Riso italiano: Ue conferma dazi zero, a rischio 4 miliardi
Europarlamento approva il regolamento SPG con la clausola sul riso invariata: 562mila t a dazio zero contro le 200mila sostenibil
Riso italiano a rischio: l'ultimo tentativo è fallito. L'Europarlamento ha approvato definitivamente il regolamento sulle agevolazioni tariffarie per i Paesi meno avanzati — il sistema di preferenze generalizzate, SPG — lasciando invariata la clausola sull'import di riso che i produttori italiani ed europei chiedevano da anni di modificare.
Il risultato è che oltre 562mila tonnellate annue di riso potranno continuare ad entrare nell'Unione Europea a dazio zero, a fronte di un quantitativo ritenuto sostenibile dal settore di circa 200mila tonnellate.
La clausola di salvaguardia che non scatta mai
Il meccanismo di protezione contenuto nel regolamento prevede il ripristino dei dazi solo nel caso in cui le importazioni aumentino di oltre il 45% rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Una soglia che il Copa-Cogeca e le organizzazioni dei risicoltori europei definiscono inapplicabile nella pratica: il nuovo regolamento fissa infatti un livello di attivazione superiore ai massimi volumi mai registrati, rendendo di fatto impossibile raggiungere la soglia che farebbe scattare la protezione.
562mila tonnellate di riso a dazio zero contro le 200mila ritenute sostenibili: la clausola SPG approvata dall'Europarlamento
In extremis, l'eurodeputato Carlo Fidanza aveva presentato un emendamento per abbassare almeno al 20% la soglia di attivazione della clausola. La proposta non è passata, con alcuni europarlamentari italiani che hanno votato contro, fatto che il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha definito una delusione:
Dispiace constatare che anche europarlamentari italiani abbiano votato contro la proposta di abbassare la soglia.
4 miliardi a rischio, 18 milioni il beneficio per i paesi esportatori
Secondo le stime del Copa-Cogeca, la clausola mette a rischio 100mila ettari di riso Indica in Europa, con un costo per il settore di 4 miliardi di euro. Il paradosso è che il vantaggio economico per i paesi beneficiari del regime tariffario agevolato ammonterebbe a soli 18 milioni: un rapporto tra danno e beneficio che rende difficile giustificare la scelta politica sul piano dell'efficacia dello sviluppo.
I principali beneficiari del sistema sono Cambogia e Myanmar, che insieme superano le 500mila tonnellate di riso esportate annualmente verso l'Ue — un volume più che raddoppiato nell'ultimo decennio. L'Italia, da sola, vale oltre il 50% della produzione risicola europea, ma la sua voce pesa poco in un negoziato dove solo otto Paesi produttori siedono al tavolo.
L'impatto sulla risicoltura italiana
Per i risicoltori italiani — concentrati principalmente nelle province di Vercelli, Novara, Pavia e Ferrara — la decisione di Bruxelles rappresenta un colpo significativo in un momento già difficile. La concorrenza di prodotto asiatico già lavorato e confezionato, che entra a costo bassissimo sul mercato europeo, non riguarda solo il riso grezzo ma l'intera filiera di trasformazione. Un settore che in Italia vale miliardi e occupa migliaia di addetti diretti e indiretti, dalla coltivazione alla lavorazione fino alla distribuzione.
562mila tonnellate di riso a dazio zero contro le 200mila ritenute sostenibili: la clausola SPG approvata dall'Europarlamento
Il ministro Lollobrigida ha espresso contrarietà alla decisione, sottolineando come il prezzo competitivo del riso asiatico non derivi da capacità imprenditoriali o qualità superiore, ma dall'assenza di standard ambientali e diritti dei lavoratori comparabili a quelli europei.
Il riso è un settore che subisce la concorrenza di Paesi terzi che non rispettano i nostri stessi standard, ha dichiarato.
Una distorsione competitiva che, secondo i produttori, non può essere affrontata solo con campagne di valorizzazione del prodotto italiano, ma richiede strumenti di protezione commerciale che l'Europa ha scelto di non attivare.
Il regolamento entrerà pienamente in vigore dal 2027, quando la nuova soglia di salvaguardia — superiore ai picchi storici di importazione — diventerà operativa. Per la risicoltura italiana, le prossime stagioni saranno decisive per capire se il settore riuscirà ad adattarsi o se la pressione delle importazioni a dazio zero produrrà la contrazione produttiva che i Copa-Cogeca temono.
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