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Addio ai due pilastri: fondo unico PAC cambia i pagamenti

Impresa agricola e contoterzista dovranno pianificare investimenti e gestione del rischio sui nuovi Ppnr e sui 19 tipi di sostegno

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Dal 2028 la Pac potrebbe perdere la struttura in due pilastri che la regge da 25 anni, da quando la riforma di Agenda 2000 introdusse il secondo pilastro dedicato allo sviluppo rurale. Al suo posto è stato proposto un Fondo unico che riunisce in un solo quadro diversi fondi europei oggi separati, dalla coesione alla pesca, con possibili conseguenze dirette sul modo in cui arriveranno i pagamenti alle aziende agricole italiane.

Il cambiamento non riguarda solo il nome: la Commissione europea ha presentato una lista di 19 tipi di sostegno per gli agricoltori, con gli ecoschemi che scompaiono come voce autonoma e vengono assorbiti nelle azioni agroambientali e climatiche. Chi gestisce un'azienda agricola dovrà seguire come queste voci si tradurranno nei piani nazionali che dovranno essere definiti in tempo utile per l'avvio della nuova programmazione dal 2028.

Pac 2028 e Fondo unico: cosa cambia per le aziende agricole
Con i nuovi piani di partenariato, Stati membri e Regioni avranno un ruolo centrale nella programmazione delle risorse OmniTrattore.it
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Pac 2028 e Fondo unico: come cambia l'architettura

Il nuovo strumento è indicato come Fondo europeo per la prosperità e la sicurezza sostenibili in campo economico, territoriale, sociale, rurale e marittimo, una denominazione che riflette l'ambizione di superare la frammentazione tra fondi strutturali diversi. La Commissione lo ha inserito nella proposta di quadro finanziario pluriennale 2028-2034 presentata nel luglio 2025, secondo quanto riportato dal Comitato economico e sociale europeo nelle proprie osservazioni sul bilancio Ue, che raccolgono la posizione della società civile organizzata sulla futura direzione delle risorse comunitarie.

Sul piano finanziario, i 4 interventi dedicati al sostegno al reddito restano finanziati interamente da risorse comunitarie, senza richiedere quote nazionali aggiuntive. Diverso il discorso per gli interventi con bilancio preassegnato, che dovranno essere cofinanziati a livello nazionale con una soglia minima del 30%, variabile secondo la classificazione della regione: 60% nelle aree più sviluppate, 40% in quelle in transizione, 15% nelle regioni meno sviluppate. Una struttura che ricalca in parte i meccanismi già discussi per gli aiuti Pac contro il caro fertilizzanti nel 2026.

Piani di partenariato nazionali: cosa cambia per le aziende

I piani di partenariato nazionali e regionali (Ppnr) diventano lo strumento operativo attraverso cui ogni Stato membro tradurrà in pratica le politiche del Fondo unico, seguendo il principio di sussidiarietà che la Commissione ha posto alla base della riforma. Per le aziende italiane significa che le scelte su sostegno al reddito, sviluppo rurale e gestione del rischio passeranno sempre più per decisioni prese a livello nazionale e regionale, non più stabilite in modo uniforme a Bruxelles.

Questo passaggio comporta maggiore responsabilità, ma anche maggiore flessibilità, per gli Stati membri e le Regioni nella gestione dei fondi europei: chi programma investimenti in meccanizzazione o irrigazione dovrà monitorare da vicino come il proprio Ppnr distribuirà le risorse tra le 19 tipologie di sostegno previste. La fase di scrittura dei piani nazionali è prevista prima dell'avvio della nuova programmazione fissato al 1° gennaio 2028, come già anticipato nell'analisi sulle sfide della Pac 2028 per l'agricoltura europea.

Non tutti gli Stati membri condividono però l'impostazione del Fondo unico. Al Consiglio Agrifish del maggio 2025 una coalizione di 16 Paesi su 27, guidata da Italia e Grecia e sostenuta tra gli altri da Francia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Portogallo e Slovacchia, ha espresso netta contrarietà all'integrazione dei fondi agricoli nel nuovo strumento, chiedendo di mantenere i due pilastri della Pac e un bilancio agricolo autonomo. Anche il Parlamento europeo, con una risoluzione approvata il 10 settembre 2025, ha bocciato la proposta di fondo unico chiedendo di preservare l'autonomia finanziaria della Pac, posizione che si è confermata nei passaggi successivi del negoziato.

Accanto a questa opposizione politica, alcune Regioni, come la Catalogna, hanno portato a Bruxelles posizioni critiche sulla creazione di un fondo unico, chiedendo di mantenere l'attuale struttura della Pac insieme a più strumenti di gestione delle crisi climatiche e a una maggiore semplificazione amministrativa, un fronte che ricorda quanto già discusso a proposito della gestione dei controlli Pac in risaia. I colegislatori stanno ancora lavorando a un compromesso sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e non esiste una data certa per il testo definitivo, da cui dipenderà la concreta configurazione degli strumenti anti-crisi disponibili per chi lavora la terra, comprese le forme di piano assicurativo integrato per le imprese agricole già in discussione.