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Diga da 1 miliardo ferma per un tubo: campi senz'acqua

Il serbatoio Castagnara sul Metramo trattiene 26,5 milioni di metri cubi, ma senza condotte e potabilizzazione l’acqua resta quasi del tutto inutilizzata.

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Foto di: OmniTrattore.it

L’invaso della diga del Metramo, sul fiume Metramo in Calabria, trattiene da anni decine di milioni di metri cubi di acqua che non arrivano né ai rubinetti né agli impianti irrigui della Piana di Gioia Tauro, mentre le aziende combattono con siccità e costi in aumento. Il blocco delle condotte e degli impianti a valle trasforma un’infrastruttura collaudata in una risorsa solo teorica, con ricadute dirette sulla programmazione colturale, sui pozzi privati e sui conti delle aziende agricole.

Diga del Metramo, dati tecnici e potenzialità irrigue

La diga di Castagnara sul fiume Metramo, gestita dal Consorzio di Bonifica Tirreno Reggino, è una diga in materiali sciolti con altezza massima indicata in circa 102–104 metri e coronamento di circa 600 metri; si tratta di una delle opere più impegnative progettate in Italia negli anni Settanta in ambito di invasi collinari. L’invaso regola le portate del Metramo con possibilità di rilascio artificiale, consentendo, in teoria, sia laminazione delle piene sia gestione delle risorse idriche a uso irriguo, potabile ed energetico.

Diga del Metramo in Calabria, potenziale irriguo bloccato
La diga Castagnara sul fiume Metramo, in Calabria: l’invaso può contenere circa 26,5 milioni di metri cubi d’acqua, ma il nodo resta quello delle opere di adduzione e distribuzione a valle OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Le ricostruzioni disponibili attribuiscono al bacino un volume di invaso intorno ai 26,5 milioni di metri cubi, con una capacità di erogazione annua stimata in circa 35 milioni di metri cubi sia per usi irrigui sia civili. In condizioni di funzionamento a regime, questi volumi sarebbero in grado di coprire il fabbisogno idrico di migliaia di ettari dell’area agraria circostante, incidendo in modo diretto sulla possibilità di mantenere rese stabili per colture idroesigenti, rispetto a scenari di emergenza che interessano anche bacini come il Po e richiedono strategie specifiche per l’irrigazione del mais in siccità.

Un confronto con pratiche irrigue di pieno campo, dal mais al pomodoro da industria, mostra che la disponibilità programmabile di volumi in questa scala permetterebbe turnazioni più affidabili e scenari irrigui meno dipendenti dai prelievi di falda o da fonti minori. La Piana di Gioia Tauro, dove agrumi, olivo e colture più recenti come il kiwi competono per acqua in estati sempre più calde, risulta così legata a una diga formalmente collaudata ma, nei fatti, ancora scollegata dalla rete di distribuzione principale.

Iter storico, collaudo e nodo burocratico sull’opera

Il progetto della diga sul Metramo prende forma con il finanziamento della Cassa del Mezzogiorno negli anni Settanta, sulla base di uno studio affidato all’ingegnere Giuseppe Baldovin, che opta per una struttura in terra e pietrame in un’area a complessa sismicità. I lavori principali dell’invaso si sviluppano tra anni Ottanta e Novanta, fino al completamento strutturale, mentre gli atti regionali successivi confermano che la costruzione del corpo diga è stata realizzata con soli fondi pubblici, lasciando però in sospeso la realizzazione delle reti a valle.

Il collaudo definitivo dell’invaso, secondo le ricostruzioni, viene riconosciuto nel 2013, a distanza di molti anni dalla chiusura dei cantieri principali. Nonostante ciò, l’infrastruttura non entra mai in reale esercizio, come evidenziato anche da un’interrogazione al Consiglio regionale sul “completamento e attivazione” della diga Metramo, che sottolinea l’assenza di reti di distribuzione e impianti di produzione energetica. In parallelo, una procedura di project financing inquadrata nel Patto per la Calabria viene avviata con un decreto regionale del 2017, ma nel 2018 risulta ancora in definizione, a conferma di un cronoprogramma frammentato.

Il quadro è aggravato da contenziosi tra il Consorzio di Bonifica e le imprese appaltatrici sulla galleria di derivazione, bloccata dopo l’esecuzione solo parziale dei lavori, e da opposizioni di proprietari dei terreni interessati dagli espropri. Il Tribunale delle acque di Napoli interviene respingendo alcune richieste di risarcimento avanzate dalle associazioni temporanee di imprese, riaprendo formalmente la strada al completamento delle opere. Nel frattempo, il piano di emergenza della “Diga Castagnara – Metramo” viene approvato nel 2024, segnalando che l’invaso è pienamente inquadrato nei sistemi di protezione civile, pur restando sottoutilizzato per le sue funzioni irrigue e potabili.

