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La rete che rivoluziona gli allevamenti: Fedana al centro

15 enti, 150 razze, 30.000 allevamenti: Fedana lega M3GE, Coltivaitalia e banca dati unica zootecnica

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Foto di: OmniTrattore.it

Quindici enti selezionatori, nove specie animali, oltre 150 razze domestiche gestite in circa 30.000 allevamenti: sono i numeri con cui Fedana, la Federazione Nazionale delle Associazioni di Razza e Specie, si presenta come la più ampia rete di questo tipo in Europa. La federazione nasce dal riassetto imposto dal decreto legislativo 52/2018, che ha trasformato le vecchie associazioni nazionali allevatori in enti selezionatori autonomi.

Per chi gestisce un allevamento bovino, suinicolo, ovicaprino o avicolo, il cambiamento non è solo organizzativo. Fedana coordina i programmi genetici delle singole associazioni mantenendo la loro autonomia decisionale, e si intreccia ora con le misure in discussione a livello nazionale sulla banca dati unica zootecnica previste dal disegno di legge Coltivaitalia, con possibili conseguenze dirette su come si registrano e si tracciano gli animali in stalla una volta completato l’iter.

Fedana, come la nuova rete ridisegna la zootecnia italiana
Fedana riunisce 15 enti selezionatori, nove specie e oltre 150 razze domestiche, coordinando una rete che coinvolge circa 30mila allevamenti italiani. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Fedana, come nasce la nuova rete della zootecnia italiana

Il decreto legislativo 52/2018 ha ridisegnato l'architettura del sistema allevatoriale italiano, imponendo alle vecchie associazioni nazionali allevatori di trasformarsi in enti selezionatori autonomi per ciascuna razza o specie di competenza. Da quel riassetto è nata Fedana, con il compito di tenere insieme una rete che altrimenti rischiava di frammentarsi in quindici soggetti scollegati tra loro.

La federazione funziona come una cabina di regia: non sostituisce le singole associazioni, ma ne coordina l'azione su temi comuni, dalla genetica alla sostenibilità ambientale del settore. Le Associazioni Nazionali restano titolari dei programmi genetici per la propria razza, con finalità che possono essere di selezione (migliorare le produzioni) o di conservazione (tutelare un patrimonio a rischio).

Tra le iniziative che rientrano in questa cornice c'è il progetto M3GE, che coinvolge sei organizzazioni di allevamento di Italia, Irlanda e Gran Bretagna sul tema dell'efficienza alimentare: la raccolta di misure su circa 13.000 animali fenotipizzati offre una base dati per affinare la selezione genetica in un'ottica di riduzione dei costi di alimentazione, un fronte che si lega alle strategie più ampie di contenimento dei costi dei mangimi in azienda.

Gli enti selezionatori e la genetica per l'Italia nelle mani di Fedana

Martino Cassandro, indicato come direttore tecnico di Fedana, ha chiarito che per le razze cosmopolite l'obiettivo è costruire una "genetica per l'Italia" orientata alle esigenze delle filiere produttive nazionali, senza però perdere di vista la tutela delle razze autoctone. È un equilibrio delicato: da un lato la competitività internazionale, dall'altro il patrimonio genetico locale che rischia di essere marginalizzato dai flussi genetici globali.

Un esempio concreto di questo doppio binario arriva da Anacli, l'associazione dedicata alle razze Charolaise e Limousine, che dal 25 al 27 settembre 2026 organizza a Ragusa la Mostra Regionale del Libro Genealogico: un appuntamento che mette in vetrina il lavoro di selezione su razze da carne diffuse in tutta la filiera zootecnica nazionale, e che si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione delle filiere proteiche italiane.

Sul fronte normativo, il disegno di legge Coltivaitalia, approvato in prima lettura alla Camera il 6 agosto 2026 e ora all'esame del Senato, prevede l'istituzione di una banca dati unica zootecnica presso il Ministero della Salute, con l'inserimento del fascicolo zootecnico nel Sistema informativo agricolo nazionale. La misura, una volta approvata in via definitiva e finanziata, punta a semplificare la gestione dei dati di allevamento e a velocizzare i pagamenti dei contributi alle aziende, mentre un sistema parallelo di controlli con risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica è previsto per rafforzare la verifica dell'origine delle produzioni contro le imitazioni del Made in Italy.

Questi strumenti di tracciabilità si affiancherebbero a un quadro europeo già consolidato: l'articolo 11 del Regolamento (UE) 2017/625 impone alle autorità competenti di pubblicare ogni anno i dati sui controlli ufficiali, comprese non conformità e sanzioni, un obbligo di trasparenza che la futura banca dati zootecnica italiana potrà alimentare con informazioni più granulari sugli allevamenti. Per le aziende con allevamento integrato, l'effetto pratico potrà essere una raccolta dati più strutturata, che si somma alle trasformazioni già in corso su fronti come il recupero energetico dei reflui in azienda mista e le tecnologie di gestione del pascolo con recinzioni virtuali.