Il regime iva naturale per l’attività agricola è quello forfettario, basato sulle percentuali di compensazione. Il Fisco, tuttavia, permette agli imprenditori di optare anche per quello ordinario, che, in casi specifici, può essere più favorevole. La scelta vincola per un triennio ma è reversibile.

Il regime iva naturale per le attività agricole è il cosiddetto regime iva speciale, che prevede una detrazione forfettaria dell’imposta.

In pratica l’iva ammessa in detrazione non è calcolata (come, invece, avviene nel regime ordinario) sugli acquisti, ma mediante l’applicazione di percentuali di compensazione stabilite con decreto ministeriale.

Tasse e Fisco: il regime Iva per l'agricoltura

Gli obblighi contabili sono gli stessi del regime ordinario, salvo l’esonero dall’emissione dello scontrino in caso di vendita al consumatore finale.
Il fatto che il legislatore consenta all’imprenditore agricolo di optare anche per il regime ordinario, lascia presagire che ci siano circostanze in cui quest’ultimo possa essere preferibile.

Qual è il regime iva è più vantaggioso?

E soprattutto: la scelta tra l’uno e l’altro e definitiva o reversibile? Cercheremo di rispondere a queste domande, analizzando dettagliatamente i regimi iva in agricoltura, che in realtà sono tre: c’è anche quello di esonero, ma riguarda un numero limitatissimo di coltivatori.

Un esonero per pochi

I piccoli produttori agricoli, ossia quelli che nell’anno precedente hanno avuto un volume d’affari, costituito per almeno 2/3 da cessioni di prodotti agricoli, non superiore a 7.000 €, rientrano nel cosiddetto regime di esonero iva.

Essi sono esonerati dall’emissione di fatture di vendita, dalla tenuta dei registri iva e dalla presentazione delle dichiarazioni iva annuali, ma devono comunque conservati e numerati i documenti d’acquisto.

Tasse e Fisco: il regime Iva per l'agricoltura

I titolari di partita iva non esonerati che acquistano da agricoltori esonerati, dovranno emettere un’autofattura, sulla quale si applica (anziché l’aliquota ordinaria) la percentuale di compensazione specifica del prodotto.

Il superamento del limite dei 7 mila € implica la fuoriuscita dal regime di esonero a partire dall’inizio dell’anno successivo, mentre la cessazione è immediata in caso di vendita anche di prodotti non agricoli oltre il terzo.

Naturalmente l’agricoltore può anche rinunciare espressamente all’esonero. Dati i limiti stringenti, il regime d’esonero riguarda principalmente i coltivatori che producono per autoconsumo, vendendo solo una piccola parte delle eccedenze. 

Il naturale è quello a forfait

Il regime iva che il legislatore ha previsto come naturale per gli imprenditori che esercitano attività agricola ai sensi dell’art 2135 del Codice Civile è quello chiamato speciale.

Con questo regime l’iva a debito, ossia quelle sulle vendite, viene calcolata normalmente (sulle base delle aliquote a cui è assoggettato il prodotto venduto), mentre l’iva a credito ammessa in detrazione viene conteggiata applicando alle vendite le percentuali di compensazione stabilite con decreto dal Ministero dell’Economia.

Nella tabella sottostante riportiamo quelle fissate per il 2022 per alcuni prodotti agricoli.

Prodotti

Aliquota

ordinaria

Percentuale

di compensazione

Cereali 4% 4%
Ortaggi 4% 4%
Latte 10% 10%
Uova 10% 10%
Uva da vino 10% 4%
Bovini vivi 10% 9,5%
Suini vivi 10% 9,5%
Avicole 10% 7,5%

 

La tabella ci fornisce subito alcune indicazioni importanti. Ad esempio, un produttore di cereali, indipendentemente dall’ammontare delle vendite, non verserà nulla in quanto la sua percentuale di compensazione è identica all’aliquota ordinaria.

