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Transizione 5.0: all'agricoltura solo il 7,5% degli incentivi

Nel 2025 agricoltura assorbe solo il 7,5% dei 4,26 miliardi di Transizione 5.0. Sud quasi escluso. Ora si attende l'iperammortamento

Transizione 5.0: all'agricoltura solo il 7,5% degli incentivi
Foto di: OmniTrattore.it

Il piano Transizione 5.0 ha distribuito nel 2025 oltre 4,26 miliardi di euro di crediti d'imposta, ma le imprese agricole ne hanno intercettato solo una quota marginale: il 7,5%, pari a circa 320 milioni di euro.

Un risultato che conferma come il settore primario faccia ancora fatica a posizionarsi su misure nate con un impianto prevalentemente manifatturiero, e che lascia aperta la questione di come il nuovo iperammortamento — atteso per il prossimo triennio — possa essere reso più accessibile alle aziende agricole.

I numeri del 2025: manifatturiero dominante, agricoltura marginale

Il manifatturiero ha assorbito il 71,6% delle risorse complessive di Transizione 5.0, con i prodotti in metallo in testa (764 milioni), seguiti da carta e stampa (368 milioni), gomma e plastica (366 milioni), alimentari e bevande (347 milioni) e macchinari (279 milioni). All'agricoltura è andato il 7,5%, al commercio il 6,1%. In totale le istanze presentate nel 2025 sono state 18.949, per investimenti attivati pari a 9,6 miliardi di euro.

Transizione 5.0: all'agricoltura solo il 7,5% degli incentivi

All'agricoltura il 7,5% di Transizione 5.0: circa 320 milioni su 4,26 miliardi totali maturati nel 2025 dalle imprese italiane.

Foto di: OmniTrattore.it

Per le imprese agricole, che operano spesso con dimensioni ridotte e strutture organizzative meno attrezzate per affrontare pratiche complesse, la misura ha presentato barriere di accesso significative. L'investimento medio complessivo varia sensibilmente a seconda della dimensione aziendale: 1,2 milioni per le grandi imprese, 721mila euro per le medie e 272mila per le piccole. Le aziende agricole si collocano prevalentemente in quest'ultima fascia, dove la complessità della procedura pesa di più rispetto al beneficio atteso.

Il divario Nord-Sud: un problema che riguarda anche l'agricoltura

Al gap settoriale si sovrappone un divario geografico che riguarda l'intero piano ma colpisce in modo particolare le regioni a più alta vocazione agricola. Nel 2025 solo il 7% dei 4,26 miliardi complessivi — 291 milioni — è stato maturato da imprese del Sud. Il Nord-Ovest ha assorbito 1,7 miliardi e il Nord-Est 1,6 miliardi: insieme il 77% del totale. Il Centro si è fermato al 14%, le isole al 2%.

Si tratta di percentuali inferiori persino a quelle di Transizione 4.0, che pure erano state considerate basse — circa il 20% per il Mezzogiorno. Eppure il Sud è storicamente tra le aree italiane con la maggiore concentrazione di superficie agricola utilizzata e di imprese del settore primario.

Il fatto che queste imprese abbiano intercettato una quota così ridotta degli incentivi per la digitalizzazione e l'efficienza energetica non dipende solo dalla struttura produttiva, ma anche — come riconosce lo stesso ministero delle Imprese — da un livello di comunicazione insufficiente e da un approccio meno proattivo dei consulenti nelle regioni meridionali.

Transizione 5.0: all'agricoltura solo il 7,5% degli incentivi

Sud quasi escluso: solo il 7% degli incentivi alle imprese meridionali, meno della metà rispetto a Transizione 4.0.

Foto di: OmniTrattore.it

Stupisce che quasi l'80% delle agevolazioni si sia concentrato nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, ha ammesso Marco Calabrò, Capo Dipartimento per le politiche per le imprese del Mimit.

Vale la pena interrogarsi e comprendere come riuscire a ingaggiare nel prossimo triennio una maggiore quantità di imprese del Centro-Sud

La classe energetica: quasi tutte le domande nella terza fascia

Un elemento che emerge dall'analisi delle domande presentate riguarda la distribuzione per classe energetica. Quasi l'81% dei progetti ha scelto la terza classe energetica, quella che a fronte di una maggiore efficienza garantiva un'aliquota di incentivazione più alta.

Solo il 13,9% delle istanze ha optato per la prima classe, quella con il beneficio più basso ma la procedura semplificata. Per le aziende agricole, la terza classe — che richiede un calcolo articolato del risparmio energetico — rappresenta un ostacolo procedurale rilevante, spesso non affrontabile senza il supporto di un consulente specializzato.

Il nuovo iperammortamento: cosa cambia per l'agricoltura

Dal 2026 Transizione 5.0 torna nella forma dell'iperammortamento, agevolando investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028. Il decreto attuativo è in fase di finalizzazione tra il ministero delle Imprese e il ministero dell'Economia, con l'obiettivo di aprire la piattaforma informatica del GSE per la prenotazione dei benefici entro maggio.

Uno dei nodi tecnici ancora aperti riguarda la possibilità di agevolare anche le soluzioni software erogate in modalità as-a-service, come il cloud: un punto rilevante per le aziende agricole che stanno adottando piattaforme di gestione, telemetria e agricoltura di precisione attraverso abbonamenti digitali.

Transizione 5.0: all'agricoltura solo il 7,5% degli incentivi

Nuovo iperammortamento atteso entro maggio 2026: per l'agricoltura è l'occasione per intercettare risorse su macchine connesse e precisione

Foto di: OmniTrattore.it

Per le imprese del settore primario, il nuovo ciclo rappresenta un'occasione da non perdere. Investimenti in macchine connesse, sistemi di irrigazione intelligente, sensori per la gestione delle colture e piattaforme di agricoltura di precisione rientrano potenzialmente nel perimetro agevolabile.

La sfida è arrivare preparati alla riapertura della piattaforma, con progetti già strutturati e consulenti in grado di affrontare la procedura senza perdere le scadenze.