Italtractor torna italiana: Usco rileva il gruppo da Titan
Usco, Italtractor ITM, Titan, 285 milioni di dollari: 11 stabilimenti e 1.600 addetti tornano sotto controllo italiano.
Usco, gruppo modenese guidato dal fondatore Massimo Galassini, ha firmato l'accordo definitivo per rilevare Italtractor ITM da Titan International, colosso americano di ruote e pneumatici che ne era proprietario dal 2005. L'operazione, annunciata il 21 settembre 2026, vale fino a 285 milioni di dollari e riporta sotto controllo italiano un produttore di componenti per sottocarri storicamente legato al territorio emiliano.
Il closing è atteso all'inizio di gennaio 2027, subordinato alle approvazioni regolamentari. Fino a quella data ITM e Titan continuano a operare in modo autonomo e secondo l'ordinaria gestione, senza alcun cambiamento operativo immediato per clienti e fornitori.
Italtractor ITM passa da Titan a Usco
La struttura finanziaria dell'operazione prevede un corrispettivo iniziale di 207 milioni di dollari, a cui si aggiunge un earn-out fino a 6 milioni legato agli obiettivi di performance di ITM nel 2026. Gli aggiustamenti di closing, stimati in circa 23 milioni di dollari, e 49 milioni di dividendi già ricevuti o attesi completano il valore complessivo fino a 285 milioni.
Per Titan la cessione risponde a una logica di focalizzazione: il gruppo ha dichiarato che l'operazione «le consentirà di concentrarsi sulle proprie attività principali a livello globale», rafforzando ruote e pneumatici. Parte dei proventi sarà destinata alla riduzione del debito esistente, liberando risorse per investimenti di crescita nel core business.
Per Usco l'acquisizione ha un peso simbolico oltre che industriale. Galassini ha parlato di un'«operazione importante anche per il Paese, riportando qui il controllo», sottolineando la volontà di lavorare fin da subito con il team di ITM in vista dell'integrazione post closing.
Undici stabilimenti e 1.600 addetti nel perimetro Italtractor
Il perimetro industriale che entra in Usco comprende 11 stabilimenti produttivi, di cui tre in Italia: Fanano, Ceprano e Potenza, con la sede amministrativa di ITM Italia a Valsamoggia. L'organico complessivo indicato è di circa 1.600 addetti, per ricavi poco inferiori a 400 milioni di euro secondo Il Sole 24 Ore.
Con questa acquisizione Usco supera i 4.000 addetti complessivi e raggiunge circa 1,4 miliardi di euro di ricavi, massimo storico per il gruppo modenese. Italtractor porta in dote una presenza rilevante nel settore mining, che si affianca ai mercati delle costruzioni e dei componenti agricoli già presidiati da Usco.
Che cosa cambia per il mercato dei componenti
Per chi opera nella meccanizzazione agricola e nelle macchine movimento terra, il dato rilevante riguarda la filiera dei sottocarri più che i prodotti finiti: Italtractor resta specializzata in cingoli, rulli e componenti per macchine cingolate, senza che le fonti indichino cambiamenti su gamma o assistenza. L'integrazione in Usco rafforza però la scala industriale del fornitore, già ampliata in passato con operazioni come Schlam Payload, che ha portato circa 160 milioni di euro di ricavi aggiuntivi al gruppo.
Il consolidamento tra fornitori di componenti si inserisce in un contesto di mercato dove le case trattoristiche stanno rivedendo reti e strategie commerciali, come mostra il recente riassetto dei concessionari BCS in Italia. Restano da definire i tempi e le modalità con cui Usco integrerà la produzione italiana ed estera di ITM una volta completato il closing previsto per gennaio 2027.
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