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Latte crolla da 68 a 48 cent/litro: allarme allevatori

Eccesso produzione europea fa crollare quotazioni latte. Rischio disdette 10% contratti dal 2026. la filiera cerca soluzioni urgenti

Crisi del latte: quotazioni crollate da 68 a 48 centesimi al litro
Foto di: OmniTrattore.it

Allarme degli allevatori per il crollo dei prezzi spot. Eccesso di produzione in Europa fa precipitare le quotazioni. Rischio disdette per il 10% dei contratti dal 2026.

Il settore lattiero-caseario italiano attraversa una fase di profonda difficoltà con un crollo verticale delle quotazioni che sta mettendo in ginocchio migliaia di allevatori. Se a luglio le quotazioni spot del latte si attestavano a 68,3 centesimi al litro, a novembre sono precipitate a 47,9 centesimi, con una perdita di oltre 20 centesimi in soli quattro mesi.

L'eccesso di produzione europea

La causa principale di questa discesa vertiginosa è da ricercare in un eccesso di produzione registrato non solo in Italia ma soprattutto negli altri principali Paesi produttori europei. I dati relativi ai mesi di agosto e settembre evidenziano una crescita significativa in tutti i mercati continentali.

Crisi del latte: quotazioni crollate da 68 a 48 centesimi al litro

La produzione nazionale di latte è aumentata del 2%, una percentuale contenuta se confrontata con gli incrementi registrati oltre confine

Foto di: OmniTrattore.it

La produzione nazionale di latte è aumentata del 2%, una percentuale contenuta se confrontata con gli incrementi registrati oltre confine. La Germania ha segnato un +5%, la Francia un +6%, mentre i Paesi Bassi hanno toccato il +7%. Questo surplus produttivo ha saturato il mercato europeo, innescando la classica dinamica della legge della domanda-offerta: troppo prodotto disponibile fa inevitabilmente crollare i prezzi di vendita.

Il rischio delle disdette contrattuali

La preoccupazione maggiore degli allevatori riguarda però i contratti di fornitura alle industrie di trasformazione che partiranno dal primo gennaio 2026. Le associazioni di categoria temono che fino al 10% dei contratti disdettati rischi di non essere più rinnovato, lasciando migliaia di quintali di latte senza destinazione.

Nelle principali regioni produttrici si prevedono disdette contrattuali per grandi quantità di prodotto. Solo in Lombardia, la principale regione lattiero-casearia italiana, si parla di cinquemila quintali che dal primo gennaio potrebbero rimanere senza più uno sbocco commerciale. Una vera bomba a orologeria per le aziende zootecniche.

Crisi del latte: quotazioni crollate da 68 a 48 centesimi al litro

La preoccupazione maggiore degli allevatori riguarda però i contratti di fornitura alle industrie di trasformazione che partiranno dal primo gennaio 2026

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Il tavolo di filiera al Ministero

La gravità della situazione ha spinto il Ministero dell'Agricoltura a convocare tutti gli attori della filiera lattiero-casearia - allevatori e industriali della trasformazione - attorno a un tavolo di confronto. L'incontro, svoltosi la settimana scorsa, è stato aggiornato ai prossimi giorni per permettere alle parti di elaborare proposte concrete.

L'obiettivo è trovare insieme una soluzione a un momento di difficoltà strutturale del comparto, che rischia di compromettere la tenuta economica di migliaia di aziende agricole. La dinamica evidenzia un mercato fuori controllo, schiacciato da eccessi di offerta e fenomeni speculativi che stanno erodendo la redditività delle imprese zootecniche.

Le proposte degli allevatori

Gli agricoltori chiedono un patto di filiera che garantisca il giusto prezzo e la sostenibilità economica della produzione. Le organizzazioni hanno presentato diverse proposte articolate per affrontare l'emergenza.

Un piano in cinque punti prevede tra le altre misure il contingentamento del patrimonio bovino nazionale per adeguare l'offerta alla domanda e l'innalzamento dei quantitativi di prodotto acquistati dal Ministero per essere destinati agli indigenti attraverso i programmi di assistenza alimentare.

Altre proposte riguardano misure specifiche per evitare speculazioni nei primi sei mesi del 2026, quelli della rinegoziazione dei contratti, oltre a interventi di natura promozionale verso i mercati esteri per assorbire parte del surplus produttivo. Viene inoltre suggerito di puntare sulla programmazione, a cominciare dalla convocazione periodica e frequente del tavolo latte, le cui attività risultavano ferme da marzo 2022.

Crisi del latte: quotazioni crollate da 68 a 48 centesimi al litro

Altre proposte riguardano misure specifiche per evitare speculazioni nei primi sei mesi del 2026

Foto di: OmniTrattore.it

La posizione dell'industria di trasformazione

L'industria della trasformazione lattiero-casearia ha offerto la propria disponibilità a trovare soluzioni per un problema che viene percepito come comune. Gli industriali riconoscono l'eccessiva disponibilità di latte sul mercato come una criticità che colpisce l'intera filiera, non solo la fase della produzione primaria.

La collaborazione tra produzione e trasformazione appare fondamentale per uscire dalla crisi. Le industrie casearie italiane, pur dovendo confrontarsi con la concorrenza dei prezzi più bassi provenienti da altri Paesi europei, comprendono che la tenuta del tessuto produttivo nazionale rappresenta un valore strategico per l'intero comparto.

Impatti sulla redditività aziendale

Il crollo delle quotazioni ha conseguenze drammatiche sulla redditività delle aziende zootecniche da latte. Con i costi di produzione che rimangono sostanzialmente stabili - mangimi, energia, manodopera, veterinari - e i ricavi che si sono ridotti di oltre il 30% in pochi mesi, molte aziende si trovano a operare in perdita.

Questa situazione non è sostenibile nel medio periodo e rischia di innescare un processo di abbandono dell'attività da parte delle aziende più fragili, con conseguente riduzione del patrimonio bovino nazionale e perdita di know-how produttivo accumulato in decenni.

Le prospettive per il 2026

I prossimi mesi saranno decisivi per il futuro del settore lattiero-caseario italiano. La rinegoziazione dei contratti di fornitura che partirà dal primo gennaio rappresenta un passaggio critico che potrebbe ridisegnare gli equilibri dell'intera filiera.

Le aziende che non riusciranno a rinnovare i contratti si troveranno costrette a cercare sbocchi alternativi sul mercato spot, dove però i prezzi sono ancora più penalizzanti, oppure a ridurre drasticamente la produzione o, nel peggiore dei casi, a cessare l'attività.

La crisi attuale evidenzia la necessità di interventi strutturali che vadano oltre la gestione dell'emergenza contingente. Il settore lattiero-caseario italiano necessita di strumenti di programmazione della produzione che permettano di adeguare l'offerta alla domanda, evitando i surplus che deprimono i prezzi.

Servono inoltre politiche di promozione più incisive sui mercati esteri per valorizzare la qualità del latte italiano e dei prodotti trasformati, differenziandoli dalla concorrenza europea basata principalmente sul prezzo. L'export rappresenta una valvola di sfogo fondamentale per assorbire parte della produzione nazionale.