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Fermati a Canneto: prelievi d’acqua, multe fino a 50.000€

Canneto sull’Oglio, fiume Chiese, Carabinieri Forestali: motopompa senza concessione, sanzioni da 8.000 a 50.000 euro

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Foto di: OmniTrattore.it

Un’azienda agricola di Canneto sull’Oglio è stata colta a prelevare acqua dal fiume Chiese con motopompa senza alcun titolo autorizzativo, nell’ambito della campagna di controlli “Prelievi idrici 2026” dei Carabinieri Forestali. La violazione espone il titolare a una sanzione amministrativa compresa tra 8.000 e 50.000 euro, importo che sarà definito dalla Provincia di Mantova.

L’episodio si inserisce in una fase in cui in Lombardia, nelle Marche e in diverse province del Nord sono in corso verifiche mirate su derivazioni e irrigazioni irregolari, con esiti che mostrano come prelievi senza concessione, turni non rispettati e contatori assenti o non funzionanti stiano diventando un fattore di rischio diretto per i bilanci delle aziende agricole.

Prelievi d’acqua agricoli, controlli e multe pesanti
I controlli sui prelievi idrici si intensificano in tutta Italia e, in caso di assenza di concessione, le sanzioni possono arrivare fino a 50.000 euro. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Prelievo dal Chiese, cosa è successo

Nel territorio di Canneto sull’Oglio i Carabinieri Forestali del Nucleo di Castiglione delle Stiviere hanno individuato un punto di derivazione dal fiume Chiese collegato a una motopompa, utilizzata per irrigare i terreni aziendali. Il controllo rientra nella campagna straordinaria “Prelievi idrici 2026”, che interessa fiumi, canali e altri punti di captazione.

Dagli accertamenti è emerso che il prelievo di acqua pubblica avveniva “in assenza della necessaria concessione da parte dell’autorità competente”. Il titolare dell’azienda agricola è stato quindi segnalato, con applicazione del quadro sanzionatorio che prevede multe tra 8.000 e 50.000 euro, definite dall’ufficio demanio idrico della Provincia in base alla gravità della violazione e alle caratteristiche del prelievo.

Quando il prelievo irriguo è abusivo

Un prelievo di acqua superficiale per irrigazione è considerato abusivo quando manca la concessione o licenza demaniale rilasciata dall’ente competente, quando si derivano volumi maggiori di quelli autorizzati o quando si attinge fuori dai turni e dalle modalità fissate dal consorzio di bonifica. In molti casi le irregolarità emergono durante campagne mirate di controllo su corsi d’acqua e opere di presa.

In Lombardia una verifica straordinaria su 108 punti di captazione ha portato all’accertamento di 22 illeciti amministrativi, con contestazioni che riguardano sia prelievi senza titolo sia problemi nella misurazione dei volumi, come contatori mancanti, guasti o dati mai comunicati. Gli esiti delle verifiche confermano che la disponibilità legale di acqua, con titoli in regola e misure tracciate, incide in modo diretto sulle scelte colturali e sulla possibilità di programmare irrigazioni di sostegno e secondi raccolti, come approfondito nell’analisi sugli effetti dell’irrigazione sui secondi raccolti di mais e prati.

La pressione si avverte anche in Veneto, dove il Consorzio di bonifica Piave ha multato circa 200 agricoltori per prelievi effettuati fuori dai turni assegnati, con sanzioni fino a 500 euro. In parallelo, diversi Comuni hanno vietato l’uso irriguo dell’acqua potabile per giardini e attività non produttive, prevedendo multe per chi continua ad annaffiare prati o riempire piscine domestiche in emergenza idrica.

Divieti temporanei e stop ai corsi d’acqua

Nelle Marche la Regione ha disposto lo stop ai prelievi dai corsi d’acqua superficiali della provincia di Pesaro e Urbino dal 5 agosto al 30 settembre 2026, per garantire l’approvvigionamento idropotabile e il mantenimento degli ecosistemi fluviali. Deroghe sono previste solo per acqua potabile, abbeverata del bestiame e impianti idroelettrici che restituiscono l’acqua nello stesso punto.

Il provvedimento specifica che anche i prelievi da pozzi prossimi ai fiumi rientrano nel divieto, poiché possono incidere sul livello dei corsi d’acqua. La stessa ordinanza prevede sanzioni tra 8.000 e 50.000 euro, ridotte a 2.000–10.000 nei casi meno gravi, per chi non rispetta lo stop. Le misure marchigiane si affiancano ad altri provvedimenti regionali che limitano le derivazioni nei periodi di portata critica, come analizzato nel contributo sugli impatti della siccità sulle politiche agricole europee.

La testata TGR Marche ha collegato l’aumento dei controlli alle condizioni di siccità e alla crescita dei prelievi irregolari scoperti sul territorio, con i Carabinieri Forestali impegnati in verifiche più ravvicinate su derivazioni, pompe mobili e usi difformi dai titoli rilasciati. Nel frattempo altre regioni valutano restrizioni analoghe su fiumi e canali con portate ormai critiche.

Controlli, misurazioni e impatto sulle aziende

Le campagne straordinarie di verifica puntano non solo a scovare derivazioni non autorizzate, ma anche a controllare contatori e registrazioni dei volumi prelevati. Molti illeciti amministrativi derivano da misuratori assenti, guasti o mai letti, con quantitativi non comunicati all’autorità idrica. Ciò ha effetti anche sui piani irrigui e sulle ripartizioni tra aziende servite dagli stessi canali, soprattutto quando la disponibilità idrica è già limitata.

Nel Trevigiano il consorzio Piave ha sanzionato agricoltori che prelevavano fuori turno, mentre in diverse province le aziende si confrontano con divieti di irrigazione non agricola, ordinanze comunali e ispezioni congiunte. I controlli su fitofarmaci, acqua e rifiuti da parte dei Carabinieri si affiancano alle verifiche idriche, creando un quadro di vigilanza più stretto sull’intero ciclo produttivo aziendale.

La gestione dell’acqua entra quindi a pieno titolo tra le variabili centrali della programmazione aziendale, accanto ai costi di gasolio e al clima estremo documentati nei rapporti su gasolio agricolo e ondate di calore e nelle analisi sull’irrigazione del pomodoro 2026 e i volumi per la resa. Sanzioni per prelievi irregolari, controlli mirati e stop temporanei ai corsi d’acqua si traducono in vincoli operativi e in costi aggiuntivi che incidono su redditività e scelte colturali di chi coltiva e irriga con derivazioni da acque superficiali.