Agrivoltaico: nuovi limiti impattano (ovviamente) su rinnovabili
Agrivoltaico: nuovi limiti sull'uso del suolo agricolo impattano negativmente sulla produzione di energie rinnovabili
Agrivoltaico: nuovi limiti sull'uso del suolo agricolo impattano negativmente sulla produzione di energie rinnovabili necessaria a soddisfare gli obiettivi di decarbonizzazione competitiva delle imprese industriali.
La preoccupazione principale è che questa limitazione, riducendo la possibilità di istallare i grandi impianti fotovoltaici che hanno costi minori di realizzazione, possa far impennare il prezzo dell’energia in Italia.
Non solo: lo stop a quel tipo di impianti agrivoltaici frenerebbe anche la possibilità per le imprese di realizzare impianti rinnovabili ai fini dell’auto consumo.
La produzione idustriale svantaggiata energeticamente
Noi siamo in una situazione di particolare svantaggio competitivo rispetto ad altri paesi europei.
Il divario di prezzo tra Italia (86,8 euro a megawattora) e Germania (62,36 euro a megawattora)è del 39%,+207% rispetto alla Francia (28,23 euro a megawattora) e +535% rispetto alla Spagna (13,67 euro a megawattora): una forbice competitiva all’interno dell’Ue che mina le fondamenta dello stesso mercato unico europeo, rendendo i paesi appartenenti alla Ue in competizione tra di loro.
In Italia siamo agganciati nella formazione del prezzo medio dell’energia elettrica al prezzo del gas, questo rispetto ad altri paesi determina uno svantaggio competitivo.
Questo rappresenta la vera mina alla competitività del sistema industriale e ci vuole una particolare attenzione a tutte le possibilità che noi abbiamo per ridurre il prezzo dell’energia, tra cui lo sviluppo delle rinnovabili.
50 gigawatt come obbietivo con il fotovoltaico
Confindustria ha ricordato gli obiettivi del Pniec, che prevedono l’istallazione di 50 gigawatt di fotovoltaico entro il 2030: un percorso che richiederebbe circa 63 mila ettari di suolo se fossero collocati tutti a terra a fronte di un totale di superficie agricola in Italia di 16,5 milioni di ettari. A detta di molti un impatto minimo.
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