Il costo di esercizio è la cartina tornasole dell’efficienza mezzi già presenti nel parco macchine, o quelli che si andranno a comperare.

Calcolare i costi di esercizio delle macchine agricole, soprattutto nel 2022, può essere un utile strumento per l’imprenditore agromeccanico per valutare l’acquisto di nuove attrezzature o di nuove tecniche nei diversi comparti agricoli.

Costi d'esercizio del trattore: aumentano sempre di più

In questo articolo vogliamo dare le informazioni generiche necessarie per il loro calcolo, il modo da fornire indicazioni ai singoli utilizzatori per le proprie realtà operative. I costi di esercizio vengono suddivisi in funzione delle singole categorie di macchine a partire dalle trattrici gommate, passando per attrezzature di uso comune quali aratri portati, erpici, seminatrici, spandiconcime, spandiletame, spandiliquame, atomizzatori o irroratrici. Partiamo dalle basi.

Il costo di esercizio delle macchine agricole è formato da due componenti principali. Di queste, una comprende voci di spesa fisse e indipendenti dall’utilizzo, mentre l’altra è variabile e proporzionalmente legata all’impiego, cioè alle unità di lavoro svolto (ha, kg, hl). Nei costi fissi sono compresi la reintegrazione del capitale investito, gli interessi (costo d’uso del capitale) e le spese inerenti ad assicurazione, ricovero, tasse.

La componente variabile comprende riparazioni, manutenzioni, consumo di materiali, manodopera addetta alla conduzione e al servizio della macchina e le spese di direzione ed amministrazione. I materiali di consumo includono a loro volta combustibili, lubrificanti (olii e grassi) e i materiali aggiuntivi eventualmente necessari alla macchina (esempio spago o rete per imballatrici).

Costi d'esercizio del trattore: aumentano sempre di più

Non tutti i lavori sono uguali

Per un calcolo rispondente alla realtà dei costi le categorie di trattrici più usate devono essere filtrate sulla modalità di impiego, che a loro volta devono essere classificate in base all’intensità, così da individuare i diversi livelli di sollecitazione e di conseguente logorio dei pneumatici.

Le classi (leggera, media, gravosa) vengono definite sia in base alla massa delle operatrici abbinate, sia al tipo di operazione effettuata. Sono classificati come leggeri i lavori abbinati ad operatrici di massa molto contenuta, quali, ad esempio, le semine tradizionali e le cure colturali, che non richiedono particolari sforzi di trazione.

In questa classe può essere compreso anche il trasferimento su strada della sola trattrice priva di attrezzature. Lo spostamento su strada della trattrice gravata di attrezzature portate o semi-portate per la preparazione secondaria dei terreni, invece, rientra nelle modalità di impiego di media intensità, come pure le lavorazioni ad esse abbinate.

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Sono definite gravose, d’altra parte, le lavorazioni di preparazione principale del terreno, come l’aratura e la ripuntatura, ma anche l’impiego di macchine combinate, talune operazioni di raccolta e i trasferimenti su strada con rimorchi o attrezzature con una massa notevole. Diverso il discorso per le operazioni eseguite con operatrici di massa non trascurabile che però richiedono sforzi di trazione molto bassi in lavoro, ma elevati in fase di manovra e di trasporto, determinando, complessivamente, un logorio medio dei pneumatici.

È il caso, ad esempio, delle zappatrici e delle vangatrici, il cui uso è stato inserito nelle condizioni di lavoro medie.

I fissi ruotano attorno alla reintegrazione

Si chiama reintegrazione la quota annuale da mettere da parte per poter recuperare il capitale iniziale che si è speso per la macchina.

Viene spesso definita anche ammortamento, ma sarebbe meglio precisare che questa seconda definizione rappresenta l’operazione finanziaria per ricostruire il capitale iniziale mediante rate costanti e posticipate, quindi sempre comprendenti una parte di interessi insieme alla quota capitale.

Per avere un valore riferito a una annata media si adotta un criterio di calcolo aritmetico che valuta il rapporto fra una differenza di valori (nuovo e di recupero) e il numero di anni di vita utile della macchina.

