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Doppio prezzo del latte: Confagricoltura lancia l'allarme

Il Regolamento UE 2019/633 e i costi Ismea spingono Confagricoltura a chiedere prezzi del latte agganciati ai reali conti di stalla

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Foto di: OmniTrattore.it

Confagricoltura Milano, Lodi, Monza e Brianza ha preso posizione contro il doppio prezzo del latte, chiedendo che il valore riconosciuto agli allevatori sia calcolato sui costi reali di produzione. La presa di posizione arriva in un momento segnato dalla crisi del caseificio bresciano Bresciangrana, che nelle prime settimane di agosto ha sospeso il ritiro del latte dai conferenti per poi riprenderlo a un valore di circa 36 centesimi al litro, con il latte oltre la quota 2025 liquidato attorno ai 24 centesimi al litro.

A guidare la richiesta è Danilo Barbaglio, presidente della sezione lattiero-casearia dell'organizzazione e vicepresidente, in una regione che pesa quasi la metà della zootecnia da latte nazionale. La Lombardia produce circa 6,1 milioni di tonnellate di latte all'anno, il 46% del totale italiano, e proprio qui si misura l'effetto concreto dell'intesa firmata il 24 giugno: prezzo alla stalla fissato tra 48 e 50 centesimi al litro per il secondo semestre, ma garantito solo sui volumi prodotti nel 2025. Il latte eccedente viene liquidato a valori molto più bassi.

Latte, perché Confagricoltura boccia il doppio prezzo
La Lombardia concentra circa il 46% della produzione italiana di latte e rappresenta il principale bacino nazionale per la zootecnia da latte OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

La proposta di Confagricoltura sui prezzi legati ai costi

Il meccanismo del doppio prezzo, secondo Barbaglio, lascia scoperta proprio la produzione aggiuntiva, quella che le stalle mettono sul mercato quando i volumi garantiti non bastano a coprire i costi fissi. Nel caso Bresciangrana questo si è tradotto, sul latte consegnato oltre la quota 2025, in pagamenti attorno ai 24 centesimi al litro, contro i 48-50 centesimi riconosciuti sui volumi 2025, con un divario che mette in difficoltà la copertura dei costi aziendali.

"Stiamo attraversando una fase delicata e credo sia necessario leggerla senza allarmismi, ma anche senza nascondere le criticità", ha dichiarato il presidente della sezione lattiero-casearia. La richiesta operativa è di ancorare il prezzo a un costo di produzione elaborato con criteri rigorosi e aggiornati, anche attraverso le elaborazioni Ismea, l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, che già scompone i costi aziendali in voci verificabili: alimentazione, manodopera, energia, ammortamenti, benessere animale e adeguamenti ambientali. "Il nostro primo obiettivo deve essere quello di garantire alle aziende una remunerazione adeguata", ha aggiunto Barbaglio.

Il tema si inserisce in un quadro normativo già esistente: il Regolamento (UE) 2019/633 sulle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare stabilisce un perimetro vincolante per i rapporti contrattuali tra produttori e acquirenti, applicato in Italia anche dal MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Confagricoltura richiama questo contesto per sostenere che il doppio prezzo non è solo una questione di equità, ma di conformità a un metodo già tracciato dalla normativa europea.

Costi reali degli allevamenti e impatto su margini e prezzi

Sul lato dei costi, l'estate 2026 ha aggravato lo squilibrio che la proposta di Confagricoltura intende correggere. Le ondate di calore hanno spinto i costi energetici delle imprese zootecniche fino a +30%, mentre l'irrigazione, tra consumo di acqua e gasolio, è salita oltre lo stesso livello: due voci che pesano direttamente sul raffreddamento del latte e sulla climatizzazione delle stalle.

Sul fronte alimentare la pressione non è minore: erba medica e fieni di prato stabile costano tra il 15% e il 25% in più rispetto alla media degli ultimi cinque anni, mentre l'insilato di mais ha risentito dei rincari su seme, concimi e trattamenti. Chi programma la razione invernale per le vacche da latte deve fare i conti con margini già erosi prima ancora di vendere il latte prodotto, come descritto anche nell'analisi sui costi dei mangimi e le strategie per il 2026.

La produzione stessa ne ha risentito: nelle stalle la riduzione media tra giugno e luglio ha superato il 20%, con casi negli alpeggi piemontesi passati da 7-8 a 2-3 quintali al giorno, un effetto già segnalato per il comparto lattiero anche negli allarmi di Coldiretti su caldo e siccità. Un prezzo ancorato ai costi reali, sostiene Barbaglio, permetterebbe di assorbire meglio queste oscillazioni stagionali senza scaricarle solo sull'allevatore, come già discusso nel confronto sul precedente accordo trimestrale sul prezzo del latte.

Il nodo, per Confagricoltura, non riguarda solo il valore attuale del litro di latte ma il criterio con cui verrà fissato nei prossimi contratti, in una fase in cui altre aree produttive segnalano tensioni analoghe, come nel caso del prezzo del latte fissato in Puglia a 55 centesimi. In Lombardia, inoltre, la vicenda Bresciangrana e la convocazione da parte di Regione Lombardia di un Tavolo latte per l'inizio di settembre 2026 confermano che il tema del doppio prezzo è già al centro del confronto tra imprese, organizzazioni agricole e istituzioni. "La vera sfida non è soltanto stabilire quanto vale oggi un litro di latte", ha concluso Barbaglio, "è decidere quale futuro vogliamo dare alla produzione di latte in Lombardia".