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Disdette: 2.000 quintali di latte al giorno restano senza sbocco

Italatte, Lactalis Italia, Nord Italia: 2.000 quintali al giorno senza sbocco, acconti fermi a 45-46 cent/litro.

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Un allevatore socio della centrale di acquisto Italatte, riconducibile a Lactalis Italia, ha ricevuto una lettera di disdetta: il contratto in essere terminerà il 31 dicembre 2026. Secondo alcune stime interne alla filiera, riferite al Nord Italia, i quantitativi potenzialmente rimasti senza sbocco commerciale ammonterebbero a circa 2mila quintali di latte al giorno.

La vicenda si intreccia con il negoziato in corso sul prezzo del latte, mentre le quotazioni risultano più basse rispetto al 2025 e i costi di produzione, energia, materie prime e trasporti continuano a salire. Il pagamento in acconto riconosciuto negli ultimi due mesi si è fermato a 45-46 centesimi al litro. Diversi allevatori giudicano questo livello insufficiente a coprire le spese correnti.

Prezzo latte 2026, negoziato tra calo quotazioni e disdette
Gli allevamenti da latte affrontano il negoziato sui prezzi mentre aumentano i costi di produzione e cresce l'incertezza sugli sbocchi commerciali OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Prezzo del latte: il negoziato entra nel vivo

L'amministratore delegato di Lactalis, Giovanni Pomella, ha dichiarato che l'offerta di materia prima sta continuando ad aumentare, soprattutto al Nord Italia, un dato che pesa sulle trattative in corso tra industria e allevatori. Pomella ha inoltre ricordato che il gentleman agreement ha già riconosciuto un aumento sui fattori di costo, riferendosi all'intesa firmata lo scorso giugno.

Quell'intesa definisce un quadro di prezzo per i primi mesi del 2026 e non copre l'intero anno. Per il secondo semestre 2026 è stato necessario un successivo accordo specifico sui corrispettivi al litro, che resta distinto rispetto al gentleman agreement di giugno. Il nodo dei contratti disdettati non risulta comunque risolto da questi passaggi negoziali.

Per gli allevatori coinvolti la questione centrale resta la continuità dello sbocco commerciale. Un'intesa temporanea sui prezzi non sostituisce un contratto di fornitura stabile e la scadenza di fine anno lascia scoperto chi non ha ancora trovato un nuovo acquirente. Il rischio percepito riguarda soprattutto gli investimenti programmati in stalla e la gestione dell'indebitamento aziendale.

Antonio Boselli, produttore di latte e socio allevatore della Cooperativa Laudense, ha sintetizzato il nodo strutturale del mercato. Sarebbe necessario riequilibrare il mercato e riconoscere un prezzo del latte a prescindere dal tipo di destinazione, sia che si tratti di latte alimentare sia di trasformazioni casearie. La richiesta punta a superare la differenza di trattamento tra latte destinato a lavorazioni diverse.

Quotazioni del latte e costi di produzione nel 2026

Il quadro dei prezzi resta disomogeneo sul territorio nazionale. Mentre gli allevatori segnalano quotazioni in calo, la distribuzione propone in alcuni discount italiani latte fieno tirolese a partire da 0,99 euro al litro per il parzialmente scremato e 1,09 euro al litro per l'intero, secondo quanto riportato da ANSA. Il divario tra prezzo alla stalla e prezzo al consumo resta uno dei punti più contestati dalle organizzazioni di categoria.

Alle difficoltà economiche si sommano fattori sanitari e climatici. Alcuni produttori segnalano anche il blocco della movimentazione dei capi legato alla dermatite nodulare. Questo rappresenta un ulteriore elemento di pressione sulle aziende già alle prese con l'aumento dei costi energetici e dei trasporti. La combinazione di questi fattori rende più fragile la tenuta di molte stalle nei prossimi mesi.

Chi valuta la sostenibilità economica dell'azienda in questa fase deve considerare anche il costo di gestione del parco macchine, spesso la voce più rigida in bilancio quando il prezzo del latte oscilla. Proprio su questo fronte, dopo il crollo registrato in un caso arrivato fino a 48 centesimi al litro, alcune aziende avevano già rivisto le proprie strategie di spesa. Il confronto con l'accordo sul prezzo raggiunto per il trimestre 2026 mostra quanto la stabilità contrattuale, più ancora del singolo valore al litro, condizioni le decisioni di investimento in stalla.