Guerra Ucraina e agricoltura italiana: costi enormi in 3 anni
Guerra in Ucraina pesa (e non poco) sull’agricoltura italiana: costi alle stelle in tre anni di conflitto
La guerra pesa sull’agricoltura italiana: tre anni di conflitto tra Russia e Ucraina hanno lasciato un segno pesante sull’agricoltura italiana. Dalle bollette energetiche ai fertilizzanti, passando per mangimi e fitosanitari, il conto per le aziende agricole è salito del 21%. A rivelarlo è uno studio del centro ricerche Divulga, che fotografa un settore messo a dura prova da rincari senza precedenti.
Energia e fertilizzanti: il peso maggiore sui bilanci
Se prima del 2022 energia e concimi rappresentavano il 20% delle spese agricole, oggi pesano per un quarto sui bilanci. I fertilizzanti hanno visto un’impennata record nel 2022, con prezzi schizzati a +173% rispetto al 2019. Nonostante un successivo calo del 45%, i valori attuali restano elevati: a gennaio 2025, il costo medio è di 452 euro a tonnellata, ancora superiore del 49% rispetto ai livelli pre-conflitto.
Guerra in Ucraina pesa sull’agricoltura italiana: costi alle stelle in tre anni di conflitto
Ma il vero salasso arriva dall’energia: il costo è aumentato del 66%, con il gasolio agricolo che, nonostante una flessione dai picchi del 2022, resta ancora più caro del 22% rispetto al 2019. Oggi, un litro di gasolio costa in media 1,08 euro: lontano dai vertiginosi 1,34 euro/litro del 2022, ma ben sopra gli 0,87 euro/litro pre-pandemia.
Mangimi e fitosanitari: aumenti che mordono
Anche l’alimentazione del bestiame è diventata più onerosa: i mangimi sono cresciuti dell’11%, mentre i fitosanitari sono aumentati dell’8%. Nel 2022, il prezzo del mais — fondamentale nell’allevamento — è arrivato a 320 dollari a tonnellata, il doppio rispetto a due anni prima.
Sebbene oggi il prezzo sia sceso a 191 dollari, resta comunque più alto del 12% rispetto al periodo pre-pandemico.
Stesso discorso per l’olio di semi di girasole, di cui l’Ucraina è uno dei maggiori produttori mondiali: nel 2022 il prezzo medio ha superato i 1.650 dollari a tonnellata (+123% rispetto al 2019). Anche con il calo degli ultimi mesi, il costo resta più alto del 43% rispetto ai livelli pre-conflitto.
Dalle bollette energetiche ai fertilizzanti, passando per mangimi e fitosanitari, il conto per le aziende agricole è salito del 21%
Uno scenario ancora incerto
Il mercato energetico continua a oscillare, con il gas che, nelle prime settimane del 2025, ha toccato quota 55,3 euro/MWh: lontano dai 232,7 euro del picco 2022, ma ancora del 126% più alto rispetto al 2019. Insomma, nonostante alcune correzioni al ribasso, il settore agricolo continua a fare i conti con margini compressi e bilanci appesantiti.
Se da un lato gli agricoltori italiani dimostrano una straordinaria capacità di resistenza, dall’altro è chiaro che la normalità è ancora lontana. E con il conflitto che non accenna a spegnersi, il futuro resta avvolto nell’incertezza.
In un contesto così volatile, l’unica certezza è che il mondo agricolo italiano, motore imprescindibile del Made in Italy alimentare, continuerà a lottare con forza per difendere la propria produzione e la qualità che tutto il mondo ci invidia.
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