Viceversa un coltivatore di uve da vino dovrà versare un’imposta pari al 6% delle vendite totali. È, pertanto, evidente che più la percentuale di compensazione è vicina all’aliquota ordinaria e più il regime speciale è conveniente.

L’imprenditore che vende i propri prodotti agricoli in altri Paesi dell’Unione Europea ha comunque diritto a detrarre l’iva sulla base delle percentuali di compensazione, nonostante la cessione sia non imponibile per mancanza del requisito territoriale. In caso, invece, di acquisti intracomunitari per importi superiori a 10.000 € (sotto tale soglia non sia hanno obblighi iva), l’imposta viene determinata con l’aliquota ordinaria (senza applicare le percentuali di compensazione) ed è indetraibile.

Tasse e Fisco: il regime Iva per l'agricoltura

Se l’agricoltore, nell’ambito della stessa attività d’impresa, effettua anche operazioni imponibili diverse dalla cessione di prodotti agricoli, ha l’obbligo di registrarle distintamente e di indicarle separatamente in sede di liquidazione e dichiarazione iva.

Tali operazioni vengono trattate secondo le regole del regime ordinario: dall’imposta relativa alle vendite si detrae quella relativa agli acquisti dei beni (non ammortizzabili) e dei servizi utilizzati esclusivamente per l’attività in oggetto. In caso di esercizio di attività connessa, ossia complementare a quella agricola principale, l’iva da versare, per questa attività, viene determinata applicando una detrazione forfettaria pari al 50% dell’imposta relativa alle vendite.

I beni strumentali, infine, hanno un trattamento specifico nell’ambito del regime iva speciale: in caso d’acquisto l’iva è indetraibile, mentre in caso di cessione l’iva incassata deve essere interamente versata.
Si tratta, come vedremo, di un nodo importante in presenza di grandi investimenti in beni ammortizzabili.

Ordinario solo per scelta

L’imprenditore agricolo può optare volontariamente per il regime ordinario, in base al quale l’imposta da versare viene calcolata come differenza fra quella applicata (e incassata) sulle vendite e quelle pagata sugli acquisti.

La liquidazione ed il versamento dell’imposta possono avvenire mensilmente o trimestralmente, sulla base del volume d’affari annuo.
Nel regime ordinario l’iva sugli acquisti di fattori produttivi e di beni strumentali è interamente deducibile.

Inoltre, in caso di acquisti rilevanti, di importo superiore alle vendite, si genererà, nel periodo iva di riferimento, un credito da portare in detrazione nelle liquidazioni successive, fino ad esaurimento dello stesso.

Tasse e Fisco: il regime Iva per l'agricoltura

Risulta subito evidente come, in caso di grossi investimenti in beni strumentali (trattori, attrezzature agricole, fabbricati, terreni etc.) convenga optare per il regime ordinario, per almeno 2 motivi: l’iva sugli acquisti e detraibile e si può generare un credito iva da portare in diminuzioni delle liquidazioni successive.

Il passaggio dal regime speciale a quello ordinario è peraltro reversibile: l’opzione vincola per un triennio, trascorso il quale è possibile tornare al regime iva precedente.
Nel passaggio da un regime all’altro, tuttavia, va sempre effettuata, ai sensi dell’art. 19 bis del TUIR, la rettifica della detrazione per i beni strumentali non ancora ceduti al momento del cambio. 

In caso di passaggio dal regime speciale (iva sull’acquisto indetraibile) a quello ordinario(iva detraibile) ci sarà una rettifica in aumento, mentre in caso di abbandono del regime ordinario e di ritorno al regime speciale la rettifica sarà negativa.

Il regime iva più adatto lo scegli tu

In sintesi il Fisco italiano consente all’imprenditore agricolo di scegliere il regime iva più adatto alle sue esigenze, consentendogli di passare, anche temporaneamente, dall’uno all’altro in base alla convenienza economica.