Industria del pomodoro: dazi USA e costi mettono a rischio
Dazi USA al 15%, costi materia prima +50% e limiti UE su agrofarmaci minacciano la leadership italiana nel pomodoro industriale
L'Italia riconquista nel 2025 la seconda posizione mondiale nella trasformazione del pomodoro, dopo gli Stati Uniti e davanti alla Cina, confermandosi leader nelle esportazioni di derivati destinati al consumo finale.
Un primato che le aziende conserviere e gli agricoltori devono ora proteggere da minacce concrete che pesano sull'intera filiera.
Dazi americani: la nuova tassa che colpisce l'export
Il mercato statunitense, che vale circa 220 milioni di euro, rappresenta uno sbocco strategico per il pomodoro italiano. Fino al 2024 le esportazioni verso gli USA subivano una tassazione tra il 6% e il 12% a seconda dei formati. Ora tutti i prodotti sono tassati al 15%, con un impatto significativo sulla competitività.
Il mercato statunitense, che vale circa 220 milioni di euro, rappresenta uno sbocco strategico per il pomodoro italiano
La situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente con l'introduzione di dazi sui contenitori in alluminio e acciaio. A questo si aggiunge il deprezzamento del dollaro sull'euro, che rischia di ridurre ulteriormente i consumi oltreoceano.
I numeri confermano la criticità: dopo un 2024 positivo con export in crescita del 6,5% in volume e 3,8% in valore (3 miliardi di euro), il primo semestre 2025 segna un'inversione netta con cali del 3,6% in volume e 10,7% in valore.
Costi in aumento: la materia prima pesa sulla redditività
Gli agricoltori italiani si trovano ad affrontare un incremento dei costi di produzione del pomodoro senza precedenti. In cinque anni il prezzo della materia prima è cresciuto del 50% a livello nazionale, con picchi del 67% nelle regioni del Centro-Sud.
Il Bacino Centro-Sud presenta una governance frammentata con 32 organizzazioni di produttori, contro le 12 del Nord. Questa frammentazione complica le trattative e rende difficile una gestione efficiente della filiera, penalizzando la competitività complessiva del settore.
Concorrenza internazionale e mercato interno in difficoltà
Mentre la produzione cinese si riduce, crescono altri competitor internazionali che offrono prodotti simili a prezzi inferiori. Paesi come Egitto, Spagna e Portogallo stanno aumentando la loro quota di mercato, sfruttando costi di produzione più contenuti.
Lo studio TEHA Group presentato da Anicav evidenzia un calo del 4,6% dei consumi interni in dieci anni, non compensato dalle buone performance export. Una situazione che richiede strategie mirate per rilanciare il mercato domestico.
Limiti UE su agrofarmaci e fertilizzanti: serve equilibrio
Le normative europee sempre più restrittive sull'utilizzo di agrofarmaci e fertilizzanti rappresentano un ulteriore ostacolo. In assenza di alternative valide, queste limitazioni causano cali nelle rese agricole e aumenti nei costi unitari di produzione.
Gli agricoltori italiani si trovano ad affrontare un incremento importante dei costi di produzione del pomodoro
L'industria italiana si trova così a competere con Paesi extraeuropei dove non esistono vincoli analoghi, creando un evidente svantaggio competitivo. Serve un efficientamento produttivo che non può limitarsi solo alla ricerca di nuove varietà.
Emergenza idrica: investimenti attesi da anni
La disponibilità idrica rappresenta un fattore critico per la coltivazione del pomodoro da industria, specialmente nell'areale foggiano. Il Masaf ha recentemente annunciato lo stanziamento di 140 milioni di euro per collegare la diga di Occhito (Foggia) con quella del Liscione (Campobasso), un intervento strutturale considerato indispensabile per la sopravvivenza della coltura nella zona.
Le soluzioni proposte dalla filiera
Secondo Anicav, servono azioni concrete su più fronti. Gli accordi quadro rimangono lo strumento centrale per contrastare il calo delle rese e l'aumento dei costi, puntando a una distribuzione più equilibrata del valore lungo tutta la filiera.
L'interprofessione va ripensata, specialmente nel bacino Centro-Sud, per creare un dialogo costruttivo tra industria e produzione agricola. Solo attraverso una governance più efficiente si potrà garantire competitività al settore e sostenibilità economica per gli agricoltori.
La sfida è complessa ma le basi di qualità del Made in Italy restano solide. Servono scelte strategiche condivise per mantenere la leadership conquistata nei decenni.
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