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Tassa CO2: ok per acciaio e alluminio, imprese senza scudo

464 sì al Cbam, articolo 27a cancellato: Parlamento europeo avanti, Copa, Cogeca e Confagricoltura in allarme senza scudo prezzi

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Il Parlamento europeo ha votato con 464 voti favorevoli, 50 contrari e 159 astensioni l'estensione del Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere che fissa un prezzo sulle emissioni incorporate nelle merci importate, a una lista più ampia di prodotti finiti in acciaio e alluminio. Il voto apre i negoziati con il Consiglio, ma lascia fuori dal testo una clausola che agricoltori e trasformatori chiedevano per difendersi dai rincari improvvisi delle materie prime.

Cosa cambia con l'estensione del Cbam

La proposta approvata amplia l'applicazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere oltre le materie prime di base già coperte, come ferro, acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti ed energia elettrica, a una serie di prodotti a valle: elementi di fissaggio, fili metallici, molle e articoli per la casa in acciaio e alluminio. È un elenco più largo di quello proposto inizialmente dalla Commissione europea, e riflette la linea che il Consiglio dell'Unione europea aveva già indicato nella posizione del 12 giugno 2026, quando aveva perfezionato la lista dei nuovi prodotti soggetti al Cbam e affidato alla Commissione un riesame annuale per includere ulteriori beni a valle, come riportato dal Consiglio dell'Unione europea.

Tassa sulla CO2, estensione del Cbam e stop alla clausola prezzi
l Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sull'estensione del Cbam ai prodotti a valle in acciaio e alluminio. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Gli eurodeputati hanno anche chiesto un'esenzione per i flussi di energia elettrica provenienti da Paesi extra Ue quando servono ai gestori delle reti per mantenere la stabilità del sistema. Si tratta di un punto tecnico ma rilevante per chi in agricoltura dipende da forniture elettriche transfrontaliere per le strutture aziendali. Il quadro giuridico di riferimento resta il Regolamento (UE) 2023/956, che ha istituito il Cbam prevedendo un'introduzione graduale del prezzo del carbonio e demandando a atti successivi l'eventuale estensione ai prodotti finiti, passaggio che il voto del 15 settembre 2026 comincia ora a percorrere.

La clausola di salvaguardia respinta e le sue conseguenze

Il punto più contestato riguarda l'articolo 27a, la misura di salvaguardia proposta dalla Commissione che avrebbe permesso di escludere temporaneamente determinati beni dal Cbam in caso di shock dei prezzi. Il Parlamento l'ha respinta, proponendo in alternativa di destinare in modo temporaneo i proventi del Cbam sui beni colpiti ai settori interessati dai rincari. È stata eliminata anche la possibilità di usare crediti di carbonio, questione rinviata alla prossima revisione del sistema Ets, il sistema di scambio di quote di emissione.

Per Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli-FederlegnoArredo, l'eliminazione dell'articolo 27a «priva il sistema di uno strumento di flessibilità importante per intervenire in presenza di circostanze eccezionali». Le aziende del comparto pannelli importano urea e restano esposte a variazioni di prezzo senza una rete di protezione dedicata. Copa e Cogeca, che rappresentano gli agricoltori e le cooperative agricole europee, hanno sottolineato che la clausola «avrebbe potuto proteggere gli agricoltori dall'impatto dei prezzi eccezionalmente elevati dei fertilizzanti in tempi di crisi», un rischio già segnalato quando l'Unione europea aveva sospeso i dazi sui fertilizzanti per contenere gli aumenti dei costi produttivi.

Coldiretti e Confagricoltura si sono espresse sulla stessa linea. Confagricoltura ha avvertito che l'eliminazione della clausola «rischia di gravare sulla capacità produttiva europea e di trasferire ulteriori rincari sui prezzi alimentari per i consumatori finali». Il timore condiviso dalle organizzazioni agricole è che, senza un meccanismo di salvaguardia, le crisi geopolitiche, come quella mediorientale già citata come acceleratore dei rincari, si traducano direttamente in costi più alti per chi coltiva e alleva, senza strumenti di attenuazione a breve termine.

Il Fondo per la decarbonizzazione e i fertilizzanti

Parallelamente al voto sul Cbam, il Parlamento europeo ha adottato con 433 voti favorevoli, 97 contrari e 146 astensioni la sua posizione sul Fondo temporaneo per la decarbonizzazione, pensato per proteggere i produttori dell'Unione sui mercati di esportazione. I deputati hanno chiesto di anticipare l'erogazione del sostegno dal 2027, e non dal 2028 come previsto inizialmente, fino al 2029, e di estenderne la portata ai produttori di fertilizzanti e agli operatori che sostengono costi più elevati legati al carbonio.

Tra i prodotti che gli eurodeputati vogliono rendere ammissibili al Fondo figurano urea, nitrato di ammonio e solfato di ammonio, considerati strategici per la sicurezza alimentare europea. La richiesta del Parlamento è che tutte le imprese che utilizzano beni soggetti al Cbam nella propria produzione possano beneficiare del sostegno, un perimetro più ampio di quello inizialmente previsto dalla Commissione. Il tema si inserisce in un percorso più largo di sostegno al settore, che a livello nazionale passa anche dai fondi Ue per l'agricoltura italiana, già richiamati nel dibattito politico nazionale.

I prossimi passi e il contesto normativo nazionale

Con l'adozione della sua posizione, il Parlamento europeo avvierà ora i negoziati con gli Stati membri dell'Unione per definire il testo finale su Cbam e Fondo per la decarbonizzazione. L'esito di questi negoziati determinerà se e come una misura simile all'articolo 27a possa essere reintrodotta, e con quali tempistiche entrerà in vigore l'estensione ai prodotti a valle in acciaio e alluminio rispetto all'attuale perimetro. Nel frattempo, la fase operativa del Cbam continua a basarsi sul Regolamento (UE) 2023/956 e sulle sue norme attuative, mentre l'estensione ai prodotti finiti resta oggetto di confronto legislativo tra Parlamento e Consiglio.

Sul fronte nazionale, il governo italiano ha già indicato, nel Dossier n. 169 DE del Senato sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2026, l'intenzione di sostenere a livello europeo l'ampliamento del Cbam ai prodotti a valle ad alta intensità di acciaio e alluminio, in linea con la posizione ora approvata dal Parlamento. Secondo le organizzazioni agricole, questo orientamento dovrà però confrontarsi con la necessità di mantenere presidi contro gli shock dei prezzi, tema che aveva già creato tensioni su altri dossier commerciali come l'accordo Mercosur, dove l'Europarlamento aveva frenato su questioni analoghe di protezione dei produttori europei dai rincari delle materie prime importate.