Siccità 2026 a Salgareda, come Vivo Cantine salva la vendemmia
Vivo Cantine, Salgareda, 6.000 ettari: Franco Passador limita i danni della siccità 2026 entro le regole Prosecco Doc.
La vendemmia 2026 procede a rese ridotte ma con qualità giudicata buona in gran parte del Veneto, e nel trevigiano la gestione dell'acqua ha inciso direttamente sui risultati in campo. Vivo Cantine, la cooperativa con sede legale a Salgareda che aggrega duemila soci conferitori e gestisce seimila ettari di vigneti, ha dovuto affrontare un'estate segnata da temperature elevate e precipitazioni scarse, distribuite in modo diseguale sul territorio.
L'amministratore delegato Franco Passador ha confermato che la stagione ha imposto un monitoraggio costante dell'acqua su tutte le parcelle aziendali. Secondo Passador, l'obiettivo non era annullare gli effetti climatici avversi, ma evitare che lo stress idrico generalizzato degenerasse in una crisi irreversibile per la filiera produttiva locale, una distinzione che ha orientato le scelte operative delle ultime settimane.
Interventi differenziati vigneto per vigneto
La strategia adottata da Vivo Cantine non ha applicato un protocollo uniforme a tutta la superficie aziendale, ma ha calibrato gli interventi sulle esigenze specifiche di ogni parcella. Dove l'acqua era disponibile si è ricorsi all'irrigazione di soccorso, mentre in altre zone la gestione si è concentrata sulla riduzione delle perdite idriche già presenti negli impianti esistenti, senza nuovi investimenti immediati.
Il quadro regionale conferma la gravità della stagione: in alcune aree la vendemmia 2026 è partita circa due settimane prima della media storica per effetto di caldo e siccità, con turni notturni introdotti in diverse cantine del Nordest per anticipare la raccolta. La pressione idrica ha colpito anche ortaggi, frutta e olio, segno che il problema attraversa filiere diverse con logiche di risposta simili, dal monitoraggio dei suoli alla gestione mirata dei turni irrigui, come mostrano anche i casi di crisi idrica sul Po con mais e pomodoro a rischio.
Il piano preventivo e il vincolo del disciplinare
Per il futuro, Vivo Cantine punta a strutturare l'analisi della vulnerabilità di ogni singolo vigneto, individuando le parcelle più esposte a stress idrico ricorrente. Il piano prevede investimenti in impianti irrigui più efficienti e il miglioramento della sostanza organica del suolo per trattenere meglio l'acqua disponibile, un approccio che ricalca strategie già sperimentate nella gestione irrigua del pomodoro e nel contrasto alla siccità per il mais.
Un vincolo resta però fisso: il disciplinare del Prosecco Doc autorizza esclusivamente l'irrigazione di soccorso e vieta qualsiasi pratica di forzatura produttiva. Le cantine non possono quindi compensare il calo di resa spingendo la produzione oltre i limiti previsti, ma devono lavorare sulla qualità e sulla tenuta sanitaria delle uve entro i margini consentiti dalla denominazione, un limite che pesa proprio nelle stagioni più difficili come questa.
Approcci convergenti tra i produttori
Il confronto con altri produttori del territorio mostra strategie convergenti: chi dispone di sonde di monitoraggio a diversa profondità del terreno riesce a calibrare le irrigazioni mirate con maggiore precisione, contenendo lo stress idrico senza sconfinare nella forzatura vietata dal disciplinare. È un metodo che punta sulla misurazione puntuale più che su interventi generalizzati, riducendo gli sprechi in un'annata in cui la disponibilità d'acqua non era garantita ovunque.
La pressione della siccità sul comparto agricolo resta comunque alta oltre il perimetro della viticoltura trevigiana. Gli agricoltori hanno intanto alzato la pressione sulle istituzioni per ottenere risposte più strutturali sulla gestione idrica, mentre casi come quello del Piemonte con perdite fino al 70% per alcune aziende agricole confermano quanto la stagione 2026 abbia inciso in modo diseguale sulle diverse regioni italiane.
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