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Gli Usa mettono in crisi il Made in Italy? Dazi contro l'Unesco

Usa, Unesco, Section 301: export agroalimentare italiano +7% nel 2025, dazi al 10%-12,5%, Parmigiano e Parma sotto pressione

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Foto di: OmniTrattore.it

Negli Stati Uniti il Made in Italy agroalimentare si muove in un quadro a doppio binario: da un lato un sistema di dazi ricalibrato più volte tra il 2025 e il 2026, dall’altro il riconoscimento Unesco della Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Per chi produce e trasforma, il primo mercato extra Unione europea resta dunque insieme opportunità e terreno complesso da presidiare con attenzione.

Nonostante le diverse ondate di tariffe, secondo i dati più recenti l’export italiano verso gli Stati Uniti nel 2025 è cresciuto del 7%, confermando il ruolo di primo sbocco extra Unione europea e un avanzo commerciale indicato in 15,3 miliardi di euro nei primi mesi del 2026. Per la filiera agricola, zootecnica e agro-meccanica, il punto chiave è capire quanto pesano davvero i dazi nel rapporto con un mercato da oltre 330 milioni di consumatori e come il marchio Italia si sta posizionando oggi oltreoceano.

Made in Italy negli USA tra dazi e riconoscimento Unesco
li Stati Uniti restano il principale mercato extra Unione europea per il Made in Italy agroalimentare, con un ruolo decisivo per le esportazioni di prodotti ad alto valore aggiunto OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Made in Italy negli USA, il quadro attuale

Gli Stati Uniti sono descritti come la prima economia mondiale e il principale mercato singolo al mondo, nel quale il Made in Italy mantiene un attivo commerciale consistente. Nei primi cinque mesi del 2026 assorbono il 10,9% dell’export nazionale complessivo, con una crescita dell’export manifatturiero tra agosto 2025 e maggio 2026 pari al 2,9%, che diventa una lieve flessione dell’1,3% se si esclude il comparto farmaceutico.

Per l’agroalimentare l’America resta quindi un mercato chiave, sia per i prodotti trasformati sia per le materie prime ad alto valore, dall’olio extravergine ai prodotti Dop e Igp. Il peso del settore può essere letto anche alla luce del contributo dell’agroalimentare al prodotto interno lordo, che in Italia è stimato intorno al 15%, come discusso nell’analisi sui numeri dell’agroalimentare italiano sul prodotto interno lordo.

In questo contesto si inserisce anche l’azione istituzionale: il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha rafforzato la vocazione a sostegno dell’internazionalizzazione e l’ambasciatore Marco Peronaci, in carica dal settembre 2025, ha toccato Stati come California, Texas e New York per seguire da vicino filiere e opportunità, con particolare attenzione alle specialità alimentari e ai grandi eventi come il Summer Fancy Food Show di New York.

Dazi e mercato statunitense per l’agroalimentare

Tra il 2025 e il 2026 il quadro dei dazi statunitensi è cambiato in modo sostanziale. I dazi cosiddetti “reciproci”, introdotti nel 2025 sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act, sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema degli Stati Uniti il 20 febbraio 2026, con l’effetto di azzerare anche il tetto negoziato con l’Unione europea al 15% medio.

Dopo la sentenza, dal 24 febbraio 2026 Washington ha applicato un dazio temporaneo del 10% su tutte le merci importate, valido per 150 giorni. Alla scadenza di questo regime, dal 24 luglio 2026 sono entrati in vigore nuovi dazi tra il 10% e il 12,5% che colpiscono oltre 60 partner commerciali, tra cui l’Unione europea, questa volta basati sulla Section 301 del Trade Act del 1974 e motivati con il mancato contrasto al lavoro forzato lungo le catene di fornitura.

In questo nuovo quadro non sono più operative le vecchie aliquote specifiche legate all’intesa bilaterale del 2025: per prodotti simbolo come Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma non si applicano più i precedenti livelli “all inclusive” del 15% e del 10%, ma il livello effettivo di dazio deriva dalla combinazione tra tariffa della clausola di nazione più favorita e nuova addizionale Section 301 fino ai tetti del 10% o del 12,5%, a seconda del partner e della categoria merceologica.

Formalmente il dazio viene pagato dall’importatore americano in dogana, ma nella pratica tende a scaricarsi lungo la catena prezzi, incidendo sui margini degli esportatori e sulle condizioni di accesso al mercato. Per molte filiere tipiche del Made in Italy agroalimentare, caratterizzate da micro e piccole imprese con limitato potere contrattuale verso il distributore nordamericano, l’effetto è un restringimento degli spazi per alcune nicchie ad alto contenuto di lavoro agricolo specializzato.

Uno scenario analogo è già stato messo alla prova da comparti come il pomodoro trasformato, dove gli aumenti delle tariffe statunitensi hanno impattato sui contratti industriali, come raccontato nel focus sui dazi Usa sul pomodoro industriale e sui costi di filiera. Per chi lavora terra e stalla il passaggio dei dazi si traduce soprattutto nella pressione sui prezzi alla produzione e nella maggiore volatilità dei programmi di conferimento destinati all’export.

Riconoscimento Unesco e peso dell’Italian sounding

Il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’Unesco si inserisce in questo quadro come leva reputazionale. La dieta mediterranea, l’olio extravergine e le denominazioni di origine italiane sono già in crescita sul mercato statunitense, ma la distanza tra prodotti autentici e Italian sounding resta ampia e viene descritta come danno sia economico sia reputazionale.

La presenza italiana nelle fiere statunitensi dedicate alle specialità alimentari, come il Summer Fancy Food Show al Javits Center di New York, consolida l’immagine di qualità ma si confronta con scaffali dove imitazioni e marchi solo “italianeggianti” restano molto diffusi. Il riconoscimento Unesco offre un ulteriore argomento per proteggere identità e tracciabilità, in parallelo con gli strumenti nazionali come le Case del Made in Italy, indicate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy come presidi di supporto alle imprese su tutela e promozione.