L'agricoltura italiana cambia con il cambiamento del clima e del meteo.

Il cambiamento climatico sta già modificando la geografia delle produzioni agricole. Ci sono aree del mondo, storicamente centrali per alcune produzioni, che a causa di piogge torrenziali oppure dei prolungati periodi di siccità già oggi non sono più in grado di garantire gli stessi raccolti di sempre.

È il caso della Spagna in cui la mancanza di piogge sta azzoppando ala produzione di olio d’oliva: nel 2022 c’è stato un tracollo del raccolto del 56% e anche per la campagna in corso il calo produttivo, rispetto a un’annata standard, sarà di circa il 35%.

Agricoltura Italiana: cambia con clima e meteo?

L’Italia non è stata da meno: nel 2023 la temperatura è stata di 1,05 gradi superiore rispetto alla media storica. Per questo la tendenza al surriscaldamento sta ridisegnando la mappa delle coltivazioni anche da noi.

La situazione italiana

Uno dei fenomeni più evidenti è la diffusione delle coltivazioni di frutta esotica nel Sud Italia. Stando alla ricognizione della Coldiretti, tra Sicilia, Puglia e Calabria questo tipo di pian- tagioni sono raddoppiate nello spazio degli ultimi tre anni, fino a superare i mille ettari di estensione.

Parliamo di banane, mango, avocado, lime, frutto della passione, litchi; ma anche frutti meno noti come l’anona, originaria degli altopiani andini, la feijoa brasiliana, la casimiroa messicana o lo zapote nero originario dell’America centrale.

In Sicilia, nelle campagne tra Messina, l’Etna e Acireale, prevalgono l’avocado, il mango, il frutto della passione e lo zapote nero. In Calabria, a questi frutti si aggiungono anche la coltivazione della melanzana thailandese, della noce di macadamia e addirittura della canna da zucchero (fonte Il Sole 24 Ore)

Il caso della viticoltura

Il caldo ha cambiato anche la distribuzione sul territorio sia dei vigneti, che tendono a spostarsi verso l’alto come sta succedendo appunto in Valle d’Aosta, sia dell’olivo, che è ormai arrivato alle pendici delle Alpi.

L’ultima frontiera dell’oro verde nazionale è la provincia di Sondrio,che si trova oltre il 46esimo parallelo, mentre negli ultimi dieci anni la coltivazione dell’ulivo sui costoni della montagna valtellinese è passata da zero a 10mila piante, su quasi 30mila metri quadrati di terreno. In Toscana si coltivano le arachidi e nella Pianura Padana si raccoglie circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserva e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee.

La perdita è del 9%

L’Agenzia europea dell’ambiente stima che, con l’aumento di un grado della temperatura media mondiale, le imprese agricole dell’area meridionale dell’Europa - Italia compresa - subiscono una perdita pari al 9% del valore totale del terreno agricolo.

Secondo le proiezioni dell’agenzia sul lungo periodo, il valore delle aree coltivabili di questa zona dell’Europa potrebbe scendere di oltre l’80% proprio a causa di eventi climatici particolarmente avversi.

Due terzi di queste perdite potrebbero essere concentrate proprio sul territorio italiano, dove le colture sono particolarmente sensibili al cambiamento climatico. Stime pubblicate su Il Sole 24 Ore indicano che nel 2100 la perdita di valore per il terreno agricolo in Italia potrebbe variare tra i 58 e i 120 miliardi di euro.

Per il nostro Paese, a cambiare potrebbe non essere soltanto la mappa delle coltivazioni, ma anche la geografia degli approvvigionamenti delle principali materie prime alimentari per le quali siamo importatori.