Biometano a Brescia: acciaierie ottengono il 18% del gas
34 milioni di m³ e 18% del gas: Feralpi Group, Alfa Acciai, Duferco e Green Metals Brescia saldano acciaio e campi
Sette acciaierie bresciane e dodici aziende agricole della provincia hanno firmato un accordo per 34 milioni di metri cubi di biometano all'anno, una quantità che copre circa il 18% del fabbisogno di metano delle imprese siderurgiche coinvolte. Il volume equivale ai consumi domestici di 35-40 mila abitazioni.
L'intesa coinvolge Feralpi Group, Alfa Acciai, Duferco, Industrie Riunite Odolesi, Ori Martin, Ferriera Valsabbia e Raffmetal sul fronte industriale. A coordinare il progetto sono Confindustria Brescia e il Consorzio Ramet, che riunisce 22 aziende metallurgiche del territorio. Le dodici realtà agricole aderiscono con un consumo aggregato di 250 milioni di metri cubi di gas naturale l'anno e puntano a sostituirne una quota crescente con biometano.
Come nasce la maxi filiera tra siderurgia e agricoltura
L'accordo si inserisce nel percorso Green Metals Brescia, avviato tra il 2021 e il 2022 per ridurre le emissioni delle acciaierie e fonderie locali e accelerato dalla crisi del gas russo. A marzo 2025, in occasione di Brixia Expo, le dodici aziende siderurgiche del progetto hanno firmato con il Consorzio Italiano Biogas un accordo quadro per avviare la transizione da metano a biogas e biometano.
L'intesa attuale rappresenta la fase operativa di quel percorso, con volumi e forniture definite per le sette acciaierie coinvolte. Il progetto si collega alla più ampia alleanza Green Metals Brescia, che dal 2021 mette in rete tredici imprese siderurgiche e metallurgiche del territorio con il mondo agricolo per la sostituzione progressiva del gas fossile con biometano prodotto localmente.
Il contesto nazionale conferma la direzione di marcia. In un recente evento pubblico dedicato ai Biomethane Purchase Agreements, il Consorzio Italiano Biogas ha illustrato che sono stati comunicati 60 BPAs per circa 180 milioni di metri cubi annui destinati all'industria, con una quota vicina alla metà dei volumi rivolta al settore dell'acciaio. Si tratta di dati presentati in quella sede come fotografia della pipeline di contratti in sviluppo.
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha definito il biometano una risorsa strategica sia per la decarbonizzazione sia per la sicurezza energetica, sottolineandone il ruolo anche per il comparto agricolo. Il messaggio, ribadito in un intervento del 17 settembre 2026, colloca le filiere come quella bresciana tra gli strumenti chiave per raggiungere gli obiettivi nazionali ed europei sul biometano.
Volumi, contratti e regia industriale del biometano agricolo
Per le dodici aziende agricole bresciane l'accordo significa ricavi stabilizzati su un orizzonte pluriennale, condizione che rende sostenibili gli investimenti necessari per riconvertire gli impianti a biogas esistenti in unità di upgrading verso il biometano. La cornice normativa che rende possibile questo passaggio è il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, attuativo della direttiva UE 2018/2001. A questo si affianca il decreto ministeriale del 15 settembre 2022 sugli incentivi alla produzione di biometano e sulla riconversione degli impianti esistenti.
Sul piano tecnico, la connessione alla rete gas segue le condizioni fissate dai provvedimenti ARERA, che disciplinano l'immissione del biometano prodotto da matrici agricole e zootecniche. Il quadro nazionale mostra un'accelerazione misurabile nella produzione, con la relazione del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica che quantifica in 427 milioni di metri cubi la produzione italiana di biometano nel 2025, in crescita rispetto ai 388 milioni del 2024. Si tratta di un indicatore concreto della rapidità con cui contratti come quello bresciano trovano base produttiva.
L'intesa bresciana si colloca infine nel perimetro del programma europeo REPowerEU, che punta a 35 miliardi di metri cubi di biometano l'anno entro il 2030 in tutta l'Unione. Il mercato degli impianti agricoli è nel frattempo entrato in una fase di consolidamento proprietario, con portafogli di biodigestori del Nord Italia già passati a grandi operatori energetici. Questo elemento incide direttamente sulla capacità delle aziende agricole indipendenti di negoziare accordi di fornitura a lungo termine con clienti industriali come le acciaierie bresciane.
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