Credito d'imposta ZES: rifinanziamento parziale e automatismo
Emendamento alla Manovra: aumento automatico al 58% per l'agricoltura, al 75% per altri settori ma solo su richiesta. Proroga al 2026.
Credito d'imposta ZES finalmente arriva un rifinanziamento (parziale) che premia l'agricoltura.
Dopo settimane di attesa e polemiche per i tagli drastici subiti dalle imprese che avevano investito nelle Zone economiche speciali del Mezzogiorno, arriva finalmente un rifinanziamento. Parziale, certo, ma con una novità importante: per le imprese agricole sarà automatico, mentre per gli altri settori bisognerà presentare un'ulteriore comunicazione. E attenzione: chi ha già sfruttato il bonus Transizione 5.0 resta fuori.
La doccia fredda di dicembre
Facciamo un passo indietro. A metà dicembre le imprese che avevano presentato la comunicazione integrativa per accedere al credito d'imposta ZES unica si sono trovate di fronte a una doccia fredda: solo il 60,33% di quanto richiesto. Per le aziende agricole era andata ancora peggio, con percentuali che oscillavano tra il 15% e il 18% a seconda delle dimensioni. In pratica, oltre l'80% dell'incentivo tagliato con un colpo di spugna.
Dopo settimane di attesa e polemiche per i tagli drastici subiti dalle imprese che avevano investito nelle Zone economiche speciali del Mezzogiorno, arriva finalmente un rifinanziamento parziale
L'emendamento governativo al decreto Legge di Bilancio prova a mettere una pezza, almeno parziale, a questa situazione. Ma lo fa con modalità diverse a seconda del settore, creando inevitabilmente nuovi adempimenti burocratici per alcuni e semplificando per altri.
Per l'agricoltura cambia tutto (in automatico)
La buona notizia per il mondo agricolo è che l'aumento del credito sarà automatico. Niente nuove comunicazioni, niente code telematiche, niente rischio di perdere scadenze. Le percentuali vengono semplicemente rideterminate dall'Agenzia delle Entrate.
Le micro, piccole e medie imprese nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli e forestale vedranno il loro credito salire dal misero 15,25% al 58,78% di quanto richiesto. Le grandi imprese dello stesso settore passeranno dal 18,48% al 58,61%. Certo, si parla sempre di poco più della metà di quanto sperato, ma rispetto ai tagli iniziali è comunque un recupero significativo: si passa da una perdita superiore all'80% a una riduzione di poco più del 40%.
Un riconoscimento, anche se tardivo, dell'importanza del settore primario e delle specificità degli investimenti in agricoltura. Le imprese del settore ittico, va detto, erano già state trattate meglio: avevano ottenuto il 100% di quanto richiesto già con il provvedimento del 12 dicembre.
Per tutti gli altri, invece, tocca rifare i compiti
Se sei un'impresa non agricola che ha investito nella ZES, la strada è più complicata. Il credito può salire dal 60,33% al 75% di quanto richiesto (un aumento del 14,67%), ma dovrai sudartelo. Tra il 15 aprile e il 15 maggio 2026 sarà necessario presentare una nuova comunicazione all'Agenzia delle Entrate, rigorosamente in via telematica.
In questa comunicazione dovrai dichiarare di non aver ottenuto il credito d'imposta Transizione 5.0 sugli stessi investimenti. Ed è qui che scatta l'incompatibilità: se hai già sfruttato il bonus Transizione 5.0, puoi scordartelo, resti fuori dal rifinanziamento ZES. Una scelta che probabilmente ha una sua logica nella necessità di evitare sovrapposizioni e sprechi di risorse pubbliche, ma che inevitabilmente crea insoddisfazione in chi aveva puntato su entrambi gli strumenti.
Le micro, piccole e medie imprese nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli e forestale vedranno il loro credito salire dal misero 15,25% al 58,78% di quanto richiesto
L'Agenzia delle Entrate avrà tempo fino al 16 febbraio 2026 per definire le modalità operative della comunicazione. Insomma, ancora qualche settimana di attesa prima di sapere esattamente come muoversi.
Come e quando usare il credito integrativo
Una volta ottenuto il credito aggiuntivo, le regole d'uso sono piuttosto rigide. Si potrà utilizzare solo nell'anno 2026, esclusivamente in compensazione tramite modello F24, e solo attraverso i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate. La finestra temporale va dal 26 maggio al 31 dicembre 2026. Chi prova a presentare il modello con altre modalità si vedrà rifiutare l'operazione, senza appello.
La proroga al 2026: una boccata d'ossigeno
Ma c'è un'altra novità, forse ancora più importante per chi guarda al futuro: l'emendamento estende il credito d'imposta ZES unica anche al 2026, ma solo per settori specifici. Si tratta della produzione primaria di prodotti agricoli, della pesca e dell'acquacoltura, e del settore forestale.
Gli investimenti ammessi saranno quelli effettuati dal 1° gennaio al 15 novembre 2026. Le comunicazioni preventive dovranno essere presentate tra il 31 marzo e il 30 maggio 2026. Questa proroga offre continuità a uno strumento che, nonostante i problemi di finanziamento, si è dimostrato utile per incentivare investimenti nel Mezzogiorno. Permette alle aziende agricole di programmare con maggiore serenità i propri progetti di sviluppo, sapendo di poter contare su questo supporto anche nel corso del prossimo anno.
Cosa ci dice questa vicenda
Al di là dei numeri e delle percentuali, questa storia del credito ZES racconta molto sullo stato delle politiche di sviluppo per il Sud e per l'agricoltura. Da un lato c'è la volontà di incentivare gli investimenti in aree svantaggiate, dall'altro ci sono vincoli di bilancio che impongono tagli pesanti. Nel mezzo, ci sono imprese che hanno fatto programmi, avviato cantieri, assunto impegni finanziari sulla base di incentivi che poi si sono rivelati molto più bassi del previsto.
Il rifinanziamento parziale è un tentativo di correzione, ma resta la sensazione di una programmazione insufficiente. Le imprese agricole, almeno, possono tirare un sospiro di sollievo per l'automatismo nell'assegnazione del credito maggiorato e per la proroga al 2026. Ma la lezione è chiara: quando si pianificano investimenti basandosi su incentivi pubblici, è sempre meglio mettere in conto margini di sicurezza e scenari peggiori.
Il rifinanziamento parziale è un tentativo di correzione, ma resta la sensazione di una programmazione insufficiente
Per chi deve muoversi nei prossimi mesi, l'invito è a tenere d'occhio le scadenze (sono tutte piuttosto strette) e a verificare attentamente l'incompatibilità con altri bonus. E soprattutto, per le imprese non agricole, a preparare per tempo la comunicazione di aprile-maggio 2026, per non perdere l'opportunità di recuperare almeno una parte del credito inizialmente previsto.
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