Colpo di scena: Fulchir ritira offerta, 430 posti a rischio
Fulchir lascia BCS, 430 posti tremano: Ferrari, Pasquali e Mosa senza newco, piano da 5-10 milioni congelato
Il gruppo Fulchir ha ritirato il 22 settembre 2026 la proposta di acquisizione di BCS, undici giorni dopo averne annunciato l'ingresso nel capitale. La decisione, presa di comune accordo con l'azienda di Abbiategrasso, chiude l'operazione che prevedeva l'affitto del ramo operativo e il rilancio produttivo previsto per ottobre.
Fulchir ha motivato il passo indietro con verifiche che avrebbero fatto emergere rischi imprevedibili per la continuità aziendale. Coinvolti i marchi BCS, Ferrari, Pasquali e Mosa e i circa 430 lavoratori che sarebbero dovuti transitare nella newco costituita per rilevare la maggioranza della società lombarda.
Perché Fulchir ha fermato l'acquisizione
Nella nota diffusa dal gruppo si legge che "non sussistono più le condizioni per il completamento dell'acquisizione della società lombarda". La formula chiude un percorso avviato l'11 settembre 2026, quando era stato annunciato l'ingresso di Fulchir nel capitale tramite una newco destinata a rilevare le quote di maggioranza.
Le verifiche approfondite condotte da Fulchir nelle settimane successive all'annuncio avrebbero rivelato criticità superiori a quelle inizialmente valutate. Il gruppo parla esplicitamente di rischi non prevedibili al momento della prima intesa, tali da rendere incompatibile il proseguimento dell'operazione così come era stata strutturata.
Il piano interrotto prevedeva un apporto di capitale compreso tra 5 e 10 milioni di euro, nuove linee di credito e l'avvio di una procedura di concordato in continuità. La produzione sarebbe dovuta ripartire a ottobre, con il pieno recupero occupazionale atteso entro l'inizio del 2028 attraverso la CIGS, la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per ristrutturazione.
Componenti, forniture e produzione: le criticità indicate
Il nodo principale riguarda la catena di approvvigionamento. Fulchir dichiara che "ci sarebbe un complessivo deperimento del sistema industriale, con rilevanti difficoltà nella disponibilità dei componenti", un quadro che coinvolge la discontinuità delle forniture e una possibile forte dipendenza da alcuni fornitori strategici di BCS.
A questo si somma la difficoltà di riattivare processi produttivi rimasti fermi durante la fase di crisi che ha preceduto la trattativa. Sono criticità che, secondo la ricostruzione fornita dal gruppo, non erano emerse con la stessa evidenza nella fase preliminare che aveva portato all'annuncio dell'11 settembre.
Con il ritiro della proposta, per BCS si apre una fase nuova mentre la questione resta sul tavolo del ministero. La vicenda si inserisce in un percorso di crisi industriale di BCS seguito da mesi, dopo che il precedente tentativo di individuare un acquirente per BCS non era arrivato a conclusione e la rete di concessionari BCS aveva già dovuto fare i conti con l'incertezza sui fornitori.
Consigliati per te
Noleggio: BigRent stringe con JCB, più macchine fino al 2028
Trattori in Germania: storico concessionario Case IH chiude
Dal 27 settembre 2026: niente 'sostenibile' senza certificazione
Addio ai due pilastri: fondo unico PAC cambia i pagamenti
Claas spende 9 milioni per stressare gli Axion 9 fino al limite
Guarda in azione le macchine forestali: prove in Calabria
Caro fertilizzanti: 136 mln da Lollobrigida, chi li riceve?
