La mediazione tributaria, anche per l'azienda agricola, è uno strumento vitale oltre che un dovere.

Prima di depositare in cancelleria un ricorso contro il fisco o contro l’agente per la riscossione è obbligatorio presentare un “reclamo” all’ufficio che ha emesso l’atto impugnato, al fine di tentare una conciliazione con quest’ultimo ed evitare il giudizio.

rregolarità di natura fiscale per l'imprenditore agricolo

È la cosiddetta mediazione tributaria che ha lo scopo di decongestionare le aule delle Commissioni Tributarie e, in particolare, quelle della Cassazione (ormai ingolfata dai ricorsi in materia fiscale). Vediamo un caso specifico.

Buongiorno, sono un allevatore pugliese che, da qualche settimana, si trova di fronte ad un grave problema: in seguito ad un controllo, l’Agenzia delle Entrate ha riscontrato delle irregolarità di natura fiscale e mi ritrovo a dover pagare una somma significativa.

Io sono convinto che sia tutto in regola, ma mi è stato detto che per impugnare l’accertamento devo comunque pagare, è vero?

In un caso come quello rappresentato dal gentile lettore, per evitare lunghi e complicati iter giudiziari, è importante ricordare che il contribuente ha a disposizione uno strumento di sicura utilità da utilizzare in caso di contenzioso con il fisco: la mediazione tributaria, introdotta dall’articolo 39, comma 9, del Dl n. 98/2011.

La mediazione tributaria salva il portafoglio

Tale strumento consente, proprio in casi di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate come quello prospettato dal lettore, di trovare una via d’uscita un po’ meno gravosa per il contribuente.

Come è noto, infatti, la mediazione tributaria trova applicazione nei casi in cui il contribuente intenda intraprendere un contenzioso – del valore non superiore a ventimila euro – in materia di avviso di accertamento, avviso di liquidazione, provvedimento che irroga le sanzioni, ruolo, rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie e interessi, diniego o revoca di agevolazioni o rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari e prevede l’obbligo di far precedere la fase giudiziale da un tentativo di mediazione.

rregolarità di natura fiscale per l'imprenditore agricolo

Nella pratica, è necessario che il reclamo che si formula, avverso all’atto impugnato, contenga non solo i motivi di impugnazione, ma anche una precisa proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell’ammontare della pretesa.

A questo punto dell’iter, l’Agenzia delle Entrate farà le proprie valutazioni, in primis sulla serietà e sulla fondatezza dei motivi di impugnazione, e, successivamente, sull’eventualità di addivenire o meno ad una transazione, eventualmente anche in termini diversi da quelli proposti dal contribuente stesso.

Tanti benefici

Nel caso in cui la mediazione dovesse avere un esito positivo, i benefici per il contribuente sono certi e consistenti: si otterrebbe, infatti,  una riduzione del 60% delle sanzioni amministrative erogate, nonché la possibilità di rateizzare l’importo dovuto. V

a, infine, sottolineato che la stessa Agenzia delle Entrate, con la circolare n°9 del 19 marzo 2012, ha stabilito che in sede di istanza di mediazione si può chiedere la sospensione del provvedimento impugnato, sospensione quanto mai probabile nel momento in cui la proposta di mediazione viene redatta in maniera seria e circostanziata.

Al lettore pertanto, suggeriamo innanzitutto, se sussistono valide motivazioni di impugnazione, di tentare immediatamente la strada del reclamo cercando così di ottenere almeno una dilazione e una rateizzazione del pagamento.