Sfruttamento in Sardegna: imprenditore denunciato, multa 40.400€
Oristano, Nucleo Ispettorato del Lavoro, carabinieri: due anni senza ferie, alloggio senza bagno, conto da 40.400 euro
Due lavoratori extracomunitari senza permesso di soggiorno, impiegati per circa due anni senza un solo giorno di riposo o ferie: è quanto ha accertato il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei carabinieri in un'azienda agricola della provincia di Oristano. L'imprenditore è stato denunciato per sfruttamento del lavoro dopo un'ispezione che ha portato alla luce anche le condizioni abitative dei due dipendenti.
I lavoratori vivevano in una struttura priva di bagno e in condizioni igienico-sanitarie precarie, all'interno del fondo agricolo. Alla denuncia penale si sono aggiunte sanzioni per oltre 40.400 euro complessivi, tra importi penali e amministrativi: un conto che pesa sull'azienda quanto la contestazione stessa e che segnala il livello di rigore raggiunto dai controlli nel comparto.
Cosa è stato contestato all'imprenditore oristanese
L'accertamento ha riguardato tre profili distinti e cumulabili: lavoro nero (i due dipendenti non risultavano assunti con alcun contratto), la privazione sistematica di riposi e ferie per un periodo di circa due anni, e l'alloggio in condizioni igienico-sanitarie inadeguate. A questi elementi si aggiungono la mancata redazione del Documento di valutazione dei rischi e un impianto di videosorveglianza installato senza le prescritte autorizzazioni.
Le sanzioni penali, superiori a 2.600 euro, si riferiscono alle violazioni sulla regolarità del rapporto di lavoro e sul soggiorno dei lavoratori extracomunitari, privi di permesso. Quelle amministrative, oltre 37.800 euro, colpiscono invece le irregolarità su orario, riposi e condizioni abitative, oltre alle violazioni in materia di sicurezza e controllo a distanza: un impianto sanzionatorio che oggi si somma facilmente quando i controlli rilevano più violazioni nello stesso accertamento.
Il caso arriva in un momento in cui i controlli contro sfruttamento e caporalato si intensificano su più fronti regionali, dalla Calabria alla Sardegna, con blitz che coinvolgono i controlli in agricoltura nel 2026 contro il caporalato e verifiche mirate su contratti, sicurezza e alloggi dei braccianti stagionali. La stagione estiva è diventata il periodo principale per queste campagne coordinate.
Obblighi su contratti, alloggi e tracciabilità: cosa verificano gli ispettori
Le ispezioni del lavoro in agricoltura seguono oggi protocolli che incrociano più fonti: contratti depositati, buste paga, orari effettivi di lavoro e condizioni abitative offerte ai braccianti. La tracciabilità dei pagamenti è diventata un elemento chiave delle verifiche, perché un salario versato in contanti senza riscontro bancario è spesso il primo indizio di irregolarità più ampie in azienda.
Sul fronte degli alloggi, la normativa richiede condizioni igienico-sanitarie minime, con servizi igienici funzionanti, spazi adeguati e sicurezza degli impianti elettrici. La struttura trovata nell'Oristanese, priva di bagno e con evidenti carenze igieniche, rappresenta esattamente il tipo di violazione che gli ispettori sono istruiti a rilevare durante i sopralluoghi in azienda, insieme agli aspetti di sicurezza sul lavoro.
Le aziende agricole possono oggi utilizzare diversi strumenti di autoverifica documentale per monitorare la regolarità di rapporti di lavoro e appalti. La prevista banca dati INPS contro il caporalato non è però ancora operativa, in attesa del decreto interministeriale che ne disciplini l’utilizzo: si tratta quindi, al momento, di un progetto in corso e non di un supporto già disponibile in azienda.
Il contesto: controlli in crescita su tutto il territorio
Il caso oristanese non è isolato: nella stessa settimana un’operazione distinta ha riguardato la Piana di Sibari, con 20 fermi eseguiti dai carabinieri su delega della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro per associazione a delinquere, sfruttamento del lavoro, riduzione in schiavitù ed estorsione. Si tratta di un’indagine su reti criminali strutturate, con collegamenti anche fuori dalla Calabria.
Le inchieste sulla Sibaritide hanno infatti interessato più province italiane e coinvolto anche cosche di ’ndrangheta locali, con ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta di migranti su scala nazionale. In questo quadro, le organizzazioni sindacali del settore agroalimentare chiedono un ulteriore ampliamento dei controlli, ritenendo insufficiente il livello attuale di vigilanza sul territorio agricolo.
Parallelamente, a livello istituzionale sono allo studio misure per l'abitare agricolo dignitoso e il rafforzamento degli strumenti di contrasto allo sfruttamento lavorativo, discusse anche in sede di tavolo ministeriale sul caporalato in agricoltura. Per le aziende agricole, il quadro che ne emerge è quello di controlli sempre meno episodici e sempre più sistematici, con conseguenze economiche che possono superare rapidamente le decine di migliaia di euro.
Consigliati per te
Notte tra amici: 23enne schiacciato da trattore a Ca' Noghera
Non perdere la cauzione alle aste telematiche: guida pratica
Gaza: il 97% delle terre coltivabili è fuori uso
Allarme in Sardegna: oltre 1.000 vitelli bloccati
Negrar, sbancamenti illegali: denunciati per nuovo vigneto
John Deere legge proteine e olio del raccolto in tempo reale
Vendemmia 2026: serbatoi pieni, 42,6 milioni di ettolitri
