Terreni salati diventano coltivabili: la pianta che li recupera
Salicornia, progetto Saga, Università di Pisa: analisi genetica e prove in Italia, Portogallo, Turchia e Tunisia
La salinizzazione dei suoli sta mettendo fuori gioco ettari di terreni agricoli nelle aree mediterranee, con perdite di resa crescenti soprattutto dove lo stress idrico è ormai strutturale. Per trasformare questi appezzamenti marginali in nuove superfici produttive entra ora in campo la Salicornia, pianta alofita capace di crescere in condizioni dove le colture tradizionali non reggono più. Su questa specie si concentra Saga (Salicornia Genotyping for Sustainable Soil and Farming: from Genes to Agroecology), primo progetto internazionale dedicato al suo studio genetico, coordinato dall’Università di Pisa.
Saga, un progetto per i suoli salinizzati
Saga nasce per affrontare una delle conseguenze più insidiose dei cambiamenti climatici per l’agricoltura mediterranea, cioè l’aumento della salinizzazione dei suoli in combinazione con periodi di siccità prolungata. Il progetto, dedicato espressamente alla Salicornia come coltura per terreni salini e degradati, ha una durata triennale e si sviluppa nell’ambito del programma europeo Prima, la Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. La guida scientifica è affidata all’Università di Pisa, che coordina un consorzio formato anche dall’Università dell’Algarve in Portogallo, dall’Università di Ankara in Turchia e dall’Università di Tunis El Manar in Tunisia. L’obiettivo centrale è costruire basi scientifiche solide per usare questa pianta alofita nel recupero dei terreni marginali, integrandola in sistemi agricoli resilienti alle nuove condizioni climatiche.
L’impostazione dichiarata è quella di un progetto di ricerca applicata che parte da una criticità concreta per arrivare a soluzioni pratiche in campo. Il nome completo di Saga, “Salicornia Genotyping for Sustainable Soil and Farming: from Genes to Agroecology”, richiama proprio il percorso che il consorzio intende seguire, dal patrimonio genetico della specie fino all’uso agronomico nei sistemi colturali reali. La prospettiva è di interesse diretto per chi opera in aree costiere, zone irrigue con acqua salmastra o pianure dove la risalita capillare dei sali sta limitando sempre più colture come cereali, orticole e foraggere, e si affianca ad altre strategie di adattamento agli stress idrici già sperimentate su specie come il loietto e il pomodoro da industria.
Salicornia, una coltura per i terreni difficili
La scelta di puntare sulla Salicornia nasce dalle caratteristiche di questa pianta alofita, in grado di crescere in terreni salini e degradati dove altre specie faticano a svilupparsi. L’obiettivo operativo di Saga è studiarne in dettaglio la biodiversità genetica per individuare le varietà più adatte a diversi contesti agronomici, con tre finalità principali: migliorare la salute del suolo, aumentare la resilienza degli ecosistemi agricoli e creare nuove opportunità produttive nelle aree maggiormente colpite da siccità e salinizzazione. Il riferimento è in particolare ai piccoli e medi agricoltori che gestiscono appezzamenti già compromessi o a rischio, per i quali una coltura tollerante ai sali può rappresentare un’alternativa laddove la rotazione classica non è più sostenibile.
Alberto Vangelisti, coordinatore del progetto e ricercatore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa, sottolinea la portata strategica di questa scelta in chiave di adattamento. «Con l'aumento della siccità e della salinizzazione dei terreni, trovare colture capaci di crescere dove oggi è difficile coltivare è una sfida cruciale per il futuro dell'agricoltura», spiega Vangelisti. Il ricercatore richiama anche l’interesse commerciale che potrebbe derivare da una filiera meglio organizzata: «La Salicornia, già apprezzata come alimento e per le sue proprietà benefiche per la salute, può offrire nuove opportunità di mercato ai piccoli e medi agricoltori». In quest’ottica Saga mira sia al recupero di superfici oggi marginali, sia alla costruzione di nuovi sbocchi di mercato legati a questa specie.
