Il costo minimo di produzione del latte stabilito per legge nel decreto Agricoltura non piace alle imprese del settore lattiero-caseario.

Il motivo è semplice. Secondo gli attori del settore e per voce di Assolatte, la stretta correlazione che si vuole imporre tra costi e prezzi rischia di creare enormi contenziosi tra agricoltura, industria e distribuzione.

È sempre pericoloso intervenire regolamentando normali relazioni contrattuali tra chi vende e chi compra.

Le pratiche sleali sono un campo minato, ma non credo sia giusto che chi compra un prodotto debba farsi carico per legge delle eventuali inefficenze del fornitore. Tra l’altro c’è il rischio di favorire l’uscita dal mercato delle piccole e medie imprese - si legge in una nota di Assolatte.

Costi minimi del latte previsti dal decreto Agricoltura

Il settore ha però chiuso un buon 2023

Nonostante la crescita dei costi di produzione, l’esplosione dei tassi di interesse e le difficoltà competitive, viene archiviata un’annata con +2,2% nella produzione e +5,7% nell’export.

Così, anche lo scorso anno, le imprese italiane hanno riconosciuto anche in campagna prezzi in aumento rispetto agli ultimi anni: +6% rispetto al 2022, +40% sul 2021 e +10% rispetto al resto d’Europa.

Anche il 2024 sembra partito bene, ma è meglio essere prudenti, con le turbolenze e le nubi all’orizzonte.

Nel segmento dei formaggi duri e delle grandi Dop, dal Grana Padano al Gorgonzola, registriamo una domanda sostenuta e quotazioni interessanti, ma la mozzarella, che è il formaggio più prodotto, consumato ed esportato, si confronta con un mercato sempre più concorrenziale.

Inoltre i consumi di latte alimentare calano e le importazioni di prodotti lattiero caseari a prezzi fortemente concorrenziali aumentano.

Costi minimi del latte previsti dal decreto Agricoltura

Francia e l’export del comparto

La prima destinazione è la Francia, dove si vendono soprattutto formaggi freschi: mozzarella, burrata, mascarpone e gli altri freschi superano le 89mila tonnellate. La Germania è medaglia d’oro nel Grana Padano e nel Parmigiano Reggiano: circa 30mila tonnellate, quasi il 40% del totale. Per i prodotti nazionali crescono molto bene la Spagna e alcuni Paesi dell’Europa orientale. La domanda mondiale, comunque, è in crescita.

Sottocomparti in crescita

Mentre nei freschissimi è cresciuto in modo importante il segmento dei prodotti ad alto tenore proteico, nel mondo dei formaggi abbiamo registrato un vero e proprio boom nella domanda di burrata e stracciatella, che oggi valgono poco meno di 35mila tonnellate, prodotte in tutta Italia.

Le richieste all'Ue

Le imprese all'Unione Europea chiedono innanzitutto una salvagiardia della produzione del latte, anche perché porta ricchezza e lavoro nei luoghi di produzione.

Parlamento e Commissione europea dovrebbero allenater la caccia alle streghe contro gli allevamenti e i prodotti nazionali. Il comparto sta già lavorando per ridurre l’impatto delle nostre produzioni.

Costi minimi del latte previsti dal decreto Agricoltura

La seconda necessità è che non venga abbassata la guardia contro l'Italian Sounding. Il campo delle imitazioni continua ad allargarsi e non riguarda più i soli prodotti di origine vegetale, come “mazzarelle” o “parvegan”.

Rischiano di arrivare sul mercato anche i prodotti ottenuti in laboratorio. Quand’anche passassero al vaglio dell’Efsa e delle autorità sanitarie nazionali, bisogna vietare l’uso di nomi legati a doppio filo con il mondo caseario italiano.