BCS senza amministrazione straordinaria: Fulchir si ritira, il 6 novembre tavolo e sciopero
BCS senza commissario, Fulchir fuori, 6 novembre decisivo: Assolombarda, Fiom Cgil e Fim Cisl al tavolo per 430 lavoratori
La scadenza del 26 ottobre è passata senza che Fabrizio Castoldi, amministratore unico di BCS, presentasse la domanda di ammissione all'amministrazione straordinaria. Il gruppo Fulchir si è ritirato dopo avere esaminato la situazione patrimoniale della società, e l'alternativa resta l'immissione di nuova liquidità per riavviare la produzione.
Venerdì 6 novembre i sindacati sono convocati in Assolombarda per discutere le ipotesi alternative al commissariamento. Lo stesso giorno è previsto uno sciopero con presidio davanti alla sede milanese, promosso da Fiom Cgil e Fim Cisl, che coinvolge circa 430 lavoratrici e lavoratori degli stabilimenti di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara.
BCS e amministrazione straordinaria: la domanda non è ancora arrivata
L'amministrazione straordinaria avrebbe dovuto rappresentare lo sbocco naturale della crisi dopo i rinvii estivi e autunnali, ma la domanda formale non è stata depositata entro la scadenza indicata. Senza quel passaggio, la procedura che garantirebbe continuità aziendale sotto tutela giudiziaria resta bloccata, e con essa qualsiasi certezza sui tempi di riavvio degli impianti.
I tre stabilimenti del gruppo, che impiegano circa 400 lavoratori nel solo sito di Abbiategrasso, restano in questo limbo procedurale da settimane. L'Inps ha intanto avviato i pagamenti della cassa integrazione, un sollievo parziale per chi aspetta lo stipendio, ma non risolve la questione di fondo: chi gestirà la produzione e con quali risorse.
I sindacati denunciano rinvii continui nelle procedure di salvataggio e chiedono un intervento immediato. La vicenda si inserisce in un percorso già raccontato nel passaggio della scadenza del 26 ottobre che doveva evitare la liquidazione, oggi superata senza l'esito atteso.
Le alternative di Fabrizio Castoldi al commissariamento
All'incontro di venerdì, Castoldi dovrebbe illustrare le ipotesi diverse dall'amministrazione straordinaria. L'opzione più concreta resta l'ingresso di nuova liquidità da parte di un soggetto disposto a sostenere la ripresa produttiva, dopo che il gruppo Fulchir ha rinunciato all'operazione valutando i conti dell'azienda troppo compromessi.
Per la filiera della meccanizzazione agricola, concessionari compresi, la posta in gioco riguarda la disponibilità di ricambi e la continuità delle linee di motocoltivatori e trattori specializzati. Un tavolo già tenuto a Roma non aveva prodotto la svolta attesa sul piano industriale, lasciando aperta la stessa incertezza che si ripresenta ora.
Il presidio di venerdì davanti ad Assolombarda servirà anche a fare pressione perché l'incontro non si chiuda, come i precedenti, con un ulteriore rinvio. Per i circa 430 lavoratori coinvolti e per l'indotto che dipende dagli stabilimenti di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara, la data segna il punto in cui si capirà se esiste un percorso alternativo concreto o se la procedura concorsuale resta l'unica strada percorribile.
Consigliati per te
Coltiva Italia, 1,1 miliardi su bovini, olio e grano: come cambiano filiere e credito ai giovani
Kioti CK 40 da 25–50 CV: drive-over ventrale, 1.237 kg al sollevatore e 7 anni di garanzia
Irritec investe 18 milioni con UniCredit per spingere l’irrigazione di precisione tra Usa e Americhe
Midterm Usa, gli agricoltori puniscono Trump: diesel agricolo a 6,28 $ e fertilizzanti alle stelle
AGCO testa Digit nella fabbrica di Hesston: dal 2027 il robot umanoide sposterà componenti e cassoni
Frumenti pigmentati in Lombardia, 30 mesi di prove in campo e macinazione per una nuova filiera cerealicola
Una sola firma può chiudere BCS Abbiategrasso: 400 lavoratori sospesi tra 4 strade senza decisione