stagionale agricolo: tutte le deroghe 2024

I contratti collettivi di riferimento – esercitando la delega che il Dlgs 81/2015 conferisce loro – disciplinano altre ipotesi di stagionalità, oltre a quella di legge appena citata.

La stagionalità è infatti una “qualifica” tipica di determinati comparti, proprio come quello agricolo, dove il fabbisogno di personale rispecchia per larga parte l’andamento stagionale delle punte di attività e il contratto a tempo determinato soddisfa le esigenze strutturali di flessibilità.

Confini netti con la continuità lavorativa

Il contratto stagionale costituisce dunque una particolare declinazione del rapporto di lavoro a termine e, per le sue peculiari esigenze, presenta diverse eccezioni rispetto alle regole generali.

I contratti stipulati per attività lavorative riconducibili alla stagionalità sono immuni, infatti, dai limiti che caratterizzano il lavoro a tempo determinato, con la conseguenza che i rapporti di lavoro possono essere stipulati e rinnovati anche in assenza delle condizioni previste dall’articolo 19, comma 1, del Dlgs 81/2015 (obbligo di causale dopo i primi 12 mesi).

Il pacchetto delle esenzioni che la legge riserva al lavoro stagionale non si limita alla disciplina delle causali e dei rinnovi.

Alle attività stagionali non si applicano nea che i limiti di durata massima totale del rapporto a termine per effetto di un unico contratto o di una suc- cessione di più contratti (24 mesi), il cosiddetto stop and go (l’obbligo di attendere 10 o 20 giorni in caso di rinnovo del contratto), il limite quantitativo di utilizzo massimo del lavoro a termine (20% dell’organico a tempo indeterminato pre- sente al 1° gennaio dell’anno).

Inoltre, ai contratti a termine per attività stagionali non si applica il contributo addizionale Inps dell’1,40% previsto in genere per i contratti a tempo determinato, né il contributo incrementale dello 0,5% introdotto dal Dl 87/2018 per le at- tività previste dal Dpr 1525/1963.

Lavoo stagionale agricolo: tutte le deroghe 2024

Da un articolo di approfondimento comparso su il Sole 24 Ore si evince che

il lavoratore assunto a tempo determinato per attività stagionali abbia comunque il diritto di precedenza rispetto a nuove assunzioni a tempo determinato da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività.

Merita un cenno il ricorso alla somministrazione a termine per gestire i fabbisogni stagionali: su questo punto è intervenuta la nota 716/2023 dell’Ispettorato nazionale del lavoro: affinché un’agenzia per il lavoro possa somministrare lavoratori a termine per attività stagionali, occorre innanzitutto verificare se il contratto collettivo applicato dall’utilizzatore contenga eventuali deroghe.

Diversamente, in assenza di una specifica disciplina collettiva, si applica la normale regolamentazione della somministrazione a tempo determinato.