Stato attuale, fondi disponibili e opere mancanti

Il nodo principale, per l’uso agricolo e civile, riguarda oggi le opere a valle: condotte di derivazione, rete acquedottistica e impianti di potabilizzazione e distribuzione. Il quadro territoriale regionale della Calabria indica chiaramente che, mentre l’invaso è stato completato, restano da realizzare la rete acquedottistica e le opere di adduzione e distribuzione, quindi la parte di sistema che porta l’acqua dai paramenti della diga ai serbatoi periferici e alle reti consortili. Di fatto, la diga opera come serbatoio chiuso, con soli rilasci minimi, mentre l’uso plurimo irrigui-potabile-idroelettrico resta sulla carta.

Nel 2026 la Regione Calabria, con un atto di indirizzo, individua tra gli interventi finanziati i “Lavori per il completamento e ottimizzazione del sistema irriguo con estensione e utilizzo plurimo delle acque della diga Castagnara sul fiume Metramo”, nominando come Soggetto Attuatore il Consorzio di Bonifica della Calabria. Nello stesso quadro temporale, dopo la visita alla diga del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte nel settembre 2025, il Parlamento approva nei primi giorni di gennaio 2026 un ordine del giorno alla Legge di Bilancio, presentato dal deputato Riccardo Tucci, che impegna formalmente il Governo ad adottare le iniziative necessarie a rendere pienamente funzionale l’infrastruttura, collegandone lo sviluppo anche a un progetto di Hydrogen Valley nell’area di Gioia Tauro.

La II relazione del Commissario straordinario per le infrastrutture idriche inserisce lo stesso intervento nel quadro delle opere sostenute dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, specificando che per altri lotti sono in corso le gare per l’affidamento dei lavori, tra cui quelle legate alle condotte di derivazione. Una delibera del Consorzio di Bonifica della Calabria del 2026 allega elaborati progettuali che includono planimetrie e ortofoto non solo della diga del Metramo, ma anche della condotta forzata, della centrale idroelettrica di valle, delle opere di restituzione e della vasca di accumulo, delineando un progetto integrato di uso plurimo.

In parallelo, schede progettuali esterne descrivono lavori di acquedotto dalle dighe del Metramo e del Lordo a servizio della fascia costiera jonica e tirrenica della provincia di Reggio Calabria, compresa la realizzazione di serbatoi di accumulo interrati a Siderno e Locri, collegati anche ai cantieri di messa in sicurezza della diga sul Lordo, il cui avvio lavori per la camera di manovra e il ripristino dell’invaso è programmato a partire da marzo 2026 secondo il cronoprogramma del Comune di Siderno, come riportato nella notizia ufficiale sulle opere sulla diga del Lordo.

Impatto sull’agricoltura della Piana e prospettive per le aziende

L’impatto del mancato utilizzo della diga del Metramo sulla Piana di Gioia Tauro è diretto: aziende che avrebbero accesso a un servizio irriguo strutturato continuano a dipendere da pozzi privati o da fonti frammentate, con costi dell’acqua spesso multipli rispetto a una tariffa potenziale consortile. La conseguenza è una maggiore esposizione ai picchi di siccità e alla volatilità dei turni irrigui, in un contesto in cui, per colture come pomodoro e mais, si progettano schemi irrigui di precisione e volumi specifici, come raccontato anche nei riferimenti ai volumi per l’irrigazione del pomodoro e alle strategie di difesa dalla siccità.

Le superfici agrumicole, olivicole e le nuove superfici a kiwi, concentrate in aree come i Piani della Ghilina indicati dagli amministratori locali, risultano oggi servite solo marginalmente dall’invaso, che rilascia formalmente una parte minima del volume disponibile. In un anno con estati particolarmente asciutte, ciò può tradursi nella differenza tra mantenere un impianto in piena efficienza o accettare cali di produzione significativi, oltre a spingere gli operatori verso soluzioni energeticamente costose, dal pompaggio di falda all’uso prolungato di gruppi motopompa alimentati a gasolio, in un quadro di crisi del gasolio agricolo e clima estremo.

Le prospettive dipendono oggi dalla capacità del Soggetto Attuatore e della Regione di portare a gara e poi in cantiere, in tempi ridotti, le condotte irrigue, l’impianto di potabilizzazione e le eventuali centrali idroelettriche, già previste in forma di project financing in passato e ora da ricalibrare. Per il comparto agricolo locale, la messa in funzione del sistema Metramo significherebbe passare da una gestione di emergenza, basata su pozzi e deroghe, a una pianificazione irrigua su più anni, con impatto su scelte colturali, investimenti in impianti e tecnologie di irrigazione digitale per ridurre consumi di acqua e gasolio, rendendo finalmente coerente l’esistenza di un grande invaso pubblico con i bisogni reali dei campi circostanti.