Analisi genetica e ricerca agronomica coordinata
Uno dei pilastri scientifici di Saga è l’analisi sistematica del patrimonio genetico delle popolazioni mediterranee di Salicornia. Per la prima volta la specie viene studiata con un approccio coordinato su scala internazionale, con l’Università di Pisa incaricata di guidare tutte le attività di genomica e bioinformatica. Il programma di lavoro prevede il sequenziamento del DNA delle diverse popolazioni raccolte nei Paesi partner e la successiva individuazione delle varietà considerate più promettenti dal punto di vista agronomico. Questo significa, per chi opera in campo, arrivare a materiali vegetali selezionati non solo per la tolleranza ai sali, ma anche per parametri produttivi e per l’impatto sulla fertilità del suolo, in linea con altre innovazioni tecniche in corso su colture come il riso e il pomodoro da industria.
Il cronoprogramma di Saga prevede che le attività di laboratorio facciano da apripista alle prove agronomiche. Dal secondo anno prenderanno il via le sperimentazioni in campo nei quattro Paesi partner, con protocolli condivisi per misurare l’effetto delle diverse varietà di Salicornia su tre fronti: produttività agricola, qualità del suolo e biodiversità microbica. In pratica, le parcelle sperimentali dovranno restituire dati comparabili sull’effetto delle diverse accessioni in ambienti caratterizzati da gradi diversi di salinità e stress idrico. Per chi segue già percorsi di gestione avanzata, come l’adeguamento dell’irrigazione in colture sensibili o la concimazione di precisione nei sistemi risicoli, questo tipo di dati rappresenta un tassello in più nella progettazione di rotazioni e sistemi policolturali che tengano conto delle nuove condizioni pedoclimatiche.
Prove in campo e misurazione degli effetti sul suolo
Le prove che partiranno dal secondo anno di progetto nei siti sperimentali di Italia, Portogallo, Turchia e Tunisia saranno fondamentali per tradurre il lavoro di laboratorio in indicazioni operative. Gli appezzamenti scelti permetteranno di valutare le performance delle diverse varietà di Salicornia in condizioni reali, misurando parametri come la resa in biomassa e l’adattamento alle specifiche condizioni di salinità. Al tempo stesso, i ricercatori analizzeranno l’impatto su indicatori di qualità del suolo e sulla composizione della biodiversità microbica, con l’obiettivo di capire se e come la coltura contribuisce al recupero funzionale dei terreni. Per chi gestisce aziende in aree costiere o bacini irrigui con problemi di accumulo salino, questi risultati offriranno una base scientifica per valutare l’inserimento della Salicornia in rotazione o in sistemi produttivi dedicati.
La logica è quella di una transizione “dai geni all’agroecologia”, come richiamato nel sottotitolo del progetto. Partendo dall’analisi genetica, Saga punta a identificare genotipi che, nelle prove di campo, mostrino un bilanciamento favorevole tra adattamento, resa e contributo alla funzionalità dei suoli degradati. Questo approccio potrebbe rivelarsi complementare alle strategie già in corso per l’adattamento di altre colture agli stress idrici del loietto o alla messa a punto di schemi irrigui ottimizzati nelle filiere industriali, ad esempio in quelle del pomodoro o del riso, dove sono già in corso sperimentazioni su volumi d’acqua, gestione degli apporti nutritivi e scelta delle varietà più reattive alle nuove condizioni climatiche.
Living Labs e coinvolgimento diretto degli agricoltori
Un elemento dichiarato come particolarmente innovativo di Saga riguarda il modo in cui verranno coinvolti gli operatori del settore. Il progetto prevede infatti l’attivazione di Living Labs, spazi di co-progettazione in cui agricoltori, tecnici e decisori pubblici parteciperanno in modo diretto alla definizione e alla sperimentazione delle soluzioni sviluppate dalla ricerca. In questi contesti la Salicornia non sarà solo un oggetto di studio, ma una coltura da valutare sul campo in termini di gestione agronomica, costi operativi, resa e potenziali sbocchi di mercato.
Per chi lavora in aree a rischio salinizzazione, questo tipo di approccio può facilitare l’adozione di pratiche nuove, in quanto il percorso di sperimentazione viene condiviso fin dall’inizio e tarato sui vincoli reali delle aziende, analogamente a quanto avviene in altri progetti che affrontano lo stress climatico nelle colture industriali, dall’irrigazione del pomodoro da industria alla gestione anti-stress.
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