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Egitto hub agricolo: opportunità per le imprese italiane

Farouk rilancia l’Egitto, 9,5 milioni di tonnellate export nel 2025; Damietta-Trieste, AICS Il Cairo e CIHEAM Bari sul tavolo.

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Foto di: OmniTrattore.it

L’intervista di metà agosto al ministro egiziano dell’Agricoltura Alaa Farouk rilancia l’Egitto come piattaforma per chi vuole servire i mercati africani, con un settore agricolo che nel 2025 ha esportato circa 9,5 milioni di tonnellate di prodotti per 11,5 miliardi di dollari. Una quota stimata intorno al 25% è già diretta verso l’Unione europea.

Farouk indica l’Egitto non più solo come mercato di sbocco, ma come base produttiva ed esportatrice per le imprese italiane interessate alla regione nordafricana e mediorientale. Sul tavolo ci sono grandi progetti nazionali, cooperazione tecnica con l’Italia e l’Unione europea e un crescente uso di accordi commerciali e infrastrutture logistiche dedicate, come la linea RoRo Damietta-Trieste.

Egitto, la porta africana che interessa l’agricoltura italiana
L’Egitto punta a trasformare la propria agricoltura in una piattaforma produttiva ed esportatrice verso Europa e Africa: nuovi terreni irrigui, investimenti nella filiera e collegamenti logistici come il corridoio Damietta-Trieste rafforzano il ruolo del Paese nei flussi agroalimentari mediterranei OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Egitto hub per l’Africa

L’Egitto viene proposto come hub agricolo perché abbina un’ampia base produttiva, sostenuta da progetti come “Future of Egypt”, New Delta e Toshka, con una strategia esplicita di agricoltura orientata all’export. Il governo punta a un modello ad alta produttività e sostenibile, in grado di rifornire sia il mercato interno sia i paesi africani vicini.

Un elemento chiave è la posizione geografica sul Mediterraneo e sul Mar Rosso, che consente collegamenti marittimi verso Europa, Nordafrica e area MENA. In questo quadro si inserisce la linea RoRo tra i porti di Damietta e Trieste, già operativa per il trasporto di prodotti agricoli, che crea un corridoio diretto con l’Italia e collega rapidamente le catene del freddo fra i due sistemi portuali.

La cooperazione con l’Unione europea sulla sicurezza alimentare, dove l’Italia funge spesso da paese attuatore, rafforza il posizionamento egiziano come fornitore regionale. Programmi multi-annuali in corso trattano l’Egitto come produttore di riferimento per derrate agricole mediterranee, con l’obiettivo di stabilizzare approvvigionamenti e prezzi in un contesto di mercati cerealicoli globali sempre più volatili.

Opportunità per le imprese agricole italiane

Le opportunità citate per le imprese italiane nascono da un lato dalla domanda interna egiziana, dall’altro dalla possibilità di usare il paese come piattaforma verso l’Africa. Il ministro Farouk ha ribadito l’apertura a partnership con imprese private italiane lungo la filiera, dall’agroindustria alla zootecnia, in linea con la Strategia agricola 2030 che promuove investimenti esteri.

In ambito sementiero il programma EU-KAFI, finanziato dall’Unione europea e gestito da AICS Il Cairo con il supporto tecnico di CREA, punta a modernizzare registrazione varietale, analisi e certificazione. Le imprese italiane attive in genetica vegetale e servizi di controllo qualità trovano quindi un quadro regolatorio in avvicinamento agli standard europei, prerequisito per sviluppare filiere in Egitto orientate all’export.

Nel settore zootecnico il piano egiziano per ampliare stazioni basate su bufalo ad alta produttività frutto di incroci egizio-italiani apre spazio a forniture di genetica, mangimi specializzati e consulenza gestionale. L’espansione dell’offerta di carne e latte locale si collega inoltre ai movimenti dei mercati mondiali dei cereali e dei mangimi, rilevanti per chi opera anche nel trading di materie prime.

Partnership e accordi commerciali

Il ruolo degli accordi di cooperazione è centrale nel progetto descritto. Nel campo dello sviluppo rurale, AICS Il Cairo e CIHEAM Bari collaborano su meccanizzazione agricola, gestione idrica e sostegno ai piccoli agricoltori nelle governorate di Minya e Fayoum, configurando l’Egitto come laboratorio dove si testano tecnologie e modelli organizzativi trasferiti dall’Italia.

Sul fronte formazione, il quadro firmato nel 2025 per 89 scuole di tecnologia applicata prevede 26 scuole di tecnologia agricola e dieci scuole egiziano-italiane per agricoltura e bonifica, con aperture dall’anno accademico 2026/2027. A queste si aggiungono cinque scuole di tecnologia dell’acqua, che rafforzano le competenze nella gestione irrigua, elemento critico anche per le aziende italiane che valutano progetti comuni su colture idroesigenti.

Nel portafoglio “Sviluppo economico” di AICS Il Cairo figurano anche interventi di assistenza tecnica a istituti finanziari egiziani per prodotti dedicati alle imprese agricole. Questo può facilitare schemi di cofinanziamento con partner italiani in filiere esportatrici, in un quadro dove l’andamento di listini e competitività cerealicola europea spinge a diversificare approvvigionamenti e sbocchi.

Ricadute per il settore agricolo italiano

Le ricadute per l’agricoltura italiana riguardano sia le imprese orientate all’export sia quelle focalizzate su tecnologia, servizi e know-how. L’Egitto, che già destina circa il 25% delle proprie esportazioni agricole all’Unione europea, si propone come nodo per migliorare stabilità e diversificazione delle forniture in un contesto di tensioni su fertilizzanti e input produttivi.

Per le aziende attive sulle colture mediterranee emergenti, la cooperazione con l’Egitto può significare accesso a grandi superfici irrigue e a mercati africani in crescita. I programmi congiunti su agricoltura sostenibile e resiliente al clima, coordinati da CIHEAM Bari, creano spazi per chi lavora su modelli colturali ad alta redditività, come mostrano anche le esperienze italiane su nuove filiere come l’avocado.

Il rafforzamento di corridoi logistici e della cooperazione tecnica si affianca agli accordi multilaterali UE-Egitto sulla sicurezza alimentare, dove l’Italia è spesso partner operativo. Questi strumenti, combinati con le dinamiche dei nuovi poli cerealicoli come la Serbia, delineano un mosaico in cui l’Egitto diventa uno degli snodi principali per ridisegnare le catene agroalimentari tra Europa e Africa.