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Latte pugliese, sotto 55 centesimi gli allevatori in rosso

Confagricoltura Puglia alza il muro, 55 centesimi contro 51; Antonello Bruno chiama in causa Regione Puglia e Dlgs 198/2021

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Foto di: OmniTrattore.it

Il confronto sul prezzo del latte alla stalla in Puglia si sposta su un terreno più duro. Confagricoltura Puglia respinge la proposta di 51 centesimi al litro indicata dagli industriali al termine dell’ultimo tavolo regionale sul comparto lattiero-caseario e fissa a 55 centesimi al litro la soglia minima per una produzione ritenuta sostenibile nelle aziende zootecniche pugliesi. L’organizzazione agricola avverte che valori inferiori non coprono i costi di stalla e rischiano di trasformare la produzione di latte in un’attività strutturalmente in perdita.

Il nodo del prezzo tra 51, 52 e 55 centesimi

Per Confagricoltura Puglia, il punto centrale della vertenza non è la sola distanza tra 51 e 55 centesimi al litro, ma la capacità del prezzo di coprire effettivamente i costi delle stalle regionali.

Prezzo del latte in Puglia e soglia dei 55 centesimi
Un prezzo del latte sotto i 55 centesimi al litro mina la sostenibilità delle aziende zootecniche pugliesi. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

 L’organizzazione ricorda che già nei mesi scorsi aveva indicato 52 centesimi al litro come una semplice soglia di “sopravvivenza” e non come livello in grado di assicurare una reale sostenibilità economica alle imprese. In questo quadro, il prezzo di 51 centesimi al litro emerso dall’ultimo tavolo convocato dalla Regione Puglia viene giudicato insufficiente a garantire continuità produttiva in un comparto che, secondo Confagricoltura, è da mesi sotto pressione per l’aumento dei costi di produzione, la compressione dei margini e gli squilibri nella distribuzione del valore lungo la filiera lattiero-casearia.

Secondo quanto riferito da Confagricoltura, durante l’incontro in Regione gli industriali avrebbero confermato la disponibilità a riconoscere non più di 51 centesimi al litro, mentre la Regione Puglia avrebbe indicato questo valore come possibile punto di equilibrio dell’intesa. L’organizzazione agricola però ribadisce che, al di sotto dei 55 centesimi al litro, non ritiene possibile parlare di produzione sostenibile nelle aziende da latte pugliesi.

Una posizione che si inserisce in un quadro nazionale di tensione sui prezzi del latte, già emerso in altre trattative, come mostrato da precedenti accordi di periodo sul prezzo del latte e dagli allarmi lanciati dagli allevatori sul crollo dei listini alla stalla in diverse regioni italiane.

La posizione di Confagricoltura Puglia e le critiche alla filiera

Il presidente di Confagricoltura Puglia, Antonello Bruno, rivendica una posizione netta sull’asticella dei 55 centesimi al litro come limite minimo per tenere in equilibrio i conti delle stalle.

Confagricoltura Puglia è oggi l'unica organizzazione a sostenere con chiarezza che sotto i 55 centesimi al litro non è possibile produrre latte in modo sostenibile nella nostra regione – afferma –. Anche considerando i premi qualità, una cifra inferiore non copre i costi sostenuti dalle aziende e non offre alcuna prospettiva di tenuta economica a un comparto che da mesi affronta rincari, margini compressi e forti squilibri nella distribuzione del valore lungo la filiera.

La soglia indicata viene quindi presentata non come obiettivo massimalista, ma come riferimento minimo per non lavorare sistematicamente in perdita.

Confagricoltura Puglia esprime apprezzamento per l’impegno dell’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, ma ritiene che, allo stato attuale, gli sforzi non siano ancora sufficienti a garantire la continuità del settore lattiero-caseario regionale. Bruno sottolinea inoltre il dissenso rispetto alla posizione di altre rappresentanze agricole e dell’Ara Puglia, considerate disponibili ad accettare un prezzo di 52 centesimi al litro.

Significa dire agli allevatori pugliesi che possono continuare a lavorare in perdita, indebitarsi e chiudere in silenzio. Confagricoltura Puglia non intende avallare un prezzo che mortifica il lavoro degli allevatori e mette a rischio il futuro della zootecnia regionale,

dichiara il presidente, legando in modo diretto il livello del prezzo alle prospettive di medio periodo delle stalle pugliesi.

Pratiche commerciali sleali e rischio di recessi unilaterali

Nella lettura di Confagricoltura Puglia, la vertenza sul prezzo del latte non esaurisce tutti i problemi aperti nella filiera regionale. L’organizzazione segnala che restano sul tavolo anche le questioni legate alle presunte pratiche commerciali sleali, ai possibili recessi unilaterali dai contratti e ad altri comportamenti che, qualora accertati dagli organi competenti, potrebbero configurare violazioni della normativa in vigore sui rapporti commerciali nell’agroalimentare. Il riferimento diretto va al Decreto Legislativo 198 del 2021, che vieta modifiche unilaterali dei contratti e l’imposizione di condizioni ritenute gravose o squilibrate nelle relazioni tra operatori della filiera.

Alla luce di queste preoccupazioni, Confagricoltura annuncia di essere pronta a presentare esposti e ad avviare tutte le iniziative ritenute necessarie presso le sedi competenti per difendere le aziende associate. L’organizzazione chiede nello stesso tempo all’assessorato regionale all’Agricoltura di valutare azioni concrete, compresi eventuali esposti all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), con l’obiettivo dichiarato di riportare il confronto ai reali costi di produzione del latte.

Secondo Confagricoltura, un intervento netto sulle eventuali pratiche scorrette sarebbe indispensabile per ristabilire condizioni minime di equilibrio tra stalle e industria di trasformazione, in un contesto in cui il settore lattiero è già interessato da crisi strutturali che incidono anche sulle scelte di investimento in meccanizzazione e tecnologie di allevamento.

Richiesta di prezzo allineato ai costi e tutela del marchio Puglia

Il punto di arrivo della posizione di Confagricoltura Puglia è una richiesta chiara: ripartire dalla ricostruzione dei costi reali di produzione e fissare il prezzo del latte alla stalla di conseguenza. Nella visione dell’organizzazione, un prezzo sotto i 55 centesimi al litro non consente di coprire le voci principali di spesa delle aziende da latte pugliesi, dalla gestione delle strutture alla razione alimentare, fino all’energia e alla manodopera. Il timore espresso è che il permanere di listini a 51 o 52 centesimi al litro spinga ogni anno un numero crescente di allevatori a ridurre la mandria o a uscire completamente dal comparto, con impatti diretti anche sulla tenuta della base produttiva locale.

Su questo punto Bruno collega il tema del prezzo alla valorizzazione commerciale del marchio territoriale.

Il latte – conclude – non può essere pagato a un prezzo che condanna le aziende a produrre in perdita mentre gli industriali valorizzano il marchio Puglia dichiarando di utilizzare esclusivamente latte della regione.

La critica è rivolta al rischio che l’origine pugliese del latte venga utilizzata come leva di marketing a valle, senza che il valore aggiunto riconosciuto dal consumatore trovi un adeguato riscontro nel prezzo corrisposto agli allevatori. Per chi opera in stalla, la trattativa in corso viene quindi letta non solo come un negoziato di breve periodo, ma come un passaggio chiave per stabilire se l’allevamento da latte in Puglia possa restare un’attività economicamente sostenibile nei prossimi anni.