Ganzega e lavoro nero: aziende a rischio per oltre il 10%
Ganzega, Trentino, Verona, Ferrara: la soglia del 10% pesa sulla vendemmia, tra BuonLavoro Agricoltura 2026 e 32.000 euro di sanzioni
A Verona quattro braccianti su diciotto sono risultati privi di contratto durante la vendemmia, sopra la soglia del 10% che fa scattare la sospensione dell'attività: lo ha accertato l'Ispettorato Nazionale del Lavoro nei primi giorni di settembre. Nello stesso periodo, a Ferrara, dodici lavoratori su diciassette erano interamente in nero, con sanzioni superiori ai 32.000 euro.
I due casi arrivano mentre in Trentino la Ganzega, la consuetudine dell'aiuto spontaneo tra parenti, amici e vicini durante vendemmia e raccolta, è già stata inserita tra gli usi e consuetudini dalla Camera di commercio e resa pienamente operativa dalla Provincia. La Fai Cisl del Trentino ha posto la domanda che riassume il nodo: come si distingue l'amicizia dal lavoro nero organizzato?
Ganzega in Trentino, tra riconoscimento formale e controlli
Mara Baldo, presidente della Cia-Agricoltori italiani del Trentino, ha difeso la consuetudine senza negarne i rischi: "Non nascondiamo che ci possa essere qualche rischio ma abbiamo anche fiducia nella serietà delle nostre aziende". Ha aggiunto che generalizzare a priori non è corretto, respingendo l'idea che ogni aiuto informale nasconda irregolarità sistematiche.
Il direttore di Confagricoltura Lorenzo Gretter ha inquadrato il riconoscimento della Ganzega come elemento storico e identitario dell'agricoltura trentina, mentre l'assessora provinciale Giulia Zanotelli ne ha sottolineato il valore di sostegno agli operatori. La Provincia ha reso operativo il riconoscimento formale con il Compendio BuonLavoro Agricoltura 2026, vademecum distribuito alle aziende per indicare limiti e condizioni della pratica.
In Alto Adige una consuetudine analoga di aiuto sporadico in vendemmia è riconosciuta dal 2018, un precedente che il Veneto dichiara di voler replicare seguendo il modello trentino. Resta il nodo sollevato dai sindacati: quando l'aiuto è organizzato, reiterato e coordinato come vera manodopera, smette di essere Ganzega e diventa lavoro nero soggetto a controlli e sanzioni.
Quando l'aiuto nei campi diventa lavoro nero per la legge
La linea di confine, secondo la disciplina delle prestazioni occasionali introdotta nel 2017, passa dalla forma: il libretto famiglia e il contratto di prestazione occasionale richiedono registrazione preventiva, versamenti contributivi e limiti economici annui precisi. Oltre quei limiti, o senza registrazione, la collaborazione non può più essere qualificata come occasionale, indipendentemente dal rapporto di fiducia tra le parti coinvolte.
Il quadro sanzionatorio applicato quest'anno mostra quanto la soglia sia stretta: nel Trapanese la campagna Alt Caporalato Tre ha individuato 18 lavoratori in nero in sette aziende, tra cui cinque minori di 16 anni, con sanzioni complessive oltre 66.000 euro e sospensione delle imprese totalmente irregolari. Il reato di intermediazione illecita previsto dall'articolo 603-bis del codice penale, rafforzato dalla legge 199 del 2016, si applica proprio a situazioni dove un finto aiuto nei campi cela sfruttamento sistematico.
L'assenza di riferimenti aggiornati a nuovi decreti specifici non cambia il quadro: l'attenzione amministrativa sul lavoro irregolare in agricoltura resta alta, mentre il monitoraggio incrociato con le banche dati INPS permette di individuare più rapidamente le imprese che superano la soglia del 10% di manodopera non dichiarata. Per chi gestisce raccolta e vendemmia con l'aiuto di stagionali e collaboratori occasionali, la tracciabilità dei rapporti di lavoro nei controlli resta l'elemento che gli ispettori verificano per primo, prima ancora della sostanza del rapporto.
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