Sarebbe possibile anche un calcolo su base finanziaria che contempla però nozioni di matematica finanziaria, considera sempre gli interessi come se effettivamente si fosse fatto ricorso a credito esterno. Dal momento che in assenza di ricorso al credito esterno difficilmente si procede ad accantonamenti annuali, in questo caso si è preferito adottare il procedimento aritmetico.

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Questo anche perché la reintegrazione rappresenta proprio la quota di valore perso durante il processo produttivo.

Ogni impresa è realtà fiscale a sé

Altro elemento si costo costante è legato alla determinazione della quota di reintegrazione annua riguarda l’aspetto fiscale, cioè quella quota che effettivamente viene conteggiata a tali fini e che spesso risulta indipendente dalla forma di finanziamento effettivamente scelta per il capitale investito e dal reale impiego della macchina considerata.

Esistono dei coefficienti di ammortamento annuo, che vengono diversificati a seconda del tipo di impresa e quindi può accadere che macchine della medesima categoria abbiano quote di reintegrazione differenziate a causa della diversa durata economico-fiscale loro riconosciuta.

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Infatti, a parte il caso dell’impresa agricola esentata in quanto tassata in base ai redditi catastali, negli altri casi (ad esempio società ed imprese esercenti industrie agrarie diverse, di utilizzazione del bosco o esercizio di macchine agricole per conto terzi) alla medesima macchina vengono attribuiti diversi coefficienti di ammortamento. L’adozione di questi parametri, specialmente nelle imprese agromeccaniche, può rivestire una notevole importanza nella programmazione degli investimenti.

Dagli interessi al rischio incendi

Voci di rilievo dei costi fissi sono quelle riferite a interessi e assicurazioni. I primi possono essere quantificati secondo due metodologie: in presenza di finanziamento viene adottato il saggio realmente corrisposto all’Ente erogatore, altrimenti vengono valutati i saggi riscontrabili in impieghi alternativi scelti dall’operatore.

Comunque, rappresentando gli interessi il costo del capitale investito sono stati calcolati sul valore medio investito nella macchina. Nelle spese di assicurazione sono state distinte le responsabilità civili (R.C.), obbligatorie nel solo caso di circolazione stradale, dalle assicurazioni antincendio.

Non contempliamo per ora l’assicurazione per il rischio statico. Nel calcolo del costo di esercizio, per l’assicurazione antincendio si adotta generalmente un’aliquota dello 0,25% sul valore assicurato.

La quota per il ricovero

Le spese di ricovero sono quelle voci di costo costante quantificate partendo dall’area d’ingombro effettiva della macchina, maggiorata di una determinata percentuale necessaria per il posizionamento.

Si considera un come standard il costo a nuovo di strutture di ricovero di superficie compresa fra i 150 e i 250 m2, che sono notoriamente le più diffuse sia fra le aziende agricole che in quelle agromeccaniche. L’area d’ingombro è stata ottenuta dal prodotto delle due dimensioni (lunghezza e larghezza) vengono aumentate approssimativamente del 10% per gli spazi di manovra.

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Infine, moltiplicando l’area d’ingombro e una percentuale (3%) del valore a nuovo per unità di superficie del fabbricato, si ottiene la spesa sostenuta per il ricovero. Si deve considerare che aumentando le dimensioni il costo unitario diminuisce

Il mondo dei variabili

Di diversa origine le voci che compongono i costi variabili. La parte più ingente riguarda le spese di manutenzione e riparazione, può essere utile precisare che mentre le prime rappresentano l’esborso necessario per mantenere inalterate le caratteristiche funzionali della macchina in funzione dell’uso e dell’età (suddividendole poi ulteriormente in ordinarie e straordinarie a seconda che servano a limitare la perdita di efficienza o a ripristinarla sempre in funzione dell’impiego), le seconde servono a ripristinare l’efficienza perduta in seguito ad eventi casuali o non direttamente riconducibili all’uso.

