BCS Abbiategrasso, ultimatum di dieci giorni: 430 posti a rischio dopo il ritiro di Fulchir
BCS Abbiategrasso senza Fulchir: 430 posti in bilico, Fiom CGIL e Fim CISL spingono per l’amministrazione straordinaria
Per BCS Abbiategrasso la crisi è entrata in una fase decisiva. Senza un piano di rifinanziamento credibile, il rischio concreto è l’avvio delle procedure per il fallimento di uno dei produttori storici di trattori e motocoltivatori in Italia.
La situazione attuale segue il ritiro, formalizzato tra agosto e inizio settembre 2026, del Gruppo Fulchir dalla procedura di affitto d'azienda. La scelta ha lasciato in sospeso il destino di centinaia di lavoratori distribuiti sui tre stabilimenti di Abbiategrasso, Luzzara e Cusago. Il 5 ottobre i lavoratori hanno scioperato otto ore con presidio davanti alla sede, e le trattative sono state aggiornate al 15 ottobre.
BCS Abbiategrasso: vertenza aperta e numeri dell’occupazione
Le istituzioni regionali e locali parlano oggi di un organico complessivo di circa 500 dipendenti sui tre siti produttivi di Abbiategrasso, Cusago e Luzzara. Nelle cronache più recenti sulla vertenza vengono indicati circa 430 posti di lavoro come platea interessata dagli sviluppi immediati della crisi, un dato che fotografa la dimensione attuale del problema occupazionale.
La distinzione tra posti “a rischio” e totale dei dipendenti varia da fonte a fonte, e non tutte le ricostruzioni separano chiaramente le due grandezze. Per inquadrare la gravità della situazione può essere utile ripercorrere l'ultimatum che decide il futuro di 500 posti, un passaggio precedente della stessa crisi industriale che già indicava un perimetro occupazionale dell’ordine delle diverse centinaia di addetti.
Nelle ultime settimane si è discusso di soluzioni ponte per i lavoratori, legate al tema degli stipendi e degli ammortizzatori sociali. Le principali cronache e i comunicati istituzionali parlano di ritardi retributivi, richieste di interventi di sostegno al reddito e tavoli al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ma al momento non risultano conferme pubbliche su un accordo definito per un acconto unico di 500 euro con scadenze prefissate.
BCS, il ritiro del Gruppo Fulchir e gli scenari sulla proprietà
Il punto di svolta negativo della vertenza resta il ritiro del Gruppo Fulchir dall'operazione di acquisizione, che aveva rappresentato fino a quel momento la via più concreta per garantire continuità produttiva ai tre stabilimenti. Dopo la fumata nera, Fiom CGIL e Fim CISL hanno convocato due presidi e chiesto l'avvio dell'amministrazione straordinaria per incardinare la gestione della crisi in un quadro normativo più stabile.
La rottura con Fulchir ha spinto i lavoratori a manifestare fino al municipio di Abbiategrasso per essere ricevuti dal sindaco. È stato un segnale della tensione salita dopo mesi in cui l'azienda aveva cambiato più volte interlocutore. Lo stesso percorso accidentato era già emerso quando BCS Abbiategrasso aveva cambiato il nuovo compratore in una fase precedente della trattativa, con l’ingresso e l’uscita di diversi soggetti potenzialmente interessati.
La richiesta sindacale di amministrazione straordinaria punta a dare una cornice giuridica stabile alla gestione della crisi e a mantenere attivi i siti mentre si valuta la solidità di eventuali nuovi acquirenti industriali. Il nodo centrale resta la disponibilità di un soggetto in grado di garantire continuità produttiva e occupazionale, tema già affrontato quando si era ipotizzato un rilancio con un partner italiano per i marchi e gli stabilimenti del gruppo.
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