Le spese di riparazione vengono espresse come percentuale sul valore a nuovo. Per quanto riguarda la manutenzione si è preso in esame solo il tempo necessario per gli interventi espresso come frazione su quello di lavoro effettivo.

Vengono di proposito trascurati i materiali utilizzati (oli, grassi, ecc) in quanto già contemplati in altre voci (carburanti e lubrificanti). Per la quantificazione del costo orario di manutenzione, limitato alla sola manodopera, si applica un un costo orario attualizzato all’anno in corso. L’incidenza del carburante si valuta con la potenza motrice della macchina, un carico motore medio intorno al 50% e un consumo specifico medio (250 g/kWh).

Per i lubrificanti si usano i parametri CRPA per il calcolo dei costi di esercizio che considera la capacità di olio al motore, gli intervalli di sostituzione e i rabbocchi necessari durante l’impiego, considerando un costo dell’olio per la lubrificazione medio attualizzato ai prezzi di mercato.

Nei materiali di consumo vengono inseriti tutti quelli costantemente utilizzati nel ciclo di lavoro: spago o reti per imballatrici, ecc. quantificati e valutati a seconda del caso.

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I fissi legati ai variabili

Nell’analisi dei costi orari, sono utili alcune considerazioni sui livelli d’impiego e sulle correlazioni fra costi fissi e variabili

Livelli d’impiego annuo molto bassi non sempre influenzano positivamente la vita utile (durata) della macchina a causa di possibili fenomeni di obsolescenza economica (macchina non più valida per motivi indipendenti dall’usura, come ad esempio cambi di tecnica).

D’altra parte, impieghi annui particolarmente elevati possono non risultare particolarmente convenienti in quanto l’accentuato deperimento economico dei primi anni ripartito su un limitato periodo d’impiego (riduzione del tempo di ammortamento) può innalzare significativamente i costi fissi.

I costi fissi e quelli variabili non possono considerarsi completamente indipendenti, specialmente se valutati durante l’intera vita utile del mezzo.

L’esecuzione più o meno accurata della manutenzione, infatti, oltre ai positivi riscontri che si possono avere sul contenimento dei costi di riparazione, ripercuotendosi sull’affidabilità del mezzo, può influenzare la vita utile, il valore di recupero e quindi di conseguenza la quota di ammortamento e gli interessi.

Dopo il calcolo dei costi fissi (euro/anno) si può calcolare rapporto con l’impiego annuo per ottenere l’incidenza oraria di queste voci di spesa (euro/h). Dalla somma fra il rapporto costi fissi e utilizzo annuo (in ore) e costi variabili in ore si ottiene il costo orario totale ai livelli d’impiego annui considerati.

Le semoventi fanno categoria a parte

Per la realizzazione del cantiere di lavoro occorre prevedere l’abbinamento con un’adeguata motrice nei cui costi di gestione sono contemplati anche le voci combustibili, lubrificanti e manodopera per la conduzione.

Nel caso di macchine dotate di motore proprio viene riportata la potenza motrice effettiva mentre l’utilizzo annuo si riferisce a valori medi per tipologia di macchina indicativi a giustificare una gestione aziendale dell’attrezzatura.

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Tali valori risultano notevolmente influenzati dal tipo di macchina, dalla modalità di gestione aziendale e dal suo impiego, quindi in alcuni casi possono essere riscontrati valori bassi con riferimento a imprese agromeccaniche o elevati per aziende agricole. Per il calcolo della vita utile si è fatto riferimento alla durata in ore/anni della macchina per determinare un periodo esente da spese di revisione e riparazione eccedenti una corretta gestione.

Per l’ottenimento del valore di recupero, espresso in percentuale sul valore a nuovo, si è utilizzato il valore di mercato riferito all’età del mezzo al momento della sostituzione.

Questioni di gomma

Nel calcolo dei costi di esercizio, rilevante importanza viene assunta dai pneumatici (ne parliamo approfonditamente proprio in questo numero di A come Agricoltura).

Bisogna considerare se si tratta di pneumatici anteriori e posteriori, i prezzi a nuovo, le durate medie in ore di lavoro e l’incidenza oraria sui costi l’esercizio.